8 dicembre 2021
Aggiornato 06:30
Relazioni UE-USA

La UE propone agli USA un patto sull'economia digitale

Lo ha affermato a Bruxelles la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, intervenendo al dibattito della plenaria dell'Europarlamento sull'inaugurazione della nuova presidenza Usa di Joe Biden

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen Unione Europea

Nel campo delle norme sull'economia digitale l'UE «ha così tanto da offrire alla nuova Amministrazione di Washington: il percorso che abbiamo intrapreso in Europa può essere un modello a livello internazionale. Come è stato a lungo il caso del regolamento generale sulla protezione dei dati», il Gdpr. Lo ha affermato a Bruxelles la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, intervenendo al dibattito della plenaria dell'Europarlamento sull'inaugurazione della nuova presidenza Usa di Joe Biden.

Von der Leyen ha prospettato un'iniziativa congiunta Ue-Usa per creare nuove regole democratiche basate sui valori comuni e valide a livello mondiale: «Posso immaginare, ad esempio, un Consiglio comune per il commercio e la tecnologia, come primo passo. Insieme potremmo creare un regolamento sull'economia digitale valido in tutto il mondo: dalla protezione dei dati e della privacy alla sicurezza dell'infrastruttura tecnica. Un corpo di regole basato sui nostri valori: diritti umani e pluralismo, inclusione e tutela della privacy».

Durante il suo discorso, la presidente della Commissione ha rievocato le immagini dell'assalto a Capitol Hill, da parte degli estremisti seguaci di Trump, mobilitati dai messaggi di odio su Internet e dalle «fake news» sulle elezioni manipolate. E ha sottolineato che, sebbene sia stato giusto, ancorché tardivo, silenziare Trump sui social media, misure come questa dovrebbero essere prese in base alle leggi democratiche, e non a decisioni dei manager di aziende private.

«Il sollievo che molti di noi provano per il cambio di amministrazione a Washington - ha detto von der Leyen - non dovrebbe renderci ciechi di fronte al fatto che, sebbene la presidenza di Donald Trump possa appartenere alla storia tra poche ore, questo non vale per il suo movimento. Più di 70 milioni di americani hanno votato per lui alle elezioni. Solo pochi giorni fa, diverse centinaia di loro hanno preso d'assalto il Campidoglio a Washington, il cuore della democrazia americana».

«Le immagini televisive di quell'evento ci hanno sconvolti tutti. Questo è ciò che accade - ha sottolineato la presidente della Commissione - quando le parole incitano all'azione, quando l'incitamento all'odio e le 'fake news' si diffondono a macchia d'olio attraverso i media digitali. Diventano un pericolo per la democrazia. Dovremmo prendere queste immagini dagli Stati Uniti come un monito su cui riflettere».

Perché, ha avvertito, «nonostante la nostra profonda fiducia nella democrazia europea, noi non siamo immuni da eventi simili. Anche in Europa ci sono persone che si sentono svantaggiate e sono molto arrabbiate. Ci sono persone che aderiscono alle teorie cospirative dilaganti, che sono spesso un miscuglio confuso di fantasie completamente assurde. E, naturalmente, anche noi vediamo questo odio e il disprezzo per la nostra democrazia diffondersi senza filtri attraverso i social media e raggiungere milioni di persone».

Certo, ha continuato von der Leyen, «dobbiamo cercare di affrontare le preoccupazioni e i problemi di ciascuno dei nostri cittadini, come la paura di essere lasciati indietro economicamente nella pandemia. E in Europa lo stiamo facendo con il 'Next Generation EU'. Alla fine, tuttavia, potremmo non riuscire a convincere tutti che non esistono forze oscure che cercano di minare le nostre democrazie».

«Ma c'è una cosa - ha aggiunto - che noi politici possiamo e dobbiamo fare: dobbiamo assicurarci che i messaggi di odio e le 'fake news' non possano più essere diffusi senza controllo. Dobbiamo imporre limiti democratici al potere politico illimitato e incontrollato dei giganti di Internet. In un mondo in cui è più probabile che le opinioni che spingono alla radicalizzazione vengano ascoltate, il passo dalle teorie perverse del complotto alla morte degli agenti di polizia è breve. Sfortunatamente, l'assalto a Capitol Hill ci ha mostrato quanto questo sia vero».

«In Europa - ha precisato la presidente della Commissione - apprezziamo l'innovazione. Siamo entusiasti delle opportunità offerte dalla tecnologia moderna. Senza innovazione, senza progresso tecnologico, non ci sarà domani e perderemo ciò che ci interessa. Tuttavia - ha sottolineato -, le nuove tecnologie non devono mai significare che altri decidono come dovremmo vivere le nostre vite. Ed è esattamente di questo che sto parlando».

«A dicembre - ha ricordato von der Leyen - la Commissione ha proposto una legge Ue sui servizi digitali e sul mercato digitale. In estrema sintesi, vogliamo garantire che, in futuro, se qualcosa è illegale nel mondo reale, deve essere illegale anche su Internet. Vogliamo che le piattaforme online siano trasparenti su come funzionano i loro algoritmi. Non possiamo accettare una situazione in cui le decisioni che hanno un impatto di ampia portata sulla nostra democrazia vengono prese da programmi per computer senza alcun controllo umano».

«E vogliamo - ha proseguito la presidente della Commissione - che sia stabilito chiaramente che le società di Internet si assumano la responsabilità dei contenuti che diffondono. Non importa quanto sia stata giusta la decisione di Twitter di disattivare l'account di Donald Trump cinque minuti dopo la mezzanotte» il giorno dell'assalto a Capitol Hill.

«Un'interferenza così grave con la libertà di espressione - ha concluso von der Leyen - dovrebbe essere basata sulle leggi e non sulle regole aziendali. Dovrebbe essere basato sulle decisioni dei politici e dei parlamenti e non dei manager della Silicon Valley».

In questo contesto, va ricordato anche che l'Ue intende proporre un regime europeo di tassazione dei profitti generati in Europa da parte dei giganti dell'economia digitale, un progetto a cui Trump si opponeva fortemente, minacciando rappresaglie commerciali. Proprio la prospettiva di un cambiamento di posizione da parte della nuova presidenza americana ha convinto gli europei e ad accettare di rimandare di sei mesi il lancio di questo progetto, inizialmente previsto per l'inizio di quest'anno, per verificare se sarà possibile trovare prima una posizione comune a livello internazionale, e in particolare in seno all'Ocse.

(con fonte Askanews)