Esteri

Perché nessuno parla degli oltre 1000 cristiani perseguitati ogni mese nel mondo?

Ogni mese nel mondo vengono uccisi in media 322 cristiani a causa della loro fede religiosa e altri 722 subiscono violenza. Ma i media non ne parlano abbastanza e le Ong tacciono

Veglia di preghiera dopo un attacco bomba nel quartiere cristiano di Lahore, in Pakistan.
Veglia di preghiera dopo un attacco bomba nel quartiere cristiano di Lahore, in Pakistan. (ANSA/ EPA/RAHAT DAR)

ROMA - Ogni mese, nel mondo, vengono uccisi in media 322 cristiani a causa della loro fede religiosa. Altri 722 subiscono ogni genere di violenza. Il che significa che ogni mese, in media, vengono perseguitati oltre 1000 cristiani. Numeri che fanno poco rumore rispetto alle migliaia di morti nel Mediterraneo, ma non per questo meno degni di nota. Le persecuzioni contro i cristiani, infatti, sono un fenomeno in crescita e per questo pericoloso. Anche se sono in pochi a parlarne. A dare l'allarme è il report annuale pubblicato da Open Doors Usa, importante associazione no profit americana, e i numeri parlano da soli. Nel rapporto «World Watch List 2016» si evidenzia che solo l'anno scorso circa 8mila cristiani hanno perso la vita a causa della loro fede: è il dato più alto degli ultimi venticinque anni. Mentre in Birmania si consuma il silenzioso e drammatico genocidio dei Rohingya e le Ong di tutto il mondo hanno deciso di tacere sulle persecuzioni dei cristiani per una strana distorsione del concetto di "politically correct", noi del Diariodelweb abbiamo deciso di fare luce anche su questo triste fenomeno in crescita.

Il report di Open Doors Usa
Il report di Open Doors Usa sottolinea che in 60 paesi i cristiani continuano a rischiare la detenzione, la perdita della casa e dei beni, torture, decapitazioni, stupri e persino la morte. Nelle prime dieci posizioni di questa drammatica lista nera troviamo la Corea del Nord, l'Iraq, l'Eritrea, l'Afghanistan, la Siria, il Pakistan, la Somalia, il Sudan, l'Iran e la Libia. Emblematico, però, è il caso della Nigeria che nel 2016 è stata protagonista di una vera e propria escalation di omicidi a sfondo religioso: sono aumentati in pochi mesi del 62%. Il fenomeno è in aumento soprattutto in Africa, dove vengono uccisi più cristiani rispetto a qualsiasi altra parte del mondo. E secondo il rapporto dell'associazione no profit americana, l'islamismo è il principale responsabile della persecuzione cristiana nel mondo.

Le persecuzioni in Sudan
Nel Sudan, dove il potere politico ed economico è nelle mani del regime islamista di Al Bashir, il fenomeno è particolarmente grave. Almeno 17 chiese sono state rase al suolo in poco tempo con la scusa che non rispettavano le norme vigenti e molte altre si apprestano a fare la stessa fine. Le donne cristiane vengono spesso arrestate al termine delle celebrazioni religiose, quando escono dalla chiesa, con la scusa dell' «abbigliamento indecente» quando indossano i pantaloni o una semplice gonna oltre il ginocchio. La confisca di proprietà ecclesiastiche è all'ordine del giorno ed è impossibile, a fronte della distruzione dei vecchi edifici di culto, costruirne di nuovi. Nei campi profughi sudanesi i bambini sono costretti a recitare preghiere islamiche per ricevere del cibo e provare a sopravvivere. Ma nessuna Ong denuncia la situazione.

Cosa succede in Pakistan
Non va meglio in altre parti del mondo. In Pakistan dove c'è una fabbrica di laterizi ci sono decine di famiglie cristiane che vi lavorano e vivono nei dintorni in condizioni disumane e degradanti. Nel paese i cattolici sono costretti ad accettare le mansioni più umili per sopravvivere e le violazioni dei diritti umani – specialmente quelle dei diritti dell'infanzia – non si contano. Gli operai mediamente lavorano dalle 10 alle 12 ore al giorno e vengono pagati a cottimo: ogni mille mattoni realizzati a mano ricevono 890 rupie, pari a circa 9€. Nelle oltre 6mila fabbriche di mattoni del Punjab lavorano anche 24mila bambini. E sempre in una di queste fabbriche lavoravano anche i coniugi cristiani Shahzad Masih e Shama Bibi sequestrati per due giorni e poi bruciati vivi nella fornace della fabbrica perché accusati di aver dato fuoco ad un Corano. La denuncia arriva dal Punjab’s Labour Department.