16 luglio 2019
Aggiornato 04:00
Intervista esclusiva con la leader di Fdi da Parigi

«L’Occidente ha commesso errori inenarrabili, Obama per primo»

Per Giorgia Meloni i fondamentalisti «odiano la nostra libertà». «Ora noi dobbiamo reagire: basta con l'immigrazione musulmana, almeno fino a quando l'Islam non avrà risolto i problemi di violenza interni alla sua cultura»

PARIGI - «Il 13 novembre 2015 verrà ricordato come il giorno nel quale il fondamentalismo islamico ha dichiarato guerra all'Europa». Giorgia Meloni è diretta, come sempre. Commenta gli attentati di Parigi dal di dentro: era appena arrivata in città per un weekend di riposo dopo Bologna e la questione aperta sulla candidatura a sindaco di Roma. Poi il disastro. «Nel cuore d'Europa, mi ritrovo testimone di un attacco barbaro alla nostra civiltà. Appena mi sarà possibile uscire dall'albergo porterò la nostra solidarietà a questa città ferita mortalmente» scrive su Facebook verso l'una di notte. «Non solo i francesi, tutti gli europei sono in guerra contro il fanatismo islamico che odia la nostra libertà». I telefoni sono off, difficile raggiungerla. Riusciamo finalmente a parlarle nel primo pomeriggio.

Onorevole Meloni, qual è adesso la situazione a Parigi?
La realtà che stiamo vivendo qui è surreale, lunare direi. Una città scioccata che per certi versi cerca di far finta che sia una giornata normale, ma è quasi tutto chiuso, pochissima gente in giro. C'è tantissima rabbia. E tantissima paura. Da oggi l’Europa non sarà più la stessa. Siamo in guerra e dobbiamo combattere.

Come si combatte una guerra così, imprevedibile, atroce?
Si combatte sostenendo i governi legittimi che in tutto il mondo combattono contro il fondamentalismo. In Siria c'è un governo legittimo, in Iraq anche, in Egitto e Nigeria pure, in Libia c'è un governo riconosciuto dalla comunità internazionale. Sono tutti governi che vanno supportati, che ci piaccia oppure no. Perché spesso sono delle democrazie imperfette o addirittura dittature, ma il nemico numero uno che noi dobbiamo affrontare oggi è il fondamentalismo, il califfato. Loro ci hanno dichiarato guerra.

Lei ha detto chiaramente che ci odiano...
È così: il fondamentalismo odia la nostra civiltà, odia la nostra libertà. È proprio per difendere quella libertà e quella civiltà che oggi l'Europa è chiamata a una guerra. Non penso sia una soluzione far finta che questi problemi non esistano o addirittura anteporre, come fanno alcuni, Stati Uniti in testa, i propri interessi strategici in certe regioni. È ovvio che gli Usa non ce l'hanno con Assad perché è un dittatore ma perché è loro interesse agire così. Ora tutti quanti dobbiamo capire che c'è un nemico comune e va sconfitto, prima di tutto il resto.

Alzare le barricate, chiudere Schengen, serve? Cosa possiamo fare in più?
Dobbiamo assolutamente reagire per la portata di quello a cui ci troviamo di fronte. Abbiamo il dovere di difenderci. Penso si debba dire con estrema chiarezza che non c'è più spazio per l'immigrazione clandestina. Nella piccola quota di immigrazione regolare che l'Italia si può ancora permettere bisogna dare priorità a quelle culture che sanno integrarsi e non portano con sé, a volte, problemi di violenza. Basta anche con l'immigrazione musulmana almeno fino a quando l'Islam non avrà risolto i problemi di violenza interni alla sua cultura.

Una posizione non facile da sostenere...
Assolutamente, soprattutto perché ogni volta che uno cerca di fare chiarezza, di mettere ordine, di chiedere il rispetto delle regole, viene tacciato di essere un fanatico o un matto. Ma io credo che si debbano controllare con estrema puntigliosità tutti i luoghi di culto e culturali islamici presenti in Italia. Dobbiamo sapere da dove arrivano i soldi delle moschee, cosa accade al loro interno, vogliamo che dentro si parli la nostra lingua in modo che si capisca ciò che viene detto. Penso si debbano fare cose abbastanza semplici per difendersi. Perché è vero che non tutti gli islamici sono terroristi, ma è anche vero il contrario, cioè che tutti i terroristi ad oggi sono islamici.

«Libero» questa mattina ha titolato così: «Bastardi islamici». Vuole commentare?
Non mi piace commentare i titoli dei giornali, ognuno dice quello che vuole. Penso solo che c'è un problema che, senza generalizzare, bisogna chiarire subito.

A suo avviso l'Occidente ha commesso degli errori? Ha sottovalutato la minaccia terroristica?
Io credo che l'Occidente abbia fatto dei danni inenarrabili e, segnatamente, li ha fatti l'amministrazione Obama. Obama sarà ricordato dalla storia come il peggior presidente degli Stati Uniti in tema di politica estera. Pensavamo che rimuovendo i regimi o le democrazie imperfette ci saremmo ritrovati con delle democrazie perfette. Invece il risultato è che abbiamo interi territori in mano ai fondamentalisti.

Le cose non sono certo andate meglio...
No anzi, peggio. L'Europa ha delle responsabilità gravi di cecità politica, di incapacità di avviare e portare avanti una politica strategica che sia dell'Unione europea e non basata sugli interessi particolari delle nazioni più forti. Per capirci, quando abbiamo fatto la guerra in Libia l'abbiamo fatta perché qualcuno aveva degli interessi energetici. Lì abbiamo scoperchiato una situazione tragica che oggi paga soprattutto l'Italia. L'Occidente ha fatto errori gravi e continua a farli: la vicenda delle sanzioni in Russia, spingendo Putin verso est, non rafforzando un fronte anti-fondamentalismo è un errore assolutamente grossolano della politica estera europea e occidentale tutta.

In Italia cosa dobbiamo aspettarci?
Che il nostro Paese corra dei rischi l'hanno detto tutti, dal Santo Padre ai servizi di sicurezza di mezzo mondo. Noi abbiamo fondamentalmente l'Isis dentro casa, anche perché i nostri confini sono malmessi da questo punto di vista. L'Italia deve sicuramente affrontare la questione con una superficialità minore di quella adottata fino ad ora. Dal presidente del Consiglio al ministro degli Interni in molti hanno sempre detto «noi non corriamo rischi», salvo poi proprio oggi correggere il tiro. Non ci vuole un genio dell'intelligence per dire che Parigi oggi è Roma, Londra ecc, e anzi: la simbologia che Roma può avere per certi mondi come capitale della cristianità è talmente evidente che non si deve sottovalutare il problema. Dobbiamo dichiarare guerra all'Isis in Iraq, in Nigeria, in Siria, in Libia e ovunque il califfato abbia alzato le sue bandiere.