20 giugno 2019
Aggiornato 09:30
Dopo il «giallo» del bollino

Brunetta: Salviamo la Ragioneria generale dello Stato

«Se c'era una struttura dell'Amministrazione centrale dello Stato capace di svolgere un ruolo adeguato ai compiti affidategli, questa era la Ragioneria generale dello Stato. Sono bastati pochi mesi del governo Renzi e tutto ciò appare essere un pallido ricordo».

ROMA - «Se c'era una struttura dell'Amministrazione centrale dello Stato capace di svolgere un ruolo adeguato ai compiti affidategli, questa era la Ragioneria generale dello Stato. Un corpo, più che una semplice struttura burocratica, insieme a quella del Tesoro, capace di misurarsi costantemente con gli impulsi, tutt'altro che positivi, provenienti dal mercato. Sono bastati pochi mesi del governo Renzi e tutto ciò appare essere un pallido ricordo». Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un intervento pubblicato da «Il Giornale».

BRUNETTA: RENZI, CHE FINE HA FATTO IL BOLLINO? - «Quod non fecerunt barbari, fecit Renzi. Erano sopravvissuti al carattere difficile di Giulio Tremonti - prosegue Brunetta - oggi sono stati costretti a ripiegare. Matteo Renzi li ha semplicemente asfaltati: com'è solito dire nell'eleganza della sua eloquenza. Li ha costretti a redigere un Def subito archiviato da una manovra che ne negava in radice i presupposti, passando all'improvviso da 22-25 miliardi a 36. La relazione tecnica doveva accompagnare il provvedimento trasmesso al Quirinale, ma il testo è arrivato senza 'bollinatura', tra stupore, preoccupazione e forte imbarazzo del Colle».

LA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI, ALLA RGS - «La ragione? Contrasti evidenti - sottolinea - tra i dirigenti della Ragioneria. Notte di lunghi coltelli, nella ricerca di un rapporto preferenziale con il premier, nella speranza di avanzamenti di carriera. E quindi piena disponibilità a voler legare l'asino dove vuole il padrone. La forza della Ragioneria dello Stato derivava dal suo rapporto privilegiato con il Parlamento. Era questo legame che le dava la forza di resistere alle inevitabili pressioni del vertice politico. Al Ragioniere generale dello Stato furono attribuiti poteri propri. Sua e soltanto sua era la responsabilità di certificare l'esattezza dei conti, con un' expertise da sottoporre al vaglio del Parlamento. Le due Camere ne vagliavano i contenuti, fornendo i necessari elementi di conoscenza alla Commissione bilancio. Che aveva il potere di far decadere quelle parti del provvedimento che non risultavano coperte dal punto di vista finanziario. Su tutto dominava l'articolo 81 della Costituzione. Quell'articolo è stato oggi rinforzato, alla luce dei Trattati internazionali. Ma ecco il paradosso. I tecnici del ministero dell'Economia - osserva Brunetta - hanno opposto una qualche resistenza. Di fronte alla ruvidezza dell'intervento di Palazzo Chigi sono stati costretti a ripiegare, ma non hanno rinunciato a porre comunque dei piccoli paletti. Le clausole di salvaguardia. Si tratta di coperture a futura memoria: scatteranno sotto forma di maggiore imposte se le ipotesi si dimostreranno infondate. Oggi, a quanto è dato sapere, raggiungeranno i 20 miliardi nel 2015 ed addirittura i 30 l'anno successivo. Con l'aliquota dell'Iva destinata a salire progressivamente fino al 25,5%. Insomma: après moi le déluge ! Tesi profetica di Luigi XV, visto che al suo successore la rivoluzione francese tagliò la testa. Furbizie e prepotenze a parte, cosa dimostra l'esistenza di questo smottamento?», si chiede Brunetta.