16 luglio 2019
Aggiornato 14:00

Berlusconi, Galliani e la strategia della toppa

Preso Bocchetti, in attesa di responso da parte di Destro, vigili sul mercato per De Ceglie e Taarabt, i dirigenti del Milan lavorano nel tentativo di ridare luce a una squadra incastrata in fondo al tunnel. L’unica cosa certa è che Pippo Inzaghi resta al proprio posto.

MILANO - Una volta erano i procuratori a bussare alla porta di Galliani, erano i calciatori ad aspettare pazientemente di essere ricevuti dal dirigente rossonero nel tentativo di trovare spazio e visibilità con la maglia del club più titolato al mondo. Una volta, appunto.

Adesso, segno dei tempi che cambiano, Adriano Galliani è costretto a fare la posta sotto casa di Mattia Destro per convincere il calciatore e la sua famiglia ad accettare la proposta, tutt’altro che convincente per l’attaccante, del Milan. D’altronde come potrebbe essere il contrario con una squadra che naviga a vista e - attualmente - in mari decisamente agitati?

A parte il momento no in cui versa il club rossonero e che certamente non stuzzica i sogni di gloria di Mattia Destro, la vera difficoltà riguarda la formula proposta al calciatore, il solito prestito con diritto di riscatto.

A dir la verità al centravanti giallorosso è stato proposto anche un triennale molto ricco (circa tre milioni netti l’anno), praticamente il doppio del suo attuale stipendio alla Roma, ma il problema è che le possibilità che il Milan riscatti Destro alla fine della stagione sono tante quante quelle di vedere Magalli presidente della Repubblica.

VIA AL MERCATO A COSTO ZERO - Questo aspetto al ragazzo è ben chiaro ed ecco perché c’è ancora una certa riluttanza ad accettare la corte di Adriano Galliani. Il quale intanto si è mosso e si sta muovendo per dare vita alle consuete operaioni di mercato: mettere toppe a una rosa costruita male e gestita peggio.

Ormai sono anni che al Milan si va avanti in questo modo, senza uno straccio di progetto. Si dichiara pubblicamente di puntare sui giovani, poi si prendono Niang, Saponara e compagnia e non si fanno giocare, anzi si cedono in prestito a destra e manca. Si strombazza che si vuole puntare sul vivaio e poi si vende Cristante per una manciata di milioni. E intanto, vista la drammatica mancanza di denaro, Galliani è costretto a fare la questua e a mendicare di qua e di là qualche calciatore (o ex calciatore) a costo zero, a parametro zero e purtroppo anche a valore zero. 

BOCCHETTI, REDUCE DA UN LUNGHISSIMO STOP -  L’ultimo della lista è Salvatore Bocchetti, recentemente confinato in Russia dove, prima al Rubin Kazan, poi allo Spartak Mosca, non aveva fatto vedere le sue doti. Fermo praticamente da due anni, prima per un infortunio serio, poi per incomprensioni con l’attuale allenatore, l’ex difensore azzurro è alla ricerca di una rivincita, ma quale ragionamento può aver spinto Galliani a puntare su un giocatore che avrà bisogno almeno di 3-4 mesi per ritrovare la forma abbondantemente perduta, quando ormai il campionato sarà praticamente finito e Bocchetti dovrà essere riscattato o rispedito al mittente?

LA CURVA CONTRO GALLIANI - Il solito, la strategia della toppa: prendere di qua e di là senza alcun progetto, solo per dare l’idea di fare movimenti, tutti naturalmente a costo zero perché come al solito il diktat berlusconiano è solo uno: fate come volete, ma io non tiro fuori un un euro. E in questi scenari cupi, tetri, inquietanti, più adatti ad un film come Blade Runner anzichè Fuga per la Vittoria, che l’amministratore delegato è costretto a muoversi, cercando di portare a Milanello fior di calciatori del calibro di De Ceglie o addirittura il redivivo Taarabt, giubilato pochi mesi fa per la sua poca voglia di fare vita d’atleta ma adesso tornato buono visto che in giro non c’è altro.

Ed allora in alto i cuori, popolo milanista: Inzaghi è stato confermato sulla panchina rossonera, malgrado i danni irreparabili compiuti - anche per suoi evidenti limiti tecnici - e intanto la curva continua a prendersela con Galliani.

Come se fosse l’ad a decidere quanti soldi spendere per ricostruire una squadra sempre più allo sbando.