6 aprile 2020
Aggiornato 10:30
Gli scenari

Renzi traballa: ecco cosa accadrà al governo

Tutte le strategie nella mente del premier per salvare la poltrona: dalla promessa di togliere l'Imu al rimpasto, passando per i soccorsi di Denis Verdini e Silvio Berlusconi. E se non ce la facesse, è già pronto il nuovo premier tecnico...

ROMA – Alla fine se n'è accorto perfino lui. Matteo Renzi, il bulletto, il rottamatore, lo sterminatore di gufi, l'uomo che da solo voleva cambiare l'Italia, non è così invincibile come pensava. Il suo governo si è ridotto a tirare a campare come quello di un Andreotti qualunque: da tempo non si odono più promesse roboanti e anche le ultime contestatissime riforme, come quella della scuola, sono nate solo al termine di parti stentati e a colpi di fiducia. Così, insomma, non si può più andare avanti, pena l’estenuante logoramento che ha portato al crollo i suoi consensi e quelli del suo partito. Ed ecco così che nel segreto del giglio magico di Renzi sono iniziate le consultazioni per concepire il piano di emergenza. Una serie di possibili scenari, sempre più estremi, che nelle intenzioni del premier dovrebbero portare il suo esecutivo fuori dalla palude.

Risalire nei sondaggi
Il primo obiettivo è quello di riconquistare il favore degli elettori. E questo è il piano su cui Renzi se l'è sempre cavata meglio: quello dei proclami a sensazione. Certo, la sua credibilità non è più quella di una volta e in molti hanno ormai scoperto da tempo i suoi bluff. Ma un bell'annuncio come ai vecchi tempi, che faccia leva sui temi tradizionalmente cari all'elettorato moderato, potrebbe comunque servire a riportarlo a galla, anche provvisoriamente. Ed ecco quindi l'idea: abolire l'Imu. Non è certo nuova, anzi, è un datato cavallo di battaglia del suo paparino Silvio. Non è neanche particolarmente percorribile, visto che difficilmente l'Europa gli consentirebbe di eliminare una tassa imposta proprio da Bruxelles via Monti. Ma problemi come questi non l'hanno mai frenato in passato, figuriamoci se lo farebbero stavolta. Indiscrezioni sempre più insistenti, cui ha dato voce il Corriere della Sera, giurano che sia questa la trovata di Matteo per tornare sulle prime pagine dei giornali dal prossimo settembre.

Blindare il Senato
Poi c'è da ricompattare la sua maggioranza, curando i mal di pancia dei principali alleati. E per questo è già pronto un rimpastino da realizzare il 21 luglio. Al Nuovo Centro Destra di Alfano andrebbe un altro ministero, quello degli Affari regionali creato su misura per Gaetano Quagliariello; a Scelta civica un sottosegretariato alle Infrastrutture; alla minoranza del Pd il viceministero allo Sviluppo per Cesare Damiano. Una bella spartizione di poltrone da manuale Cencelli, insomma, in perfetto stile democristiano. Ma pure questo non basterebbe a garantire al Senato dei numeri solidi a questa traballante maggioranza. Servono dei soccorsi esterni, e al più presto. Niente paura: c'è il fido Denis Verdini, che ha già fatto intuire le sue intenzioni votando con il governo il decreto della Buona scuola. I suoi fedelissimi (un manipolo di cosentiniani, nel senso dell'ex onorevole arrestato Nicola Cosentino, e altri gigli di campo da Forza Italia) hanno già pronto il nuovo gruppo da lanciare a settembre, che sempre secondo il Corriere della sera si chiamerà Azione liberale.

Ricostituire il Nazareno
Non è chiaro se si tratti di un vero e proprio strappo da Silvio Berlusconi o di una semplice pantomima guidata dietro le quinte dall'ex Cav. Se anche il gruppetto dei verdiniani non dovesse bastare a garantire la sopravvivenza di questo governo, infatti, il paparino non esclude di tornare a dare una mano al suo figliolo prediletto. Sarebbe il patto del Nazareno 2.0, per il quale si tratta in questi giorni (tramite l'ex capo di Cassa depositi e prestiti Franco Bassanini) approfittando delle correnti delle colombe, che sia nel Pd che in Forza Italia temono la fine anticipata della legislatura e quindi il loro ritorno a casa (non sia mai!). Sarebbe un patto «light», stavolta, solo sulla riforma del Senato e poco altro. Eppure non è detto che alla fine Berlusconi ci stia davvero: alcuni uomini vicino a lui hanno sussurrato a Repubblica che il patto si farebbe solo se precipitasse la situazione (per il contagio della crisi greca o per un attacco dell'Isis), ma non certo per regalare a Renzi le sue riforme.

Preparare un nuovo governo
Dunque, se anche tutte queste elaborate strategie finissero con l'ennesimo buco nell'acqua? A Matteo Renzi, in quel caso, non resterebbe che giocarsi la carta delle dimissioni. Naturalmente, non si tornerebbe comunque ad elezioni, sempre per non correre il rischio di scollare i parlamentari dalla loro amata poltrona. Piuttosto, Sergio Mattarella ci regalerebbe l'ennesimo governo di unità nazionale (non vedevate l'ora, eh?). Guidato da Pietro Grasso, il presidente del Senato che si è già smarcato dai renziani (facendo infuriare il gruppo del Pd) in occasione del recente voto sulla scuola, e che incarnerebbe bene quel nome istituzionale potenzialmente gradito sia alla sinistra che a Berlusconi. Troppi scenari? Vi gira la testa? Non vi preoccupate: basterà attendere poche altre settimane per conoscere il destino finale del governo. E della nostra povera Italia.

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