29 novembre 2020
Aggiornato 02:00
Esecutivo all'ultima spiaggia

Renzi ha le ore contate. E lo sa

Ora il governo non rischia più di cadere soltanto sulla riforma del Senato, ma anche sulla legge di stabilità. Il premier sembra aver già annusato l'aria della disfatta. E si è messo a preparare la prossima campagna elettorale

ROMA – Gli chiedono a gran voce di dimettersi Movimento 5 stelle, Lega Nord, buona parte di Forza Italia, almeno metà del suo stesso partito, per non parlare di quel 70% circa di italiani che secondo gli ultimi sondaggi non gli attribuisce più il proprio consenso. L'ultimo iscritto a questa lista di avversari di Matteo Renzi è il più incredibile, con rispetto parlando: il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi. Che ieri se l'è presa con il premier per la sua battutaccia sulla retrocessione della squadra della sua città in serie D, dopo la storica promozione in B: un'«irrisione a Teramo e alla sua delicata situazione» per «cercare di nascondere i suoi fallimenti e le tante contestazioni che rimedia ad ogni sua uscita».

Ultimo panettone a palazzo Chigi
Come abbiamo sostenuto più volte, Matteo Renzi ovviamente non si dimetterà mai di sua spontanea volontà. Ma il suo governo rischia comunque di cadere molto presto. Avevamo già parlato della tagliola che lo attende al rientro dalle ferie: la riforma del Senato, con il forte rischio di una pesantissima bocciatura da parte dei ribelli del Pd e il presidente della Repubblica che potrebbe cogliere l'occasione per sostituirlo con un premier istituzionale alla Pietro Grasso. In questi giorni se n'è aggiunta un'altra, ancora più pericolosa: quella dei conti pubblici. Con l'aggravarsi della crisi cinese che minaccia i mercati mondiali, l'Europa che non intende allentare la morsa delle imposizioni, la clausola di salvaguardia dell'Iva ancora da disinnescare e la ripresa che tarda a decollare, la legge di stabilità rischia di non quadrare più. E se il governo Renzi dovesse rendersi protagonista anche di questo ennesimo, roboante fallimento, sarebbe inevitabile l'avverarsi della profezia che sempre ieri Matteo Salvini ha comunicato a Radio Padania: «Questo sarà l'ultimo panettone che mangerà».

Già in campagna elettorale
E, se si guarda alle ultime mosse dello stesso Renzi, si colgono alcuni segnali che lasciano intendere come lui stesso se ne stia rendendo conto. Pensiamo alla riduzione delle tasse, la famigerata abolizione di Imu e Tasi che da un mese a questa parte il bulletto di Firenze ripete come un mantra ad ogni suo discorso pubblico. Con i conti dello Stato nella situazione che abbiamo ricordato, è chiaro che si tratti di una promessa irrealizzabile. Ma forse è proprio di questo che Renzi ha bisogno ora: non di una misura di governo, ma solo di uno slogan da sventolare alla campagna elettorale che verrà. Nella sua testa il piano è già chiaro: questo autunno mi faranno cadere, ma io mi ripresenterò alle prossime elezioni. Accusando furbamente le opposizioni di non avermi consentito di ridurre le tasse, come avevo promesso (un meccanismo comunicativo imparato dal suo paparino Berlusconi), e candidando stavolta solo i miei fedelissimi, non necessariamente del Pd. Un piano che porta dritto dritto alla creazione del nuovo Partito della nazione, o se preferite Partito di Renzi.

Promesse spuntate
Ad uno a cui da sempre interessano più le sorti della propria poltrona che quelle del Paese, è inevitabile che venga l'acquolina in bocca all'idea di poter trasformare una disfatta politica annunciata in un'occasione di rilancio personale. E quindi, non a caso, Renzi sta gradualmente svestendo i panni di uomo di governo per indossare quelli del leader di partito pronto alla corsa verso le urne. Un abito che in passato ha saputo vestire con grande efficacia, ma che oggi appare sempre più logoro. Alle prossime elezioni, infatti, non potrà più presentarsi come il nuovo che avanza, ma agli occhi degli italiani sarà solo l'ennesimo governante che ha dato prova di incapacità e immobilismo. E se spera di rimediare ancora utilizzando la solita arma, quella delle promesse, sappia che ormai gli riesce solo di sparare a salve. Almeno il 70% dei cittadini non gli crede più. E chissà perché.