20 maggio 2022
Aggiornato 18:30
La guerra in Ucraina

Le reazioni della politica italiana alla «forzatura» militare di Vladimir Putin

In Parlamento le sensibilità geopolitiche diverse non mancano ma di fronte all'escalation militare Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno preso posizioni nette. Ma c'è chi accusa la NATO

Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Giuseppe Conte
Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Giuseppe Conte Foto: ANSA

Giuseppe Conte ha citato, in coda alle sue dichiarazioni, il «contesto atlantico», ma è l'Europa il focus della posizione che ha espresso a nome del Movimento 5 stelle, dopo che il lancio dell'offensiva militare russa in Ucraina ha spento gli auspici di chi ancora ieri lanciava appelli al «dialogo» con Mosca. «Siamo assolutamente per una risposta ferma, coesa, unitaria in particolare dell'Unione europea», ha scandito l'ex presidente del Consiglio. «Nell'ambito dell'Unione europea - ha ribadito davanti alle telecamere - si studieranno le misure di reazione che coinvolgeranno l'ambito politico ed economico».

Archiviate per ora le speranze di una azione solo dimostrativa della Russia, Conte in giornata ha schierato il Movimento sul terreno della solidarietà con Kiev, ha fatto sapere di aver sentito l'ambasciatore ucraino e di avere in agenda per domani un incontro col diplomatico ed ha convocato «informalmente», dal momento che lo Statuto è sospeso per decisione del Tribunale di Napoli, anche il consiglio nazionale del Movimento. Ma in qualche modo, con l'indicazione dell'Europa come sede privilegiata per la decisione delle «misure di reazione che coinvolgeranno l'ambito politico ed economico», ha mantenuto la distinzione rispetto a chi, fra gli alleati di governo, adombra una risposta militare della Nato, sia pure come ipotesi che «noi tutti speriamo di poter evitare», parola del segretario dem Enrico Letta.

Una differenza rispetto a Conte si può cogliere anche nella posizione espressa su Twitter dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, col quale l'ex premier si è scontrato duramente dopo l'elezione del presidente della Repubblica. «L'Italia è al fianco del popolo ucraino, insieme ai partner Ue e atlantici»: per Di Maio le due cose non sono scindibili. Esattamente opposta l'analisi di Alessandro Di Battista, un tempo «gemello» di Di Maio nella popolarità fra gli attivisti e gli elettori del M5S, da tempo fuori dal Movimento ma sempre piuttosto attivo come opinionista politico: «Atlantismo ed europeismo non sono concetti sovrapponibili anche se per molti leader sono quasi sinonimi: per me no, come non lo erano neanche per la Merkel», ha spiegato in un lungo video nel quale ha espresso la sua contrarietà al «folle espansionismo Nato» ma ha condannato l'azione militare russa «come ho sempre fatto in altri casi - ha rivendicato - mentre chi condanna oggi taceva o approvava».

In Parlamento le sensibilità geopolitiche diverse non mancano ma di fronte all'escalation militare Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno preso posizioni nette e anzi la Lega ha rilanciato polemizzando con i dem per le «polemiche incredibili» sulle posizioni del Carroccio. Ma nel mondo politico le voci tradizionalmente diffidenti, se non in qualche caso ostili, al «contesto atlantico» citato da Conte non mancano. Restano in campo le forze più tradizionalmente legate al movimento pacifista o alla diffidenza nei confronti del «contesto atlantico». La forzatura militare di Vladimir Putin non trova difensori nemmeno in quelle aree: Loredana de Petris di LeU ha definito l'attacco «gravissimo, ingiustificabile, inaccettabile», per Nicola Fratoianni di Sinistra italiana è una scelta «inaccettabile, gravissima e illegale». Ma la richiesta di tornare alla diplomazia accomuna i due esponenti di due correnti di sinistra: per la prima «bisogna continuare strenuamente a percorrere ogni strada per fermare l'escalation e far tacere le armi», per il secondo bisogna «riaprire al più presto la strada della diplomazia».

E' Alternativa c'è, la componente parlamentare nata da una robusta pattuglia di fuoriusciti dal M5S, ad esprimere in una nota genericamente attribuita ai suoi parlamentari, ad aver espresso la posizione più classicamente «pacifista», quasi neutrale rispetto alle parti in conflitto in Ucraina. Dopo aver segnalato l'"estrema preoccupazione» per l'attacco che «comporta inevitabilmente un grave azzardo dai costi umani e politici imprevedibilmente ampi», ribadito il «ripudio» della guerra e fatto appello alla ripresa dell'azione diplomatica, la nota di Alternativa ha puntato il dito sulla strategia occidentale in Europa orientale: «La nuova escalation militare - è l'accusa lanciata - ha dimostrato che la politica delle sanzioni nel tempo non ha portato a nulla. Mentre tutto ciò accadeva, le nostre classi dirigenti, italiane ed europee, si sono dimostrate totalmente irresponsabili e inadeguate nell'ignorare un focolaio di guerra pronto a divampare al primo vento di crisi, intanto che avallavano analoghe violazioni del diritto internazionale in scenari a noi vicini geograficamente».