21 marzo 2019
Aggiornato 08:00
Omicidio Giulio Regeni

Di Maio in Egitto: «Il presidente mi ha detto 'Regeni uno di noi'». E fioccano le polemiche

Nella sua visita al Cairo, il vicepremier solleva un nuovo vespaio sull'omicidio: «Condividiamo la priorità, ricercare la verità». Gelida la risposta dei Regeni

Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio con i ministri egiziani a Il Cairo
Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio con i ministri egiziani a Il Cairo

IL CAIRO«Auspico che entro la fine dell'anno si possa arrivare ad una svolta» nelle indagini relative al caso Regeni. Lo ha detto il vicepremier, Luigi Di Maio, dal Cairo al termine dell'incontro con il presidente egiziano Al Sisi. Il primo argomento «di confronto con il presidente egiziano» è stato Regeni, ha spiegato, «abbiamo detto che ci aspettiamo una svolta dall'incontro, che ci sarà a breve, tra le Procure» italiana ed egiziana «e pensiamo che si debba accelerare. Sia Al Sisi che i membri del Governo presenti – ha proseguito Di Maio – sono stati più che disponibili e convengono che la verità vada accertata il prima possibile. Al-Sisi ha detto: 'Regeni è uno di noi'. Quello che stiamo facendo come governo è che sono venuti qui tre ministri in tre mesi di governo (oltre a Di Maio, anche il ministro dell'Interno Matteo Salvini e quello degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, ndr) a chiedere tutti e tre la stessa cosa – ha detto ancora il leader del M5s – accelerare sulla ricerca della verità, massima collaborazione da parte nostra ma soprattutto, come ho detto anche al presidente Al Sisi, chiediamo una svolta. È auspicabile che ci sia una svolta il prima possibile perché questo poi ci consentirà di andare avanti nella ricerca della verità».

Elogi all'Eni
Le relazioni, «stante la risoluzione del caso Regeni, possono essere un'occasione ulteriore per stabilizzare la Libia», ha aggiunto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, sottolineando come l'Egitto rappresenti «sia per le nostre aziende sia per la nostra comunità italiana qui un'occasione di investimenti economici e di sviluppo economico ma è chiaro che la normalizzazione dei nostri rapporti non può che passare per la verità su Giulio Regeni». Oltretutto, le scoperte di Eni e le sue ricerche in Egitto «ci fanno apprezzare tantissimo qui. Gli investimenti che ha fatto Eni, soprattutto nel periodo più difficile, quello in cui molti magari giustamente sono andati via, il fatto che Eni sia rimasta qui ne fa un attore produttivo importantissimo per l'Egitto e per il presidente egiziano, che ha avuto parole di lodi. Io penso che se andiamo verso la normalizzazione dei rapporti potremmo anche creare anche nuove occasioni non solo per le nostre aziende di Stato ma anche per le pmi – ha proseguito Di Maio – ce la metteremo tutta ad accertare la verità (su Regeni, ndr) in tempi brevi così che l'Egitto possa tornare un partner a pieno titolo dell'Italia e che possa rinormalizzare i rapporti».

Critiche da sinistra
Parole che sono state accolte con freddezza dalla famiglia di Giulio Regeni, che da tempo accusano le forze di sicurezza egiziane di complicità nell'omicidio: «Abbiamo sentito le parole di Di Maio, ma preferiamo non rilasciare alcun commento», ha detto la mamma Paola Deffendi. Critica anche la sinistra: «'Il presidente Al Sisi mi ha detto che Giulio Regeni è uno di noi'. E ancora: 'Eni è un attore produttivo importantissimo per l'Egitto'. Lo ha detto oggi Luigi Di Maio, dopo aver incontrato il dittatore egiziano. E ha aggiunto che si aspetta 'una svolta sulle indagini entro la fine dell'anno'. Francamente non ne comprendo il senso – scrive su Facebook il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni di Liberi e uguali – Giulio è stato ucciso più di due anni fa. E da settimane è in carcere una attivista per i diritti umani in Egitto, che si stava occupando del caso di Giulio. Siamo ancora alle attese, alle svolte e agli annunci sulla ricerca della verità? Non è sufficiente tutto il tempo passato e tutto ciò che è accaduto, depistaggi inclusi, per decidere di essere più duri, anche dal punto di vista economico e commerciale con l'Egitto? Ma davvero veniamo considerati così poco come Paese e sono più importanti gli interessi economici di una impresa?». Della stessa opinione anche Giuseppe Civati, fondatore di Possibile, che ha scritto sui suoi canali social: «Di Maio riporta una frase indegna di Al-Sisi. Giulio non era 'uno di loro'. La sua memoria va tutelata con la verità, che aspettiamo da anni. Nessun cambiamento, né in Egitto, né in Italia».