19 settembre 2020
Aggiornato 01:00
Emergenza sbarchi

Luigi Di Maio sugli sbarchi: «Vanno messi fuori uso i barconi. È un'emergenza nazionale»

Il Ministro degli Esteri: «Serve nuovo accordo con la Tunisia su migranti. I gommoni sfuggono ai radar, sembra l'Albania di vent'anni fa. UE risponda, rispetti i patti su redistribuzione»

Luigi Di Maio, Ministro degli Esteri
Luigi Di Maio, Ministro degli Esteri ANSA

«Nessuna impostazione ideologica, serve pragmatismo, bisogna fermare i barconi che partono dalla Tunisia e dialogare per una nuova intesa con Tunisi sui flussi». Così il ministro degli Esteri Luigi Di Maio spiega la sua strategia per fermare gli arrivi di migranti nel Paese parlando al Corriere della Sera.

«Va portato avanti il negoziato per un nuovo accordo in materia migratoria e presto io stesso andrò a Tunisi per affrontare il tema, ma prima voglio i fatti. Bisogna lavorare subito ad un accordo con le autorità tunisine affinché sequestrino in loco e mettano fuori uso barchini e gommoni utilizzati per le traversate, perché le imbarcazioni che stanno arrivando sono di questo tipo qui, cosiddette fantasma, spesso fuggono ai radar - ha detto Di Maio - Lo scenario ricorda quello albanese degli inizi del 2000 e allora con il governo di Tirana si cooperò in questo senso, il che contribuì a fermare i flussi. Con Tunisi dobbiamo sperimentare la medesima strada a mio avviso, lavorando naturalmente su più fronti».

«E' un'emergenza nazionale»

Il ministro degli Esteri ha sottolineato che «qui non si tratta di avere una linea dura o meno, non c'è e non deve esserci un approccio ideologico al tema, bensì pragmatico e concreto. La questione degli sbarchi, unita al rischio sanitario con la pandemia è un tema di sicurezza nazionale. Quanto accaduto a Caltanissetta e a Porto Empedocle deve far pensare, i cittadini chiedono giustamente delle risposte e il dovere di uno Stato è darle quelle risposte, lavorando per risolvere il problema alla radice».

«C'è una fase di instabilità politica in Tunisia che sta alimentando gli arrivi verso l'Italia e noi non dobbiamo pensare a come fermare gli sbarchi, ma a come bloccare le partenze. Questo è il nodo che stiamo affrontando già a livello governativo. Anche perché la Tunisia è un Paese sicuro e chi parte per l'Italia viene rimpatriato. Non sarà regolarizzato nessuno», ha aggiunto.

«UE risponda, rispetti i patti su redistribuzione»

«L'UE deve rispondere e ho accolto con soddisfazione l'appello di ieri da parte della Commissione, che dopo i nostri avvisi si è detta pronta a collaborare. Noi chiediamo semplicemente che siano rispettati i patti. Chiediamo a Bruxelles un ruolo proattivo tanto in termini di riammissione che di riduzione delle partenze irregolari e in questa cornice vogliamo coinvolgere anche i Commissari UE competenti come gli Affari Interni Ylva Johansson, che si è già detta a disposizione, e il Commissario per l'Allargamento e il Vicinato Varhelyi», ha continuato il ministro degli Esteri Luigi..

«La redistribuzione era già in vigore, poi sospesa durante il picco della pandemia, ma ora il picco fortunatamente in Italia è passato e il nostro confine meridionale, lo ricordo, è un confine europeo oltre che italiano», ha aggiunto.