21 novembre 2019
Aggiornato 05:00
Il test è stato il quinto e ha causato un sisma di magnitudo 5.3

Corea del Nord, perché il nuovo test nucleare deve allarmarci sul serio

Dopo l'ultimo test nucleare, la Corea del Nord ritiene di poter montare una testata nucleare su un missile. Ma la comunità internazionale è divisa e incerta nel rispondere alla minaccia

SEOUL - Un terremoto nella notte, alle 2:30 ora italiana, ha terrorizzato l'Asia, ma questa volta non era un'imprevedibile minaccia naturale. Perché quella scossa di magnitudo 5.3 avvertita in Corea, ma anche in Cina e in Giappone, è stata l'immediata conseguenza dell'ultimo test nucleare effettuato dal regime nordcoreano, il quinto e «il più potente finora», come ha dichiarato la Corea del Sud. A causa di questo test, l'area interessata ha subito un terremoto di magnitudo 5.3. La televisione di Stato nordcoreana, questa mattina, ha dato la notizia del successo del test, confermando la notizia anticipata da Seoul e Tokyo.

Più pericoloso degli altri
La Corea del Nord ha dichiarato che il suo quinto test nucleare conferma la capacità del Paese di montare un'ogiva nucleare su un missile. «Questo test nucleare ha finalmente confermato la struttura e le caratteristiche specifiche di una testata nucleare standardizzata in modo da poter essere montata su missili balistici strategici», ha scritto l'agenzia norcoreana KCNA. Ed è proprio questo che rende l'azione di Pyongyang tanto pericolosa, come ha spiegato l'esperto Robert Kelly al Wall Street Journal.

I precedenti test
Non è affatto la prima volta che la Corea del Nord terrorizza il mondo con i suoi test. Il primo fu condotto il 9 ottobre 2006, mascherato dal regime come un'arma per difendere la pace. Quindi, i successivi furono attuati il 25 maggio 2009, il 12 febbraio 2013 (che per la prima volta utilizzò probabilmente un dispositivo a base di uranio), il 6 gennaio 2016, e il 9 marzo 2016. Ma quest'ultimo è più allarmante di tutti gli altri: perché appunto dimostrerebbe la capacità della Corea del Nord di montare una testata nucleare su un missile, con conseguenze potenzialmente disastrose.

La condanna di Obama
Dopo quanto accaduto, non sono mancate le reazioni internazionali. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha subito minacciato «gravi conseguenze», e ha invitato i vertici di Corea del Sud e Giappone a immediate consultazione. «Il Presidente - ha riferito Josh Earnest, portavoce della Casa Bianca - ha indicato che continuerà a consultarsi con gli alleati nei giorni a venire per dimostrare che le provocazioni della Corea del Nord avranno serie conseguenze»

La condanna della Cina 
Anche la Cina ha condannato con forza il test nucleare nordcoreano condotto questa notte. «Oggi la Corea del Nord ha di nuovo proceduto a un test nucleare nonostante l'opposizione generale della comunità internazionale, test al quale il governo cinese si oppone con forza», ha dichiarato il ministero cinese degli Esteri in un comunicato. Sulla stessa linea, il premier giapponese, Shinzo Abe, che ha definito il test nordcoreano «assolutamente inaccettabile»

Le divisioni della comunità internazionale
Tuttavia, la verità è che la comunità internazionale non è finora riuscita a dissuadere Pyongyang dall'effettuare questi test. In particolare, le rivalità tra le rispettive potenze impediscono che si riesca a concertare una strategia comune. E' questo il caso di Washington e Pechino, che condannano gli azzardi del regime nordcoreano, ma le cui politiche nella regione sono in netto contrasto. In primis, bisogna ricordare che la Cina è la maggior fornitrice di cibo e carburante per la Corea del Nord, e quindi fino ad ora si attestata su una linea piuttosto tollerante. Inoltre, Pechino rimane molto scettica in merito all'intenzione Usa di schierare uno scudo di difesa anti-missilistico in Corea del Sud, in risposta alle minacce di Pyongyang.

Il fallimento di Obama
D'altra parte, Stati Uniti e Cina si fronteggiano anche sulla questione delle isole contese nel Mar Cinese Meridionale, in cui Pechino rivendica la sovranità sulle isole Parcels e Spratyls, mentre Giappone, Stati Uniti, Filippine e Vietnam gliela contestano. Una questione potenzialmente esplosiva, e lasciata irrisolta dall'amministrazione Obama. Non a caso, un editoriale del New York Times ha tracciato un bilancio impietoso della politica asiatica dell'ultimo Presidente, citando tra le altre cose proprio la sua incapacità di risolvere le controversie con la Cina e di fronteggiare e minacce della Corea del Nord. 

L'iniziativa di Washington e Mosca
Tuttavia, dopo quest'ultimo test gli Stati Uniti e la Russia ricorreranno alle Nazioni Unite. Lo ha dichiarato il segretario di Stato Usa, John Kerry che si trova a Ginevra con il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, per discutere di Siria. Rivolgendosi ai giornalisti poco prima dell'avvio dei colloqui con Lavrov, John Kerry ha affermato di aver parlato anche con le autorità sudcoreane e giapponesi con le quali ha avuto una «seria conversazione in proposito».