22 febbraio 2020
Aggiornato 17:30
Emergenza sbarchi

Tonini: «Senza accordo Tobruk-Tripoli, Onu userà la forza»

La speranza è quella di gestire l'emergenza profughi insieme alla Libia, «ma se non ci sarà un accordo tra Tripoli e Tobruk, devono sapere che vanno incontro a un uso della forza legittimato da una risoluzione Onu». Giorgio Tonini, capogruppo Pd in commissione Esteri, commenta così la gestione della situazione con i Paesi africani.

ROMA (askanews) - Di fronte al sospetto fondato che i governi di Tripoli e di Tobruk svolgano un ruolo attivo nella vicenda delle carrette del mare e della tratta di migranti, il senatore Giorgio Tonini, capogruppo Pd in commissione Esteri e membro della segreteria Renzi, non ha dubbi e, intervistato da l'Avvenire, ha messo in guardia: «La speranza è gestire l'emergenza-profughi insieme alla Libia, ma se non ci sarà un accordo tra Tripoli e Tobruk, devono sapere che vanno incontro a un uso della forza legittimato da una risoluzione Onu».

Serve il conto alla rovescia per agire
«Sarò chiaro - ha poi aggiunto - nessuno immagini che ci mettiamo a sparare ai barconi con le persone sopra. E nessuno immagini che dal mare riportiamo gli immigrati in Libia, dove non ci sono condizioni di sicurezza per la loro vita». Sui tempi Tonini ha spiegato che il negoziato tra le fazioni libiche «è l'Ue che deve chiedere alle Nazioni unite di fissare un conto alla rovescia molto rigido, dopo il quale, qualsiasi sia l'esito, si passi all'azione per evitare altre tragedie in mare».

Segnale di unità in Parlamento
Circa il segnale politico che ha dato ieri il Parlamento sul mandato a Renzi per il consiglio Ue straordinario di oggi, Tonini ha rimarcato come «al di là di polemiche di basso livello, mi sembra ci sia stato un sostanziale segnale di unità in Parlamento tra Pd, maggioranza, Fi e anche M5S. E pure in Europa il clima mi pare stia cambiando: prima l'Italia gestiva una situazione d'emergenza in totale solitudine, oggi l'Ue può attrezzarsi per una risposta strutturale».

Gli obiettivi dei premier
Sugli obiettivi infine con cui il premier va oggi a Bruxelles, Tonini ha sintetizzato: «L'Italia va al consiglio Ue con 4 obiettivi. Il primo è il rafforzamento di Triton. Ma è un intervento-tampone a breve termine. Il secondo obiettivo è stabilizzare la Libia. L'Europa deve mandare un messaggio chiaro ai due Parlamenti in lotta, alle tribù e alle fazioni armate: è il momento di costituire un governo di unità nazionale, non pensino di temporeggiare o di usare le risorse che derivano dal traffico di essere umani per continuare a farsi la guerra. Poi Ue, Libia e Alto commissariato Onu per i rifugiati, insieme, creino campi profughi sulla costa, individuando le persone che hanno diritto all'asilo e consentendo loro di entrare in Europa con un corridoio umanitario. In realtà il piano è più ambizioso e prevede la raccolta dei migranti non solo in Libia, ma già dopo la linea del Sahara. Il quarto obiettivo è collegato al terzo, ed è una proporzionata distribuzione dei rifugiati tra i 28 Stati membri».