22 aprile 2021
Aggiornato 02:30
I 1000 giorni del governo

Renzi: «Siamo pronti anche al voto»

«Abbiamo interrotto la caduta, ma non ci accontentiamo, ha detto il premier che poi ha promesso: la seplificazione e riduzione fiscale, la legge sui diritti civili, la riforma della Rai, l' uso dei fondi europei, la riforma della scuola, e l'abbassamento del carico fiscale sul lavoro.»

ROMA - Matteo Renzi non si è lasciato troppo impressionare dai dati forniti ieri dall'Ocse e non ha cambiato nemmeno un virgola della scaletta che aveva preparato per illustrare alla Camera dei Deputati il programma del suo governo per i «1.000 giorni».
Il premier non ha però sottovalutato il messaggio che il socio del patto del Nazareno gli ha fatto recapitare, alla vigilia del suo intervento in Parlamento, dal «Mattinale», curato dallo staff di Renato Brunetta. Il messaggio, replicato oggi direttamente dal capo gruppo di Forza Italia alla Camera, era in pratica questo: «Caro Renzi visto che non ce la fai a fare le riforme da solo o fai un governo di unità nazionale con con noi o è meglio che si vada ad elezioni anticipate».

NON ABBIAMO PAURA DEL VOTO - «L'orizzonte della legislatura in corso è quello fissato dalla scadenza naturale, anche se il governo non ha paura delle urne» è stata oggi la risposta secca di Matteo Renzi, che poi ha specificato: «Vi proponiamo di utilizzare come scadenza della legislatura la scadenza naturale, sapendo che è facoltà delle camere in ogni momento negare la fiducia e sapendo che da questa parte del tavolo non abbiamo paura di confrontarci con gli italiani».

I 1.000 GIORNI ULTIMA CHANCE - Il programma di governo dei '1.000 giornì rappresenta «l'ultima chance per l'Italia» e definirlo un «tentativo di dilazione, di prendere tempo» da parte dell'esecutivo è «una lettura grottesca e ridicola», ha affermato il premier Matteo Renzi nella sua informativa alla Camera.

PUNTIAMO ALLA CRESCITA- L'Italia negli ultimi mesi ha «interrotto la caduta» ma «questo non basta, dobbiamo tornare a crescere», ha precisato il presidente del Consiglio esponendo il suo programma: «L'Eurozona - ha aggiunto - è ferma e l'Italia ha interrotto la caduta. Ma questo non basta, non è sufficiente I numeri non sono più quelli devastanti di nove mesi fa, ma chi si accontentasse di interrompere la caduta avrebbe un problema per il quale farsi vedere da uno bravo».
Insiste il premier: «Abbiamo bisogno di tornare a crescere. Può essere felice la decrescita solo per chi non ha mai visto un cassintegrato, per chi non ha mai visto un imprenditore vedersi respingere in banca una richiesta di fido. Noi abbiamo bisogno di rovesciare e reimpostare la scommessa politica ed economica di questo paese».

IL MODELLO SPAGNOLO MI FA RIDERE- Il modello da seguire per l'Italia non può essere la Spagna, Matteo Renzi risponde così alle sollecitazioni arrivate dalla BCE nei giorni scorsi: «Il nostro disegno culturale non può essere quello che ci viene rappresentato dicendo che dovremmo imitare altri paesi europei, riducendo il salario dei lavoratori. Questo definisce una scommessa italiana che punta su una produzione di bassa qualità, sulla riduzione del potere di acquisto del ceto medio, che impedisce agli italiani di fare le cose belle che hanno sempre fatto».
«Mi scappa da ridere - insiste - quando sento dire che il nostro modello debba essere la Spagna ho grande stima della Spagna, ma quando sento dire che il nostro modello dovrebbe essere un paese che ha il doppio della disoccupazione dell'Italia mi preoccupo».

IN POLITICA ESTERA SAREMO PROTAGONISTI - La nomina di Federica Mogherini alla guida della politica estera Ue è un successo ed è «sconvolgente» che «i professionisti nostrani del commento» abbiano criticato la mossa del governo, ha affermato il premier che poi ha protestato: «Sono sconvolto dal dibattito che ha accompagnato la nomina di Federica Mogherini. L'Italia che ottiene la guida della politica estera è considerata da alcuni 'professionisti nostrani del commento' come una sconfitta perché di politica estera non dobbiamo occuparci, come se fosse una mia personale impuntatura. Ho conservato i titoli: 'Telemaco torna a casa a mani vuote'. 'Il bullo toscano sbatte la faccia contro la burocrazia europea. Vogliamo riportare la politica estera - ha aggiunto Renzi - ad essere un elemento fondamentale della storia dell'Italia».

BASTA CON LA RENDITA SENATO - Il voto del Senato sulla riforma del bicameralismo è "importantissimo", perché dimostra che "il tempo delle rendite è finito per tutti".  «Credo che con il loro voto i senatori abbiano svolto una funzione importantissima, hanno dimostrato plasticamente che il tempo delle rendite è finito per tutti».

AL VOTO SENZA ALIBI - La nuova legge elettorale deve essere «fatta subito non per andare alle elezioni» ma per vincere contro «l'incapacità della classe politica», ha affermato il premier spiegando che «fare melina su questo suonerebbe come un affronto a chi l'ha sollecitata in questi mesi», come «uno schiaffo alla classe politica».
La nuova legge elettorale «non sarà una legge ad hoc - ha aggiunto - la faremo ascoltandoci, cercando punti di equilibrio. Però - ha sottolineato Renzi - sarà una legge dove sarà chiaro chi vince e le responsabilità che avrà. Una legge che toglierà alibi al vincitore che fallisce».

LE RIFORME SI FANNO INSIEME - «Vogliamo fare le riforme tutti insieme altrimenti non porteremo a casa il processo di cambiamento dell'Italia. O si fanno tutti insieme o non si esce dalla situazione con il passo della tartaruga dopo venti anni di stagnazione, di blocco della politica».

NON METTIAMO IN CRISI L'ENI - Il governo rispetta le indagini e le sentenze, ma non è disposto a consentire che «la prima azienda italiana» venga messa in crisi da «uno scoop» o da «un avviso di garanzia», ha detto il presidente del Consiglio che ha poi proseguito: «Voglio dire una cosa molto chiara: in queste ore un'azienda, che è la prima azienda italiana, che è la ventiduesima azienda nel mondo, è stata raggiunta da uno scoop, da un avviso di garanzia, da un'indagine. Io dico qui, davanti a voi, che noi aspettiamo le indagini e rispettiamo le sentenze, ma non consentiamo a nessuno scoop di mettere in crisi migliaia di posti di lavoro e non consentiamo a nessun avviso di garanzia, più o meno citofonato sui giornali, di cambiare la politica aziendale di questo paese. Se per voi questa è una svolta, prendetevi la svolta. Ma questo è un dato di fatto per rendere l'Italia un paese civile».

ABBIAMO SALVATO LE BANCHE ALTRUI - Le banche italiane sono in condizioni migliori di molte banche straniere, alcune delle quali sono state «salvate» grazie anche ai contribuiti dell'Italia, e sarebbe bene smetterla con la «cultura della lamentazione». «Le banche italiane negli stress test a mio giudizio saranno più forti di altre banche europee. Dobbiamo anche smetterla con questa cultura della lamentazione e del piagnisteo per cui in Italia va tutto male. Noi siamo quelli che hanno salvato le banche di altri paesi, nessuno ha salvato le nostre banche.
Perché sia chiaro come stanno le cose e qual è la realtà fattuale»
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ECCO COSA FAREMO - Legge sui diritti civili, riforma della Rai, uso dei fondi europei, riforma della scuola: sono questi alcuni dei temi che verranno affrontati nel programma dei 1.000 giorni messo a punto dal governo.

UNA STRATEGIA PER RIDURRE IL FISCO - Uno degli obiettivi dei 'mille giorni' di Matteo Renzi è la semplificazione e riduzione fiscale. Per il premier «Occorre una strategia condivisa e unitaria che porti alla semplificazione fiscale, all'abbassamento del carico fiscale sul lavoro che perseguiremo fin dal 2015, come abbiamo fatto nel 2014, e con il coinvolgimento del ceto medio». Una strategia, ha precisato, che è già iniziata nel 2014 con gli 80 euro ("Una misura di giustizia sociale") e con «l'abbassamento del 10% dell'Irap».