22 luglio 2019
Aggiornato 20:30

Berlusconi ed il perduto amor

È il momento dei rimpianti in casa Milan: c’è chi sente la mancanza di Allegri, chi vorrebbe ancora Seedorf, chi ricorda con nostalgia i gol di Taarabt e Balotelli. E invece i tifosi milanisti dovrebbero rimpiangere solo il presidente Berlusconi e la sua passione rossonera, sempre più sbiadita.

Complici le prime battute d’arresto in campionato ed esaurita l’euforia e l’irrazionale entusiasmo delle prime settimane, al Milan è il momento dei rimpianti. In rete è già iniziato il dibattito su chi e cosa rimpiangere maggiormente. Ci sono le vedove di Allegri, quei tifosi mai pienamente rassegnati ad aver perso l’allenatore dell’ultimo scudetto rossonero e – probabilmente la vera impresa del livornese – della rincorsa al terzo posto da Champions League l’anno della rosa smantellata; ci sono i seguaci di Clarence Seedorf, rimasti fedeli all’immagine del fuoriclasse capace di vincere tutto con la maglia rossonera e soprattutto di andare allo scontro frontale con Berlusconi e Galliani per aver espresso spassionatamente tutti i suoi legittimi dubbi sulla qualità della rosa a sua disposizione; c’è anche chi rimpiange Taarabt, bravo a lasciare il segno nei suoi pochi mesi da milanista, o Balotelli ormai emigrato nella perfida terra d’Albione dove nessuno però sembra aver imparato ancora ad apprezzarlo.

Eppure l’evidenza dei fatti descrive un’altra realtà: al Milan chi è che manca più di chiunque altro è il presidente Berlusconi.

Ma insomma, direbbe qualcuno, proprio adesso che il numero uno rossonero ha ripreso l’abitudine di andare a salutare la squadra prima di ogni partita ed è anche tornato a San Siro, addirittura per due partite di seguito, come si fa a dire che al Milan manca Berlusconi?

Ciò che manca alla società Ac Milan, oltre alla presenza fisica e, diciamolo pure, rassicurante del presidente onorario, è il suo amore incondizionato per la creatura che ha rilevato quasi nel baratro del fallimento poco meno di 30 anni fa, la passione che l’ha convinto ad investire tanto su quei colori e a portare l’orgoglio «casciavit» in cima al mondo. Ragione per cui oggi Berlusconi può permettersi, e a ragione, il vanto di essere il presidente ad aver vinto di più nella storia del calcio mondiale.

A guardare le condizioni del Milan attuale sembra di parlare di preistoria. I bei tempi in cui Galliani si poteva permettere il lusso di comprare Palloni d’Oro uno dopo l’altro, metterli a disposizione dell’allenatore di turno, costretto poi anche a lasciarli in panchina perché non si poteva schierarli tutti insieme.

È evidente che ora non sia più così, il momento storico non consente certe fantasie di mercato e  i tifosi rossoneri ne sono pienamente consapevoli. Però tra il comprare tutti i calciatori più forti del pianeta, come ha fatto il Milan per tanto tempo, e il non potersi permettere più nessuno, a meno che non si tratti di prestiti e parametri 0, ce ne corre.

L’ultimo acquisto impegnativo per le casse rossonere è stato quello di Mario Balotelli, peraltro finito di pagare solo adesso che l’attaccante è stato rivenduto al Liverpool. Poi, scorrendo le ultime sessioni di mercato, i colpi più onerosi sono sostanzialmente due: la fallimentare operazione Matri, pagato 11 milioni alla Juventus, con i soldi della cessione di Boateng; e l’ultimo arrivo, Jack Bonaventura, preso dall’Atalanta per 7 milioni di euro, incassati poche ore prima dal Benfica a cui è stato venduto Bryan Cristante.
In mezzo un’infinità di giocatori presi (gratis) giusto per riempire gli armadi di Milanello (Essien, Birsa, Constant, Armero e potremmo continuare a lungo) ed altrettanti colpi a lungo accarezzati, sognati, ambiti da Galliani e da tutti i tifosi del Milan e poi svaniti come un miraggio nel deserto per colpa del «niet» presidenziale.

Tevez, Strootman, Benatia, Nainggolan, Destro, Iturbe, Perin, Cerci, Jackson Martinez, tutti calciatori che stanno facendo la fortuna delle rispettive squadre e che avrebbero senza ombra di dubbio conferito alla squadra allenata oggi da Pippo Inzaghi ricche dosi di esperienza, freschezza, energia, creatività. Tutte qualità indispensabili per riportare il Milan a competere per i più prestigiosi trofei internazionali.

Il paradosso è proprio quello: a sentir le dichiarazioni della famiglia Berlusconi, in primis papà Silvio, ma anche l’amministratore delegato Barbara, la mission aziendale è quella di restituire all’ex club più titolato al mondo prestigio e credibilità internazionale. Ma per farlo servono investimenti che la proprietà non è più disposta a concedere. E allora i tifosi rossoneri farebbero bene a prepararsi ad un lungo, lunghissimo inverno, freddo e buio, perché non si vive (e soprattutto non si vince) di soli discorsi presidenziali del venerdì.