16 ottobre 2019
Aggiornato 13:30
Chi profetizza la vittoria di Macron farebbe meglio a ricordarlo

I francesi «bocciarono» l'Ue già 2 volte. E con la Le Pen potrebbero fare il tris

I tanti che, all'indomani del primo turno, danno quasi per certa la vittoria di Emmanuel Macron farebbero bene a ricordare che già in due occasioni, nel 1954 e nel 2005, i francesi hanno bocciato i piani di maggiore integrazione europea

PARIGI - Il risultato del primo turno delle elezioni presidenziali francesi è stato talmente rivoluzionario che i commentatori hanno cominciato a parlare della fine della Quinta Repubblica. Perché i due candidati che andranno al ballottaggio, l'indipendente socialista pentito Emmanuel Macron e la leader del Front National Marine Le Pen, hanno letteralmente scalzato i rappresentanti dei partiti tradizionali di destra e sinistra.

Addio socialisti, addio repubblicani
Addio socialisti, polverizzati dalla pessima performance del duo Hollande-Valls; addio, al contempo, ai repubblicani, che, con gli scandali che hanno travolto il loro candidato Francois Fillon, avevano ben poche possibilità di farcela. Ora la sfida si gioca tra due «outsider», ma completamente diversi tra loro: perché se la Le Pen, fortemente nazionalista e sovranista, raccoglie i voti e il consenso di chi il sistema lo vuole veramente polverizzare, Macron è sostenuto da tutto quell'ampio establishment politico e finanziario che teme le grandi rivoluzioni populiste. Socialisti e repubblicani compresi.

Per Macron una vittoria facile?
Sarà forse per questo che, all'indomani del primo turno, quasi tutti i commentatori europei e non solo profetizzano con convinzione la vittoria dell'europeista Macron. Il ragionamento è di facile comprensione: se tutti i candidati sconfitti, tranne quello di estrema sinistra Melenchon, hanno invitato i propri elettori a sostenere l'ex ministro dell'Economia, è probabile che quest'ultimo avrà vittoria facile contro Marine Le Pen.

Previsioni avventate?
Le variabili di cui tenere conto, però, sono tante. Da un lato l'incognita degli elettori di Melenchon, che potrebbero preferire la Le Pen o l'astensione piuttosto che avallare il candidato che considerano simbolo dei grandi poteri finanziari. Inoltre, non è affatto detto che gli appelli di Valls e dei socialisti superstiti bocciati tanto sonoramente alle urne sortiscano l'effetto sperato: il loro indice di gradimento è talmente basso che qualcuno potrebbe essere incoraggiato dal loro endorsement a votare il contrario rispetto a quanto indicato. Senza contare i precedenti internazionali: la Brexit e Donald Trump ci hanno insegnato (o dovrebbero averci insegnato) a usare prudenza. Sono tempi complicati e misteriosi, per i sondaggisti,  e se al primo turno ci hanno azzeccato in pieno, non significa che ciò accadrà anche al secondo: il popolo potrebbe sorprenderci anche questa volta. Soprattutto perché uno dei temi più caldi di questa campagna riguarda l'Europa e il suo futuro.

1954: i francesi bocciarono la Ced
E quando si parla di Europa, i francesi sono degli ossi duri. Perché già due volte, in passato, sono stati loro a mandare a monte progetti di ulteriore integrazione dell'Ue. Due episodi il cui ricordo sarà certamente vivido a Bruxelles, dove oggi si festeggia e ci si congratula con Macron. Il primo risale al 30 agosto 1954, quando fu proprio la Francia a bocciare la Comunità Europea di Difesa (CED) con il voto del suo Parlamento. La proposta della Ced era stata, peraltro, promossa proprio dalla Francia, per evitare un riarmo della Germania. In quella circostanza, ad opporsi a quella che sarebbe stata la realizzazione di ciò che oggi si definisce «difesa comune» o «esercito europeo» furono soprattutto i comunisti e i gaulliti.

2005: i francesi respinsero la Costituzione Ue
Il secondo episodio risale a tempi più recenti, e in particolare al 29 maggio 2005. In quella occasione, i francesi respinsero il testo della Costituzione europea con il 55% dei voti. La Francia fu il primo Paese a rifiutare il trattato ed il secondo ad adottare la forma referendaria sulla ratifica, dopo che l'analogo referendum spagnolo aveva approvato il documento nel febbraio dello stesso anno. L'esempio della Francia fu immediatamente seguito dai Paesi Bassi, e alla lungo ebbe l'effetto di «congelare» per sempre il progetto europeista.

L'euroscetticismo nacque in Francia, e in Francia potrebbe prevalere
Quella bocciatura cambiò la storia dell'Europa, perché impedì, de facto, che l'Ue si dotasse di più chiare istituzioni politiche e che gli Stati devolvessero ancora più poteri a Bruxelles. Si potrebbe affermare che quel 2005 fu l'atto di nascita di quello che oggi viene definito il «populismo euroscettico», e che proprio in Francia, oggi, 12 anni dopo, potrebbe esprimere il primo Presidente di uno Stato dell'Ue (per ora, s'intende). I precedenti, insomma, parlano chiaro: ecco perché, prima di stappare le bottiglie, i sostenitori di Macron e dell'Ue farebbero meglio ad aspettare.