7 dicembre 2022
Aggiornato 23:00
Sanzioni alla Russia

Nuovo stop all’embargo del petrolio russo, la spunta Orban

La presidente della Commissione UE Ursula von der Leyer: «Inutile dare false aspettative. Tema non risolvibile nel corso di un Consiglio europeo perché è molto tecnico e c'è molto da discutere»

Il Presidente ungherese, Viktor Orban
Il Presidente ungherese, Viktor Orban Foto: Unione Europea

BRUXELLES - La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha detto oggi di non attendersi che si possa conseguire un accordo fra i leader europei, al vertice di Bruxelles del 30 e 31 maggio, che sblocchi la decisione sull'embargo contro le importazioni di petrolio russo prevista nel sesto pacchetto di sanzioni contro Mosca per l'invasione dell'Ucraina. «Non me lo aspetto, non voglio generare false aspettative», ha detto von der Leyen durante una intervista a Politico a margine del World Economic Forum di Davos.

Il problema principale per l'embargo Ue sul petrolio russo è il veto dell'Ungheria, che ne dipende pesantemente. Il premier ungherese Viktor Orban ha già detto che non avrebbe discusso delle sanzioni russe al vertice europeo della settimana prossima.

«Penso che non sia un argomento appropriato da risolvere al Consiglio europeo perché è molto tecnico», ha osservato la presidente della Commissione, spiegando che «stiamo parlando di paesi senza sbocco sul mare che necessitano di forniture alternative tramite gasdotti; quindi bisogna parlare degli investimenti nei gasdotti, per aumentare l'offerta, di raffinerie che devono essere aggiornate, e di investimenti nelle energie rinnovabili», ha detto ancora von der Leyen.

Delle sanzioni contro il petrolio russo bloccate ha parlato anche, nel pomeriggio a Bruxelles, il vicepresidente esecutivo della Commissione, Valdis Dombrovskis, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio Ecofin. Nella riunione dei ministri finanziari dell'Ue, ha riferito, «si è parlato anche delle sanzioni sul petrolio; per noi è importante passare rapidamente al completamento del sesto pacchetto, senza più indugiare».

«Sappiamo comunque - ha continuato Dombrovskis - che sono state manifestate delle preoccupazioni soprattutto da parte dei paesi che non hanno sbocco sul mare, per gli effetti che l'embargo sul petrolio russo avrebbe per la loro sicurezza di approvvigionamento. Stiamo operando con questi Stati membri per vedere come è meglio rispondere a queste preoccupazioni».

«Si consideri che prima della guerra, l'anno scorso, il 62% delle esportazioni della Russia verso l'Unione europea erano in idrocarburi. Quindi quando si pensa a queste importazioni dalla Russia, si pensa a quella che è la principale fonte di finanziamento della guerra. Ed è importante che queste decisioni vengono prese senza ulteriori ritardi, perché altrimenti mentre da un canto parliamo di un enorme sostegno finanziario all'Ucraina, parallelamente continuiamo a finanziare la guerra. E questo deve finire», ha concluso il vicepresidente della Commissione.

In realtà, dopo la presentazione del pacchetto «REpowerEU» da parte della Commissione, il 18 marzo, che propone una serie di misure per sbarazzarsi della dipendenza energetica dalla Russia, l'Ungheria sembra aver rafforzato ancora di più la sua opposizione all'elbargo sul petrolio del sesto pacchetto di sanzioni.

«REpowerEU» prefigura circa 300 milardi di finanziamenti, fra prestiti e sovvenzioni, per finanziare le misure indicate, e tra queste include anche degli investimenti per nuove infrastrutture (oleodotti e raffinerie) per compensare gli effetti negativi in Ungheria e altri paesi Ue dell'embargo sul petrolio russo. Ma l'accesso a questi fondi è possibile solo attraverso i piani nazionali di ripresa e resilienza (Pnrr) del Recovery plan europeo, che verranno modificati e aggiornati a questo fine.

Come è noto, il Pnrr dell'Ungheria è bloccato da un braccio di ferro tra Budapest e la Commissione. Bruxelles non approverà il piano fino a quando l'Ungheria non modificherà una serie di normative nazionali che non rispettano le condizioni dello stato di diritto. Contro questo diktat, Orban ha minacciato o usato l'arma del veto in altre occasioni in modo pretestuoso, per mettere sotto pressione la Commissione, ma senza legami diretti fra il Pnrr bloccato e le misure in questione.

Dopo «REpowerEU» invece, il veto dell'Ungheria contro l'embargo sul petrolio russo appare legato direttamente al blocco del suo Pnrr, che Budapest non può usare per compensare i pesanti effetti di quella sanzione sulla propria economia.