15 dicembre 2018
Aggiornato 19:30

Omicidio Regeni, l'Egitto protesta contro Fico: «Parole immotivate»

Il presidente della Camera aveva annunciato la sospensione delle relazioni con il parlamento egiziano. E l'Assemblea del Cairo ribatte con «rammarico»

Il presidente della Camera Roberto Fico
Il presidente della Camera Roberto Fico (Giuseppe Lami | ANSA)

IL CAIRO – Il parlamento egiziano «è rammaricato perché la Camera dei deputati italiana abbia voluto anticipare gli avvenimenti nel caso Regeni», Così, in una nota ripresa di media egiziani, il parlamento del Cairo sul annuncio di ieri del presidente della Camera, Roberto Fico della sospensione di «ogni tipo di relazione con il parlamento egiziano fino a quando non ci sarà una svolta vera nelle indagini» sul caso del dottorando italiano rapito e ucciso in Egitto nel 2016.

La nota ufficiale del Cairo
«L'Assemblea dei deputati egiziani ha seguito le dichiarazioni rilasciate ultimamente da Roberto Fico, presidente della Camera dei deputati italiana nelle quali ha annunciato la sospensione delle relazioni parlamentari con l'Assemblea dei deputati egiziani fino al termine delle indagini in corso sul caso della morte del signor Giulio Regeni», recita la nota come riportata dal portale locale Elfagr. Nel confermare «le solide e storiche relazioni tra Egitto e l'Italia su tutti i livelli», il parlamento egiziano «esprime la propria profonda sorpresa e il proprio rammarico per la diffusione di tali dichiarazioni immotivate da parte della Camera dei deputati italiana, in particolare perché arrivano dopo una riunione congiunta tra la procura generale egiziana e quella italiana per completare la collaborazione comune nelle indagini riguardante il caso» Regeni, prosegue la nota. Nel comunicato il parlamento del Cairo chiede di «non politicizzare le questioni legali» e considera le dichiarazioni del presidente dell'assemblea italiana «un comportamento unilaterale che rappresenta una anticipazione delle indagini e non serve agli interessi dei nostri due Paesi né contribuisce alla raggiungimento della verità e alla realizzazione della giustizia». Infine i parlamentari egiziani sottolineano «l'importanza di non scavalcare gli avvenimenti ed anticipare i risultati delle indagini».

Le ultime scoperte dell'inchiesta
E, a proposito di indagini, sono sette gli uomini dei servizi segreti egiziani che saranno indagati nell'ambito dell'indagine delle Procura di Roma sulla morte del giovane ricercatore universitario. Secondo quanto si è appreso a piazzale Clodio la iscrizione formale sarà registrata nei primi giorni della prossima settimana. Le verifiche degli inquirenti sui tabulati telefonici hanno imposto questo passo formale e sostanziale. Chi indaga ritiene che Giulio sia stato pedinato e controllato almeno fino giorno della sua scomparsa. Dopo il vertice di ieri al Cairo i pubblici ministeri romani spiegano che il responso delle indagini di Ros e Sco erano noti alle autorità egiziane «da almeno un anno». Quelli sotto accusa, si aggiunge, sono in particolare 007 della National Security di Al Sisi. Questa decisione dei magistrati guidati da Giuseppe Pignatone se non vedrà la collaborazione del Cairo potrebbe portare ad una richiesta di archiviazione. Anche se rumorosa. Ed allora per capire cosa è avvenuto tra ieri ed oggi bisogna tornare al 3 febbraio del 2016, quando il cadavere martoriato di Giulio fu ritrovato sul ciglio di una strada tra Cairo e Alessandria. Il dato certo è che pochi giorni prima, il 25 gennaio, intorno alle 19, Giulio era sparito nel nulla. Dopo esser sceso di casa per salire su un treno della metro a El Behoos. Ma non arriverà mai a destinazione a Dokki, dove un amico lo stava aspettando. Non è un caso, secondo i pm romani, che quel giorno, a quell'ora, alcuni agenti della National Security erano in quella zona: «Lo dimostrano le celle telefoniche che hanno agganciato i loro cellulari». Di qui l'accusa.