12 novembre 2019
Aggiornato 19:30
Dopo il passaggio di testimone da Obama alla Cancelliera

Trump abbatte il tabł europeo, e «dichiara guerra» ad Angela Merkel

Nei suoi primi giorni di presidenza, Donald Trump ha gią infranto diversi tabł: uno su tutti, quello sull'indissolubilitą dell'Ue e sull'inoppugnabilitą della sua forma «alla tedesca». Rompendo clamorosamente con Obama (e non solo)

WASHINGTON - Nei suoi primissimi giorni di presidenza, Donald Trump ha già infranto diversi tabù: non solo il mantra della globalizzazione e del libero mercato, con l'annunciato ritiro dal TPP e la rinegoziazione di altri trattati simili - come il Nafta -, ma anche quello che riguarda l'indissolubilità dell'Unione europea e l'inoppugnabilità della sua forma «alla tedesca». Non che in campagna elettorale il tycoon avesse mancato di far intuire il proprio pensiero in merito: celebre, ad esempio, l'imprudente commento in cui etichettava Bruxelles «un inferno». Ma subito dopo essere diventato Presidente, Trump ha rincarato la dose, definendo la Brexit una «gran cosa», e profetizzando peraltro che, ben presto, altri Stati si sarebbero impegnati a liberarsi dalla tirannia dell'euro e dell'Ue.

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Cade il tabù dell'euro
Il tabù è definitivamente caduto quando Trump ha affrontato con maggiore dovizia di particolari la questione, criticando ferocemente la Germania e la sua strategia di tenere l'euro debole per avvantaggiarsi rispetto al resto dell'Unione e agli Stati Uniti. Un'analisi non direttamente uscita dalla bocca del tycoon, ma da quella di un suo direttissimo collaboratore, Peter Navarro, capo del Consiglio per il Commercio del Presidente americano, che al Financial Times ha definito senza mezzi termini l’euro «un marco travestito».

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Il battibecco sul «muslim ban»
Un battibecco che segue il gelido commento della Cancelliera al tycoon sul «muslim ban», misura bollata dalla Merkel come «ingiustificata». Il suo portavoce Steffen Seibert ha puntualizzato come la Cancelliera abbia condannato la decisione di Trump, e spiegato al Presidente gli obblighi che derivano dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati in una telefonata intercorsa lo scorso sabato.

Una dissonanza senza precedenti
I rapporti tra Berlino e Washington, insomma, sembrano decisamente traballanti. Non che in passato non si siano mai «intiepiditi»: si pensi allo scandalo Nsa, quando tra Obama e la Merkel calò il gelo dopo la scoperta che le telefonate di quest'ultima erano diligentemente ascoltate oltreoceano. Non sono mancate neppure, da Washington, critiche all'assoluta fedeltà alla filosofia dell'austerity nei periodi più drammatici della crisi greca. Eppure, la sensazione è che questa volta ci troviamo di fronte a qualcosa di più grave e profondo. Come una sorta di dissonanza nei valori fondamentali che si leggeva già in controluce nel messaggio di congratulazioni riservato a Trump dalla Cancelliera: «Germania e Stati Uniti sono legati da valori come democrazia, libertà, Stato di diritto, dignità dell'individuo senza differenze per origine, colore della pelle, credo, genere, orientamento sessuale e idee politiche. Sulla base di questi valori, offro una stretta cooperazione al futuro Presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump». Il sottotesto è intuibile: la cooperazione proseguirà unicamente sulla base di quel corredo valoriale. Nel quale è sottinteso, anche se non esplicitato, il pieno rispetto del progetto europeo (naturalmente alla tedesca).

Il testimone di Obama alla Merkel
Progetto che mai nessun Presidente americano prima di Trump ha osato mettere in discussione. Si ricorderà l'esplicito endorsement di Obama perché il Regno Unito restasse nell'Ue. In occasione del vertice di Varsavia dello scorso luglio, l'ex Presidente dichiarò: «Gli Usa hanno interesse in una Ue forte e democratica. L'unione europea è una delle grandi conquiste della storia, dobbiamo difenderla». E anche durante il suo ultimo tour europeo di novembre, Obama ha lasciato intendere al mondo intero che il destinatario del proprio testimone sarebbe stata proprio lei, Angela Merkel, alleata imprescindibile e guida dell'Europa di fronte alle sfide più dure. Non è un caso che, all'indomani della vittoria di Trump, la stampa liberal occidentale proclamava a una voce proprio la Merkel l'ultimo baluardo dell'attuale ordine mondiale.

Il «tifo» americano per l'Ue
Ma l'amicizia tra Usa e Ue è di lunga data, e precede addirittura la nascita di quest'ultima. Nonostante alcuni momenti di nervosismo, da sempre gli Stati Uniti si sono «aggrappati» all'Ue come all’ancora degli interessi regionali americani assieme alla NATO. Non a caso, non molti mesi fa l'autorevolissima penna del Telegraph Amrose Evans-Pritchard esplicitava ciò che molti pensano e nessuno dice, e cioè che la formazione stessa dell'Unione fu un progetto avallato e finanziato dalla Cia: «E’ stata Washington a guidare l’integrazione europea alla fine degli anni ’40, e a finanziarla di nascosto sotto le amministrazioni Truman, Eisenhower, Kennedy, Johnson e Nixon», ha scritto senza giri di parole l'illustre giornalista.

E ora?
Come cambieranno gli equilibri ora che alla Casa Bianca è seduto un Presidente che loda esplicitamente la Brexit, e che, attraverso un suo stretto collaboratore, accusa la Germania di ingaggiare una guerra sleale con la moneta (accusa fino ad oggi riservata alla Cina e a pochi altri)? Cambierà qualcosa di quella alleanza imprescindibile, con un Trump che promette un maggiore disimpegno, nonché una riconsiderazione degli equilibri dell'Alleanza atlantica?

Trump abbatterà i 3 pilastri della Merkel?
Profetizzare una rotta di collisione tra Usa e Ue sarebbe certamente avventato; l'impressione, però, che sia in corso un cambio di strategia è legittima: si veda l'impegno economico con Londra sancito dalla recente visita americana di Theresa May, la prima leader straniera alla Casa Bianca. Anche perché, tra i dossier che la Merkel aveva «blindato» con Obama in vista del cambio di guardia a Washington c'erano globalizzazione, clima e Cina. Campi sui quali, pur con le dovute cautele, Trump sembra determinato a proseguire sulla propria strada...