28 novembre 2020
Aggiornato 23:30
Consiglio UE

UE, prosegue il braccio di ferro dei «frugali» e Paesi del Sud (ma le distanze sembrano accorciarsi)

I frugali avrebbero proposto grants a 350 miliardi più 350 miliardi di prestiti. Italia, Spagna, Portogallo e Grecia, appoggiati da Parigi e Berlino, si rifiuterebbero di scendere sotto i 400 di grants

UE, prosegue il braccio di ferro dei «frugali» e Paesi del Sud (ma le distanze sembrano accorciarsi)
UE, prosegue il braccio di ferro dei «frugali» e Paesi del Sud (ma le distanze sembrano accorciarsi) ANSA

Prosegue il braccio di ferro a Bruxelles tra Paesi ricchi e autoproclamatisi «frugali», da una parte, che da 4 che erano inizialmente - Austria, Danimarca, Olanda e Svezia - sono saliti a 5 con la Finlandia, e Paesi del Sud «indebitati» dall'altra - Italia, Spagna, Grecia e Portogallo - che premono per massimizzare la mole del piano di europeo di rilancio post crisi pandemica, Next Generation Eu, e la quota di sovvenzioni a fondo perso (grants) che genererebbe. Gli stati nordici frenano su entrambi gli aspetti.

Ma le distanze sembrano accorciarsi. Ieri apparivano preoccupantemente ampie. A furia di trattare, specialmente con «consultazioni» ristrette a piccoli gruppi di Stati, talvolta mettendo direttamente a confronto quelli su posizioni più contrapposte, come Olanda e Italia, altre affiancandoli a pesi massimi come Germania e Francia, i divari sembrano essersi ridimensionati.

I frugali si sarebbero spinti a ipotizzare grants a 350 miliardi di euro (più 350 miliardi di prestiti con cui la mole del piano si ridurrebbe di 50 miliardi a quota 700). Italia, Spagna, Portogallo e Grecia, appoggiati da Parigi e Berlino, si rifiuterebbero di scendere sotto i 400 miliardi di grants.

Resta il nodo della «governance»: i meccanismi di controllo sull'erogazione dei fondi ai Paesi, su cui i frugali vorrebbero più potere. E resta il nodo non meno complesso dello Stato di diritto, in cui la disputa non è tra frugali e Sud ma prevalentemente con l'Ungheria.

In più, sul vertice è giunto il monito della presidente Bce Christine Lagarde, che ha messo in guardia i leader dal cercare frettolosamente un compromesso al prezzo di indebolire il piano di rilancio post crisi pandemica. «Meglio accordarsi su uno strumento ambizioso - ha detto - anche se richiede un po' più di tempo».

Un richiamo che sembra appoggiare la linea sostenuta anche dall'Italia. E durante lunga riunione che ha avuto ieri a Bruxelles con i leader dei paesi «frugali», il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, rivolto al premier olandese Mark Rutte, ha sottolineato: «Vi state illudendo che la partita non vi riguardi o che vi riguardi solo in parte. In realtà se lasciamo che il mercato unico venga distrutto tu forse sarai eroe in patria per qualche giorno, ma dopo qualche settimana sarai chiamato a rispondere pubblicamente davanti a tutti i cittadini europei per avere compromesso una adeguata ed efficace reazione europea». I lavori proseguono e non si esclude che il vertice vada avanti anche lunedì.