24 ottobre 2019
Aggiornato 00:30
Egitto

Dopo Di Maio anche Fico al Cairo da al Sisi: "Rapporti tesi finché non scopriremo la verità su Regeni"

Il presidente della Camera Roberto Fico è volato al Cairo dal presidente al Sisi per ottenere giustizia sul caso Regeni

Il presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico con lo speaker del parlamento egiziano Alì Abdel-Aal durante la visita al Cairo
Il presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico con lo speaker del parlamento egiziano Alì Abdel-Aal durante la visita al Cairo ANSA

IL CAIRO - Nell’incontro al Cairo tra il presidente della Camera Roberto Fico e il presidente egiziano Al-Sisi «c’è stato un solo un punto all’ordine del giorno, la questione di Giulio Regeni». Non è stato dunque il "primo argomento", ma l'"unico tema" affrontato nell'incontro con il leader egiziano, che solo poche settimane fa aveva sostenuto, con il vice premier Di Maio, che "Regeni è uno di noi", suscitando l'indignazione di quanti si battono perché sia fatta giustizia sull'assassinio di Giulio Regeni. Al Cairo, il presidente della Camera Roberto Fico ha voluto mettere i puntini sulle i e si è fatto portatore di quanti in Italia, a cominciare dalla famiglia di Regeni, hanno sempre denunciato l'atteggiamento delle autorità egiziane impegnate secondo loro a depistare piuttosto che a contribuire a far luce su quello che si è sempre configurato come un "omicidio di Stato". 

Punto di stallo
È stato un incontro molto chiaro, sono state dette le cose che andavano dette» spiega Fico. Soprattutto che "senza passi avanti concreti» i rapporti tra i due Stati restano «poco sereni», visto che l’Italia «non arretrerà» nella richiesta di arrivare alla verità sull’omicidio del ricercatore. Sull’inchiesta «siamo in un punto di stallo,», nonostante che «la procura di Roma che ha indizi e novità importanti li ha consegnati alla procura del Cairo». Dunque, ha proseguito il presidente della Camera, «ho detto ad Al Sisi che siamo in stallo e spero ci siano soluzioni immediate. Ho ricordato al presidente che Regeni è stato sequestrato, torturato per 7 giorni, e ucciso. E certo non è stato fatto da cittadini comuni. E gli ho detto che Giulio Regeni è come se fosse morto una seconda volta per un serie di depistaggi che ci sono stati". La risposta di Al-Sisi ha tentato di essere distensiva: il presidente "ha affermato di aver dato istruzioni per eliminare ogni ostacolo alle inchieste in corso al fine di risolvere il caso, giungere ai criminali e consegnarli alla giustizia" recita una nota della presidenza egiziana. Che ribadisce anche "la determinazione dell'Egitto a scoprire la verità sulla tortura a morte di Giulio Regeni".

Serve un processo
Ora, prosegue Fico, ci sono dei nomi, quelli di nove persone che dimostrano come abbia operato una rete che ha pedinato, sequestrato, torturato e ucciso Regeni. «Ho riportato queste cose ad Al Sisi, che le conosceva bene, e sono stato molto chiaro nel dire che ora serve una soluzione». Dopo due anni e mezzo non c’è ancora un processo in corso. "Dobbiamo arrivare ad un processo, che sarà complicato ma serve un passo avanti». Senza passi avanti seri e sostanziali che portino ad un processo e a una verità definitiva sugli esecutori materiali e chi si muoveva dietro, i rapporti saranno complicati e poco sereni. "Ho detto ad Al Sisi che questo è il punto dell’opinione pubblica italiana, dalla famiglia Regeni, dello Stato italiano. E non arretreremo mai". L’auspicio del presidente della Camera è che «nell’incontro a ottobre tra le due procure ci sia un definitivo passo avanti. "Va bene dire che è una priorità, vanno bene le parole e gli impegni, ma ora bisogna passare ai fatti: un’indagine seria sulle persone, sul fascicolo eccezionale che la Procura di Roma ha passato a quella del Cairo».

Quando Di Maio si scagliava contro Renzi e gli interessi delle big corporate
Appena qualche giorno fa anche il vicepremier Di Maio aveva fatto visita ad al-Sisi al Cairo. «La normalizzazione dei nostri rapporti con l’Egitto non può che passare per la verità sulla morte di Giulio Regeni. Auspico che entro la fine dell’anno possa esserci una svolta» aveva detto il vicepremier, che già il 6 febbraio 2016 sulla sua pagina Facebook scriveva un duro attacco all'allora governo a marchio Pd e ai suoi interessi: "Con questo Governo, la verità sulla vicenda di Giulio Regeni farà la fine dei Marò. In India il Governo italiano preferì le commesse di elicotteri Finmeccanica piuttosto che pretendere il rimpatrio dei nostri fucilieri di marina. A giudicare dalle passerelle dei nostri ministri e dalle timide dichiarazioni del premier, anche in questa vicenda, ancora una volta si rischia di preferire gli interessi economici». E ancora: "In Egitto l'Eni ha interessi stratosferici ed Edison, Intesa Sanpaolo, Pirelli, Italcementi, Ansaldo, Tecnimont, Danieli, Techint, Cementir stanno piantando tende. Alcuni di questi gruppi hanno Renzi al guinzaglio e non gli permetteranno mai di fare la voce grossa con il dittatore al Sisi per ottenere la verità sui responsabili della morte di Giulio. L'Egitto ci prende in giro. Ci avevano detto che era morto in un incidente d'auto, ma dopo l'autopsia in Italia era stato scoperto che la vera causa era stata la frattura della vertebra cervicale dopo un colpo alla testa. Sul corpo c'erano segni di un violento pestaggio. "Ora come ora" scriveva ancora Di Maio in quel post, "se al Sisi si ostinerà a nascondere la verità, il Governo dovrebbe minacciare e eventualmente avviare ritorsioni economiche verso l'Egitto. C'è puzza di bruciato e il Governo Italiano deve andare fino in fondo. Lo faccia una volta tanto".