12 dicembre 2019
Aggiornato 19:30
Elezioni autunnali

Il vero obiettivo del Nazareno bis: Renzi-Berlusconi spingono per un governo di minoranza a 5 Stelle

I pericoli di un siffatto scenario non sono pochi. Nel momento in cui il M5s ricevesse un incarico di governo dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, anziché la concordia istituzionale scatterebbe lo sport atto ad impallinare il nuovo governo grillino.

Il segretario del Pd Matteo Renzi, il leader del M5s Beppe Grillo e quello di Forza Italia Silvio Berlusconi
Il segretario del Pd Matteo Renzi, il leader del M5s Beppe Grillo e quello di Forza Italia Silvio Berlusconi ANSA

ROMA -  Con ogni probabilità, come evidenziato da recenti sondaggi elettorali, neanche la grande coalizione tra il partito di Renzi e il partito di Berlusconi può portare ad una maggioranza stabile. Salterebbe quindi l’intera impalcatura progettuale che soggiace alla scelta della nuova legge elettorale, ovvero un maggioritario che ridurrà a solo quattro gruppi politici la composizione del prossimo parlamento. Il tutto per far resuscitare il mai defunto patto del Nazareno. L’unico scenario possibile, oltre all’immediato ritorno alle urne dopo che si sarà votato, è un maggioranza 5 Stelle. Cosa che dovrebbe rallegrare e anche impensierire non poco i fan del Movimento fondato da Beppe Grillo e Gian Roberto Casaleggio. Perché, al momento attuale, la probabile vittoria del M5s, anche netta, porterebbe sì ad un governo grillino, ma di minoranza. Legato quindi mani e piedi a eventuali supporti esterni, da cercare volta per volta sui singoli temi. Uno scenario che, per altro, non lede i valori del Movimento, dato che non prevede la costruzione di alleanze politiche stabili, ma rimanda ad eventuali accordi sull’oggetto di una scelta. In linea teorica, il massimo della responsabilità civica possibile, perché in questo modo viene azzerato lo spirito di appartenenza e si procede ad una discussione trasversale solo sui contenuti.

Vittoria avvelenata
I pericoli di un siffatto scenario non sono pochi. Nel momento in cui il M5s ricevesse un incarico di governo dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, anziché la concordia istituzionale scatterebbe lo sport atto ad impallinare il nuovo governo grillino. Che magari riuscirebbe anche a costituire una squadra e ad avere la fiducia dal Parlamento, ma poi si ritroverebbe dentro un uragano di veti e vendette. Con ogni probabilità, dato il netto vantaggio che distanzia il M5s dagli avversari, si tratterebbe di una vittoria avvelenata: ad un governo M5s servirebbero i voti, e anche tanti, del Partito Democratico: una eventualità che costerebbe molto cara. Una cessione dell'onere di governo da parte del M5s a forze politiche di minoranza, scatenerebbe la retorica del "grillino incapace di governare": per molti aspetti quindi ci si trova dentro un labirinto privo di vie di uscita. Con gli speculatori internazionali pronti ad assaltare nuovamente l’Italia.

Primo passo, la manovra economica
Renzi e Berlusconi questo lo hanno capito e si stanno preparando ad una campagna mediatica di secondo piano, paradossalmente propensa a perdere. La loro volontà è portare il M5s al governo ma in una condizione di manifesta debolezza e dipendenza. Su quali temi? In primis sulla prossima manovra di governo che, come da dettami dell'Unione europea, dovrà essere "robusta». Per questa ragione l'attuale governo sta guadagnando tempo e, attraverso le parole del ministro Padoan, ha già fatto capire che non procederà in alcun modo con i tagli che l'Europa impone. Un eventuale governo a 5 Stelle avrà quindi, già in autunno se quella sarà la data delle elezioni, un immediato scontro con la Germania che, notoriamente, detta le manovre economiche ai governi di tutta Europa. Il Movimento 5 Stelle avrà la forza di resistere? Qualora lo facesse, verrebbe accusato di essere anti europeo e massimalista. Se invece cedesse, immediatamente scatterebbe la retorica del "siete venduti alla Germania". Il primo governo a 5 Stelle della storia italiana potrebbe nascere quindi in un contesto dove tutti, poteri forti europei in primis, lavorano alacremente per demolirne la figura di rinnovamento. A chiarire il concetto è stato il governatore della Banca d'Italia, Visco. Nella sua ultima conferenza stampa ha detto chiaramente che il prossimo governo, qualunque sia, dovrà abbassare il debito pubblico attraverso la vendita, leggi alla voce privatizzazioni selvagge, del patrimonio comune del Paese. La polpetta avvelenata sul cammino governativo del M5s è quindi pronta, e gli auspici per un voto immediato dovrebbero, quindi in autunno, essere attentamente valutati.