13 dicembre 2018
Aggiornato 05:00

Indagati a Roma 7 dei uomini dei servizi segreti egiziani: «Sequestrarono Giulio Regeni»

L'indagine della Procura sulla morte del giovane ricercatore universitario a una possibile svolta. Intanto la Camera sospende ogni rapporto con l'Egitto
Manifestazione a Roma per chiedere giustizia per Giulio Regeni
Manifestazione a Roma per chiedere giustizia per Giulio Regeni (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

ROMA - «Hanno sequestrato Giulio Regeni». Sette uomini dei servizi segreti egiziani saranno indagati nell’ambito dell’indagine delle Procura di Roma sulla morte del giovane ricercatore universitario. Secondo quanto si è appreso a piazzale Clodio la iscrizione formale sarà registrata nei primi giorni della prossima settimana. Le verifiche degli inquirenti sui tabulati telefonici hanno imposto questo passo formale e sostanziale. Chi indaga ritiene che Giulio sia stato pedinato e controllato almeno fino giorno della sua scomparsa. 

Il vertice al Cairo
Dopo il vertice di ieri al Cairo i pubblici ministeri romani spiegano che il responso delle indagini di Ros e Sco erano noti alle autorità egiziane «da almeno un anno». Quelli sotto accusa – si aggiunge – sono in particolare 007 della National Security di Al Sisi. Questa decisione dei magistrati guidati da Giuseppe Pignatone se non vedrà la collaborazione del Cairo potrebbe portare ad una richiesta di archiviazione. Anche se rumorosa. Ed allora per capire cosa è avvenuto tra ieri ed oggi bisogna tornare al 3 febbraio del 2016, quando il cadavere martoriato di Giulio fu ritrovato sul ciglio di una strada tra Cairo e Alessandria. 

I momenti centrali del "mistero"
Il dato certo è che pochi giorni prima, il 25 gennaio, intorno alle 19, Giulio era sparito nel nulla. Dopo esser sceso di casa per salire su un treno della metro a El Behoos. Ma non arriverà mai a destinazione a Dokki, dove un amico lo stava aspettando. Non è un caso – secondo i pm romani – che quel giorno, a quell’ora, alcuni agenti della National Security erano in quella zona. «Lo dimostrano le celle telefoniche che hanno agganciato i loro cellulari». Da qui l’accusa.

Fico sospende le relazioni della Camera con l'Egitto
Nelle stesse ore il presidente della Camera, Roberto Fico, ha comunicato «con grande rammarico» che «la Camera dei deputati sospenderà ogni tipo di relazione con il Parlamento egiziano fino a quando non ci sarà una svolta vera nelle indagini» sul caso Regeni «e un processo che sia risolutivo». Una mossa, quella di Fico, che ha sorpreso il premier Conte: «Non ho parlato con Fico, non so per quale ragione ha preso la decisione, ci parlerò» ha spiegato il primo ministro da Buenos Aires, dove è arrivato per prendere parte ai lavori del G20. «Per quanto riguarda la mia iniziativa a Palermo ho avuto un incontro con al Sisi e ho trattato tutti i temi che stanno al cuore al governo e all'Italia, anche l'indagine su Regeni. Ho ribadito la necessità di accertare la verità e al Sisi mi ha confermato che è anche l'impegno dell'Egitto».