15 agosto 2020
Aggiornato 03:00
Immigrazione

L'EPA, l'accordo di libero scambio tra Ue e Africa Occidentale che alimenta i flussi migratori

Quando Matteo Renzi si vanta di aver portato la linea dell'«aiutarli a casa loro» in Europa, si dimentica di citare le politiche europee in Africa in materia monetaria e commerciale. Che continuano ad alimentare il dramma delle migrazioni

ROMA - Se la sostanza della strategia italiana ed europea per controllare i flussi migratori dovrebbe essere, come pare, quella di cooperare con i Paesi africani per rimuovere alla radice le cause delle migrazioni, il dubbio è che tale strategia, per lo meno se perpetrata con i mezzi attuali, darà pochi frutti. E non solo per la quantità e qualità di risorse effettivamente destinate dai Paesi occidentali al Terzo mondo – argomento di cui vi abbiamo già parlato qui –, ma anche perché le politiche economiche e commerciali che ci legano agli Stati africani di certo non contribuiscono all'obiettivo. Tutt'altro. Il paradosso è che la rete di aiuti per lo sviluppo e la supervisione messe in atto dalle nazioni più benestanti grazie alla mediazione di enti come FMI e Banca Mondiale spesso non fanno altro che risucchiare ricchezza e risorse, circostanza che, come è facilmente intuibile, finisce per alimentare i flussi migratori. Il sistema monetario e di commercio mondiale lasciano quindi milioni di africani in condizioni di povertà estrema. Basti considerare la natura controversa dell'EPA, l'accordo di libero scambio tra UE e Africa Occidentale, che, nonostante gli slogan ufficiali, secondo diversi intellettuali non fa altro che perpetuare certe dinamiche di stampo post-coloniali.

L'EPA secondo l'Ue
Certo: a voler dare retta alle istituzioni europee, quell'accordo è una pietra miliare non solo della nostra politica commerciale, ma anche delle iniziative volte a garantire lo sviluppo dei Paesi africani. La pagina web che la Commissione europea dedica alla partnership con l’Africa Occidentale sostiene che l'EPA (The Economic Partnership Agreement) abbia apportato enormi benefici ad entrambe le parti. Lo stesso sostiene il documento Ue redatto nel settembre 2015 e intitolato Economic Partnership Agreement with West Africa-Facts and figures. Su questa linea, come è ampiamente immaginabile, tutti i report prodotti da parte dell'Unione europea.

Condizioni reciproche, concorrenza sleale
Eppure, non tutti sono d'accordo con la tesi ufficiale. Si discosta da essa ad esempio il rapporto del 2015 realizzato dalla Concord Europe, confederazione europea di Ong di aiuto e sostegno allo sviluppo, con sede in Svezia, citato anche dal giornalista Bill Mitchell. Il documento dimostra come l’EPA non sia davvero coerente con gli obiettivi di sviluppo dell’Africa Occidentale. Se infatti fino al 2000 l'Ue consentiva alle esportazioni provenienti dall’Africa Occidentale un accesso quasi completamente libero ai mercati europei, in seguito tali concessioni commerciali unilaterali vennero riconosciute come contrarie alle regole della WTO, in vigore dal 1994. Così, l’Ue decise di adottare una zona di libero scambio con l'Africa Occidentale al posto delle condizioni precedenti, rendendo necessariamente reciproche le condizioni. L'Europa avrebbe potuto chiedere alla WTO un’esenzione, come ha fatto ad esempio per la Moldavia, ma ha rifiutato di concedere lo stesso trattamento alle nazioni dell'Africa Occidentale.

Le minacce Ue
Non solo: durante le trattative, l'Ue è andata anche molto oltre le richieste della WTO in tema di liberalizzazioni, includendo servizi, investimenti e acquisizioni oltre ai meri beni. L’Africa Occidentale ha tentato naturalmente di opporsi, dichiarando di voler mantenere la possibilità di proteggere questi settori dalla concorrenza con gli Stati europei. Nel 2007, l’Ue non è riuscita a concludere gli accordi con le nazioni dell’Africa Occidentale, in parte perché l’Unione Europea garantisce già ai Paesi in via di sviluppo concessioni commerciali unilaterali nel quadro del regime «Tutto tranne armi», che offre loro accesso libero ai mercati europei senza costringerli a restituire le medesime liberalizzazioni in cambio. Per questa ragione, l'Unione ha minacciato tutte le nazioni dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico non incluse tra i Paesi in via di sviluppo di togliere loro l’accesso libero al mercato europeo, stabilendo una nuova deadline per il completamento degli accordi.

Solo Nigeria e pochi altri resistono
Una prova di forza perpetrata dagli Stati più ricchi del mondo nei confronti di quelli più poveri, che ha ottenuto l'obiettivo prefissato. Il report di Concord spiega infatti che molte nazioni dell’Africa Occidentale hanno ceduto di fronte alle minacce e hanno deciso di firmare l'accordo il 30 giugno 2014. Solo Nigeria, Gambia e Mauritania continuano a tenersene fuori: in particolare, la Nigeria non vuole cedere la sua sovranità all’Ue e «vuole sviluppare la sua industria e le sue vendite nel resto dell’Africa Occidentale, riducendo nel contempo la sua dipendenza dall’esportazione di petrolio».

Le condizioni precedenti molto più vantaggiose per l'Africa
Il report decostruisce dunque la narrazione europea sull'accodo di libero mercato con l'Africa Occidentale, dimostrando come quest'ultima non tragga affatto beneficio dalle nuove condizioni. E' vero infatti che l’EPA offre libero accesso al mercato europeo ai prodotti dell’Africa Occidentale, ma introduce evidenti svantaggi nella concorrenza. Inoltre ,ci si chiede perché i Paesi in via di sviluppo «dovrebbero affrontare questi sacrifici», quando hanno diritto alle concessioni commerciali unilaterali legate al ben più vantaggioso regime «tutto tranne le armi»?

Un danno per l'agricoltura locale
Non solo: l’EPA comporta un grosso rischio per l’agricoltura dell’Africa Occidentale, settore fondamentale che offre il 60% del lavoro e soddisfa l’80% delle esigenze alimentari della regione. L'accordo protegge invece soltanto il il 18% dei prodotti, e in generale liberalizza l’accesso a tutto il resto. Solo per fare un esempio, il latte in polvere importato più economico danneggerà la produzione locale di latte. L’Ue potrà infatti vendere i prodotti della sua agricoltura a un prezzo inferiore al costo, praticando una concorrenza sleale nei confronti dell’agricoltura del’Africa Occidentale. Il trattato, inoltre, non promuoverà gli aiuti necessari allo sviluppo. I fondi sono «molto al di sotto i bisogni stimati» per far fronte ai costi dovuti al passaggio al nuovo accordo. Inoltre, secondo il report a seguito di questo accordo «l’Africa Occidentale perderà lo spazio politico necessario a sviluppare la sua propria politica commerciale, al servizio delle esigenze dei suoi popoli, e perderà entrate fiscali che potrebbero aiutare a finanziare il suo sviluppo».

Non volevamo aiutarli a casa loro?
Del resto, conseguenze in parte simili e comunque nefaste avranno i grandi trattati commerciali che riguardano l'Italia sponsorizzati dai «campioni» della globalizzazione a ogni costo, come il Ceta, l'accordo di libero scambio Ue-Africa recentemente approvato, o il TTIP, il trattato Usa-Ue per ora bloccato da Trump. Quanto all'EPA, ad ogni modo, è che, ben lungi dal voler promuovere una partnership che favorisca lo sviluppo dei Paesi dell'Africa Occidentale, l'Unione europea, nonché la maggiore zona economica del mondo, sta cercando di ottenere concessioni commerciali sproporzionate da una delle regioni più povere del mondo, in buona parte area d'origine dei flussi migratori che stiamo cercando di contrastare. Un vero paradosso.