21 aprile 2019
Aggiornato 13:00
Il Senatore di Sel: nel «Salva Ilva» c'è anche l'«affossa fornitori»

Stefàno: «Espropriare un privato che ha fatto danni è un dovere dello Stato»

Il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, ha nominato i tre commissari, fuori i Riva. Il senatore di Sel Dario Stefano plaude all'azione dello Stato che va in soccorso alla comunità e al territorio tarantino, ma avverte: «Rivedete le criticità del decreto»

ROMA«Io credo che la prospettiva di uno stato che interviene per mettere fine a tutta una serie di inadempienze da parte del privato – inadempienze che hanno inciso molto sul tema ambientale e della salute dei cittadini di una comunità – è una prospettiva che non può essere considerata impropria». Così il Senatore Dario Stefàno, di Sel, risponde alle domande di DiariodelWeb.it sul commissariamento dell'Ilva.

LE CRITICITÀ DEL «SALVA TARANTO»«Ci troviamo di fronte ad una vicenda rispetto alla quale il privato da anni non adempie alle prescrizioni provocando il conclamarsi di danni ambientali e sanitari di rilevanza», continua il senatore di Sel. «Il problema è che bisogna capire con che criteri lo Stato mette in campo questa iniziativa, per andare dove. Perché se, come si sta palesando nei provvedimenti che accompagnano questa nuova iniziativa del Governo su Taranto, si passa per percorsi di bad company che buttano al mare il sacrificio di tutto l'indotto degli anni precedenti, è una cosa che bisogna immediatamente rivedere». L'esponente di Sel spiega poi i limiti del decreto che dovrebbe salvare l'Ilva di Taranto: «Il decreto cosiddetto 'Salva Taranto' ha tutta una serie di criticità che pure sono state messe da molti in evidenza – non ultima quella di limitare ad una certa percentuale gli adempimenti rispetto alle prescrizioni dell Aja o quella di assicurare ad alcuni impianti (mi riferisco alle discariche) – procedure assolutamente straordinarie che lasciano qualche perplessità rispetto, poi, all'adozione delle misure di prevenzione che servono. Ma se addirittura questo decreto apre alla strada della chiusura di tutta la parte debitoria dell'azienda fino a oggi, buttando a mare, tutto un indotto che da tempo soffre già le difficoltà dell'Ilva, allora questo è inaccettabile. È inaccettabile non solo come pugliese, ma proprio come principio. Perché lo Stato – continua Stefàno – deve preoccuparsi di tutelare anche tutti coloro che sono esposti con Ilva e che oggi non possono essere lasciati soli».

IL DOVERE DELLO STATO - Quindi – secondo le parole del Senatore – non si parla affatto di 'esproprio', ma «si tratta di mettersi al posto del privato per assicurare ad un territorio e ad una comunità un minimo di elementi di sostenibilità ambientale e sanitaria. Si tratta di questo: non la considero solo un'opzione, ma lo considero un dovere da parte dello Stato intervenire di fronte a questa reiterata inadempienza». In merito alla 'guerra' dichiarata al Governo dagli ex proprietari dell'Ilva, il Senatore sostiene che i Riva «rispetto alla rivendicazione dei diritti dovrebbero essere più cauti, perché lì c'è una comunità, un'intera regione che ai Riva potrebbe chiedere molto di più, per tutta una serie di obblighi che aveva e che non sono stati assolutamente adempiuti e rispettati». E Stefàno conclude: «I Riva credo che dovrebbero cambiare atteggiamento rispetto al passato: oggi viviamo in una situazione nella quale non possono immaginare più di avere degli sconti. E io mi auguro che non li abbiano».

LA NUOVA VITA DELL'ILVA - Inizia la nuova avventura dell'impianto siderurgico tarantino dell'Ilva: Pietro Gnudi, Corrado Carrubba e Enrico Laghi a prendere le redini della situazione. I Riva, dunque, escono di scena e a farla da padrone (letteralmente) è lo Stato. Il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, ha nominato i tre commissari, dando di fatto il ben servito ai vecchi proprietari. Al via, dunque, l'era dell'amministrazione straordinaria che vede riconfermato Gnudi nella veste di commissario e Carrubba in quella di sub commissario all'Ambiente. Il triumvirato è coronato dalla presenza di Enrico Laghi, docente di economia aziendale all'Università La Sapienza di Roma e esperto di crisi d'impresa.

CARRUBBA PER L'AMBIENTE - Lo Stato cancella così le chiacchiere natalizie che vedevano il premier pronto ad approvare il decreto che modificasse la Prodi-Marzano, sollevando forti preoccupazioni nel tarantino per il probabile accantonamento della delicatissima questione ambientale. Con un colpo di spugna il Governo decide, invece, di non apportare alcuna variazione, inserendo, anzi, a tutela dell'ambiente Carrubba, sub commissario con delega all'ambiente.

IL PROBLEMA DELL'INDOTTO - Intanto i problemi dell'Ilva rimangono tanti e complessi: l'emergenza indotto, in primis, con i fornitori dell'Ilva in sciopero da due giorni per i mancati pagamenti, e la possibilità concreta di 4 mila licenziamenti. Ci sarebbero 150 milioni messi a disposizione da Fintenca, quindi dallo Stato, ma – come riporta La Repubblica oggi – bloccati per un vecchio contenzioso di natura burocratica. Andrea Guerra, ex ad di Luxottica e oggi consigliere di Renzi per le questioni particolarmente sensibili come quella dell'Ilva, invita a non trastullarsi troppo: «C'è bisogno fare in fretta».

LA GUERRA DEI RIVA - Gli ormai ex proprietari dell'azienda tarantina, però, non sembrano disposti a cedere e dichiarano, di fatto, guerra al Governo, gridando all'esproprio e considerato ingiusto l'intervento dello Stato. Si vocifera, inoltre, che la famiglia Riva – fino a pochi giorni in linea col Governo e disponibile a contribuire all'operazione – sia disposta addirittura a ricorrere all'Europa per denunciare la mossa illegittima dello Stato.

CONFINDUSTRIA STA CON L'INDOTTO - Confindustria si schiera dalla parte dei creditori che hanno contribuito a garantire la continuità produttiva dell'Ilva e, ora, – a detta del direttore generale di Confindustria - «non possono pagare il costo del risanamento». Commentando il Dl 1 del 2015, in la Panucci sostiene che è un provvedimento che certamente segna «una cesura rispetto al passato», in quanto con il passaggio all'amministrazione straordinaria si giunge ad un «definitivo spossessamento della proprietà motivato dall'esigenza di far fronte a una situazione di presunta insolvenza». La Panucci chiede che venga modificato il decreto in Parlamento, «rafforzando e ampliando il perimetro dei creditori strategici», riferendosi ovviamente alle aziende dell'indotto di Taranto che subiscono direttamente le conseguenze della crisi dell'impianto siderurgico. La partecipazione dello Stato, secondo il direttore generale di Confindustria, è positiva, ma è necessario che «la partecipazione pubblica sia per un periodo circoscritto e poi di nuovo l'impresa torni sul mercato».