21 settembre 2018
Aggiornato 23:00

Ilva, Di Maio non annulla la gara: "Ecco perché l'ho fatto". Calenda: "Ha mentito"

Il ministro del MISE ha formalmente chiuso il procedimento di gara di aggiudicazione dell’Ilva disponendo «di non procedere all’annullamento»
Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, in un punto stampa all'esterno del MISE al termine della ratifica dell'accordo sul Ilva
Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, in un punto stampa all'esterno del MISE al termine della ratifica dell'accordo sul Ilva (ANSA/CLAUDIO PERI)

TARANTO - Il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha formalmente chiuso il procedimento di gara di aggiudicazione dell’Ilva disponendo «di non procedere all’annullamento». Lo riporta un documento pubblicato sul sito del Mise, inviato alla società Am Investco Italy e per conoscenza ai commissari Ilva, nel quale si richiama l’accordo con i sindacati firmato due giorni fa. E in una diretta Facebook Di Maio ha poi dichiarato: «Certo, in campagna elettorale avevamo detto che volevamo la riconversione economica con la chiusura dello stabilimento» dell’Ilva di Taranto, «poi siamo arrivati qui e in un cassetto abbiamo trovato un contratto con cui il precedente governo si era già impegnato con un privato e che non si poteva annullare nonostante la gara per arrivare al quel contratto fosse illegittima». «A quel punto – ha aggiunto – abbiamo cercato di fare meglio di quelli di prima: nessun esubero, nessun licenziato, tutti assunti con l’articolo 18 e non con il Jobs Act. Abbiamo risolto la crisi Ilva in tre mesi quando quelli di prima in 6 anni non erano stati capaci».

Interesse pubblico
Sul sito del Mise è stato pubblicato pure il parere dell’Avvocatura generale dello Stato riguardo alle anomalie della procedura di gara vinta a ArcelorMittal e in particolare sulla possibilità di un suo annullamento, secondo il quale si può «ragionevolmente affermare che la possibilità di addivenire a un legittimo esercizio del potere di annullamento deve ancorarsi a un interesse pubblico concreto ed attuale particolarmente corroborato». A tal fine, a titolo meramente indicativo, "utili riferimenti potranno trarsi proprio dai molteplici interventi della Corte Costituzionale la quale ha precisamente evidenziato gli interessi costituzionalmente protetti che vengono in evidenza nella ‘questione Ilva’ la cui gradazione evidentemente compete alla discrezionalità politica».

Cosa serve per annullare l'aggiudicazione ad ArcelorMittal
Nel parere l’Avvocatura dello Stato spiega, quindi, che per annullare l’aggiudicazione dell’Ilva ad ArcelorMittal non basta che la procedura abbia profili di illegittimità ma è necessario l’interesse pubblico. «L’illegittimità, pur costituendo un necessario presupposto dell’annullamento di ufficio, non può da sola giustificare la decisione di rimuovere il provvedimento invalido, essendo altresì necessaria la sussistenza di interesse pubblico concreto e attuale». «Lo snodo evidentemente – prosegue il parere – è costituito dalla sussistenza di concrete ragioni di interesse pubblico non semplicemente rinvenibili nella pur fondamentale esigenza di ripristino della legalità, in ipotesi violata».

L'attacco di Calenda
In un altro passaggio si legge che piu che un’ipotesi di annullamento in autotutela per vizi di legittimità, che parrebbe da escludersi, in astratto sembrerebbe più plausibilmente profilarsi una situazione riconducibile alla revoca dell’aggiudicazione per motivi di opportunità, "ove le risultanze di un’istruttoria che solo l’Amministrazione può effettuare portassero a ritenere in concreto che all’attualità altri soggetti abbiano interesse a concorrere». Tuttavia, l’Avvocatura sottolinea che si tratta di un percorso "altrimenti sconsigliabile ed assai complesso", che comporterebbe l’obbligo di indennizzo in favore dell’aggiudicatario e richiederebbe in ogni caso un "intervento normativo primario demolitorio della procedura svolta». Dopo la pubblicazione del parere, su Twitter, l’ex ministro Carlo Calenda ha attaccato nuovamente Di Maio: «Chiaro ora perché Di Maio ha tenuto segreto il parere! L’Avvocatura conferma in pieno parere precedente su rilanci. Eccesso di potere ci sarebbe stato se non si fosse tenuto in conto interesse pubblico. In un paese serio un ministro che distorce un parere istituzionale si dimette».