19 gennaio 2020
Aggiornato 07:30
Lezione di politica

Renzi, fai come Tsipras: dimettiti

Pur di portare avanti il suo programma e di sconfiggere i veti dei dissidenti interni, il premier greco non ha esitato a mettersi in gioco convocando nuove elezioni. Una bella differenza con il nostro, che per conservare la poltrona continua a vivacchiare con i voti di Verdini

ROMA – Una faccia una razza, dicevano i nostri antenati per sottolineare le molte somiglianze tra Italia e Grecia. Un comune destino che non si limita al campo etnico, ma che ultimamente sfora anche sulle questioni economiche e, soprattutto, politiche. I governi di Alexis Tsipras e di Matteo Renzi si sono trovati, in altre parole, ad agire in contesti molto simili: peccato (per noi) che le reazioni del nostro premier siano state diametralmente opposte a quelle del suo omologo ellenico.

Direzioni diverse
Entrambi, ad esempio, si sono trovati sottoposti ai diktat dell'Unione europea, che è come dire a quelli di Angela Merkel: ma Tsipras (perfino prendendo atto che l'intransigenza promessa alle elezioni era impraticabile) ha avviato un lungo ed estenuante braccio di ferro conclusosi con il nuovo piano di aiuti, mentre Renzi ha preferito tacere e non ha mai osato contraddire la potente Cancelliera, scodinzolando felice da buon cagnolino di Berlino. Entrambi si sono ritrovati a gestire il proprio Stato in condizioni critiche e bisognoso di riforme radicali: Tsipras ha introdotto delle misure anche impopolari ma molto concrete, dall'Iva alle pensioni alle privatizzazioni, mentre a Renzi sono sempre fregate di più quelle leggi che gli permettono di affrancare la sua sete di potere dagli ostacoli della democrazia, come la riforma delle province, del Senato, della Rai. Entrambi hanno perso il consenso dell'ala di sinistra del proprio partito e con esso la maggioranza in parlamento: Tsipras si è dimesso e ha convocato le elezioni anticipate, mentre Renzi, pur di non scollarsi dalla poltrona, è arrivato a chiedere i voti perfino a Verdini.

Roulette greca
Intendiamoci, la mossa del primo ministro greco non è priva di una certa dose di tatticismo: tornare alle urne, per lui, significa soprattutto puntare a numeri più solidi che non concedano più ai dissidenti il diritto di veto. Ma il leader di Syriza, prendendo questa decisione, si è comunque incamminato sulla strada maestra della democrazia: sottoporre al giudizio dell'elettorato il suo programma per il futuro della Grecia, proprio come aveva fatto in occasione della sua prima elezione al governo e poi ancora con il famoso referendum sul piano della Ue. E lo ha fatto assumendosi un rischio personale non da poco, visto che le opposizioni più radicali, sia da destra che da sinistra (quelle che non sono tenute a sporcarsi le mani con i fastidi del governo), non vedono l'ora di guadagnare seggi alle sue spalle. Eppure lo ha fatto lo stesso, accettando perfino l'eventualità di dover mollare la poltrona, pur di chiedere il pieno mandato ai cittadini greci. Una bella differenza con Matteo Renzi, che eletto a palazzo Chigi non lo è mai stato, e che non ha certo intenzione di rettificare questa stortura nel prossimo futuro.

Il popolo è con lui
Sarà per questo rispetto dimostrato per il proprio popolo che, nonostante le misure lacrime e sangue che è stato costretto a introdurre, Tsipras ha continuato ad aumentare il proprio consenso nella nazione. E che anche oggi, secondo gli ultimi sondaggi, godrebbe ancora di una percentuale superiore al 33,6% dei voti. Intanto il bulletto di Firenze, dopo l'exploit del 40% alle europee, ha rapidamente concluso la sua luna di miele con gli italiani, iniziando l'inesorabile discesa che oggi ha portato il suo Pd a percentuali inferiori a quelle del rottamato Bersani. Insomma, quella che Alexis Tsipras sta dando a Matteo Renzi è senza mezzi termini una vera e propria lezione di politica. Che il nostro premier farebbe bene ad imparare. Ovvero, dimettersi subito.