15 novembre 2019
Aggiornato 21:00
'Non litigare, ma cambiare l'Italia'

Referendum, Renzi: «Questa è Piazza del Popolo, non del populismo»

Da Piazza del Popolo, Renzi ne ha per tutti: dalla minoranza Pd a Virginia Raggi, dagli avversari politici fino a Orban e all'Europa

ROMA - Matteo Renzi si mostra entusiasta sul palco di Piazza del Popolo in occasione della manifestazione Pd per il «sì» al referendum costituzionale. «Che bella cosa questa piazza, è stato emozionante seguirvi oggi nel cammino da tutta Italia, questa è piazza del Popolo non del populismo, degli uomini e delle donne che credono alla politica e vogliono bene all'Italia». Così ha esordito Renzi, in un intervento nel quale ne ha avute per tutti: dalla minoranza Pd a Virginia Raggi, dagli avversari politici fino a Orban e all'Europa.

Una piazza senza vaffa
Per lui, il senso di questa piazza è chiaro: «C'è chi ha detto: che senso ha che in piazza ci siano uomini e donne che non insultano, che non dicono vaffa ma che hanno una proposta per il Paese? Ha molto senso, il senso di una politica che non vuol essere solo la politica che sa insultare. Avevamo bisogno di questa piazza, di voi», ha detto, facendo riferimento alle piazze contestatrici di Beppe Grillo. 

Niente litigi
Passando alla crisi del Pd, il premier e segretario ha spiegato: «Il nostro destino non è litigare al nostro interno ma cambiare l'Italia, parlo per i nostri figli, i nostri nipoti e parlo adesso». Renzi ha ricordato «le storie di chi nel Pd ha avuto anche qualche litigio: quanto è bello poterci abbracciare in piazza, nel luogo della comunità».

Frecciata alla Raggi
Frecciatina anche al sindaco di Roma Virginia Raggi: «Voglio dire una cosa a tutti i pullman venuti a Roma: nessuno si permetta di lasciare i frigoriferi in strada: controlleremo. Perchè noi ai complotti non ci crediamo».

Polemiche con Orban
Quindi, la riflessione si estende all'Europa, e alle polemiche di questi giorni con il premier ungherese Viktor Orban: «Ricordo a Orban e a tutti i Paesi che vengono da una storia diversa che l'Italia è non solo tra i Paesi contributori dell'Ue ma che si è messa in gioco per garantire la libertà a chi l'aveva perduta. Prima di parlare dell'Italia si sciacquino la bocca» ha dichiarato. «E mi colpisce - ha detto ancora - che non si sentano le voci degli altri partiti: io avrei voluto sentire anche la voce delle opposizioni per dire a Orban 'giù le mani dalle discussioni italiane'».

Stoccata all'M5s
Poi altra stoccata ai pentastellati: «Onestà-onestà e un gran bel grido grido ed è anche il nostro grido. Se però si grida onestà ma poi non si risolvono i problemi della propria città e del proprio paese non si è credibili» ha detto il premier appropriandosi dello slogan dei Cinque Stelle.  «Gli italiani - ha detto ancora - vogliono da noi concretezza. competenza, chiarezza, capacità di risolvere i problemi. L' onestà è l'obbiettivo di base per partire, il pre requisito senza cui non si può partire. Ma il punto fondamentale poi è avere il coraggio di provare a realizzare i propri obbiettivi e progetti». Quindi ha voluto mettere un punto alle polemiche. «Noi - ha detto Renzi - auguriamo amore a chi sa solo odiare e insultarci. Gli auguriamo vita felice. Ma saremo da un'altra parte rispetto a loro. Saremo a non seguirli nel loro cammino».

Vuole fare l'americano...
Renzi ha inoltre confessato di invidiare il Partito democratico americano, dove lo sconfitto alle primarie sostiene con convizione la candidata Hillary Clinton. Parlando a piazza del Popolo, Renzi ha detto: «Bernie Sanders non è che si mette a fare il tifo per Donald Trump pur di sconfiggere la propria compagna che non sopporta... Bernie Sanders, se ti avanza del tempo fai un salto da noi».

Immigrazione
Quindi, lo scottante tema dell'immigrazione. Per Renzi la nave di migranti affondata nel Mediterraneo nel 2015 dovrebbe essere messa davanti alla nuova sede Ue perché «l'Europa non può permettersi 3 mila morti l'anno» nel Mediterraneo. «C'è il simbolo di quella nave che nell'aprile 2015 fu costretta dagli scafisti a un naufragio vergognoso, bambini chiusi a chiave nella stiva. Centinaia di morti». E ha aggiunto: «Noi abbiamo fatto una cosa piccola, quello che ci hanno insegnato i nostri nonni: quando c'è un morto gli si dà sepoltura, siamo andati a riprendere quella nave, a dare una tomba a quelle persone».

Più vittime dell'immigrazione che dell'Isis
«E quel relitto - ha continuato - lo vogliamo mettere davanti alla nuova sede delle istituzioni europee, per dire che l'Europa non può permettersi tremila morti l'anno, quattro volte il numero dei morti dell'Isis». Il premier ha anche parlato della necessità di «aiutarli a casa loro davvero, smetterla con i tagli alla cooperazione internazionale. Non si fa come quelli con le camicie verdi che in Tanzania ci hanno portato i diamanti? Ma di cosa stiamo parlando?».

Stop agli egoismi europei
Renzi è tornato sul braccio di ferro sui conti con l'Europa. "Dobbiamo avere consapevolezza - ha detto - che non è possibile continuare con un'Ue che ha altruismo quando si tratta di prendere i nostri soldi ed egoismo quando si tratta di chiudere le frontiere». E ha sottolineato: «Ci vuole un Paese unito che racconti all'Ue una cosa semplice: cara Europa, torna ad essere te stessa, torna al messaggio dei padri fondatori... E se non torni, ti faremo tornare noi a casa, Europa. Perché non accettiamo l'idea di un egoismo chiamato Europa».

Niente Fiscal Compact nei Trattati
Il premier ha poi ribadito che, dato che nel 2017 arriva a scadenza il tema del Fiscal Compact e «vorrebbero inserirlo nei Trattati, noi non accetteremo mai di inserire il fiscal compact nei Trattati, se ne facciano una ragione». E fa riferimento a Barack Obama, da cui ha appena ricevuto un invito prestigioso alla Casa Bianca: «Obama - ha detto - ci insegna che l'unica soluzione in tempi di crisi è tornare alla crescita non all'austerity, questo paradigma economico non l'ha inventato questo governo, il fiscal compact ce lo hanno dato nel 2012 votando tutti insieme».

Una discussione lunga 30 anni
Quindi, è tornato sulla riforma che sarà  votata al referendum del prossimo 4 dicembre. «Ci hanno detto che sulla riforma c'è stata una discussione frettolosa. La discussione è durata 30 anni, se fosse stata approfondita avremmo iniziato ai tempi di Adamo ed Eva...", ha ironizzato. E ha ricordato che la generazione precedente di politici in Italia «ha fallito» e ora non può cercare di «far fallire» anche il Governo attuale. Renzi se la prende con «quelli di prima» affermando: «Voglio dire a quelli di prima: il fatto che voi abbiate fallito, non vi autorizza a far fallire anche noi. Lasciateci il diritto di provare».

Il partito della Nazione è quello del no
«Il vero partito della Nazione è quello del no, che va da Brunetta a Travaglio, che sull'Europa mette insieme Monti e Salvini, che tiene insieme Gasparri e De Mita, che da Berlusconi a Grillo a D'Alema dice solo no, questo è il partito che vuole bloccare l'Italia» ha attaccato. Sottolineando: «La riforma non ci permetterà di fare la rivoluzione ma ci permetterà di essere come gli altri Paesi in termini di qualità e rapidità delle decisioni»«Non è il punto di arrivo ma di partenza senza il quale si torna a ripartire da capo, si riparte dal via», ha concluso.