22 settembre 2020
Aggiornato 09:00
L'analisi di Dario Citati

Russia sempre più forte. Ecco perché l'Europa deve ripensare il suo rapporto con Mosca

Il Direttore del programma di ricerca «Eurasia» dell’Isag ci spiega il dobbio gioco continuo che l'Europa fa con la Russia e perché è arrivato il momento di smettere di pensare che sia un problema alla nostra sicurezza.

MOSCA - La Russia rappresenterebbe un pericolo per la sicurezza dell’Europa e dell’Occidente. La Russia per gli Stati Uniti si posiziona al primo posto tra le minacce principali, seguita solo poi dal Daesh. Ma siamo sicuri che il nemico sia proprio Mosca? I Paesi europei, tra i primi l’Italia, continuano a subire importanti danni economici a causa delle sanzioni imposte alla Russia. L’ultimo pacchetto di sanzioni antirusse è stato recentemente prolungato di altri sei mesi. Forse è giunta l’ora di capire che gli interessi europei non coincidono sempre con quelli americani e che i rapporti con la Russia vanno rivalutati. Con l’intervento in Siria, Mosca ha riaffermato il suo ruolo sullo scacchiere geopolitico internazionale, andando a riempire il vuoto di un Occidente sempre più esitante. Quali sono le prospettive dei rapporti fra Europa e Russia? Questa nuova «Guerra Fredda» è destinata a finire? Abbiamo parlato con Dario Citati, Direttore del programma di ricerca «Eurasia» dell’Isag (Istituto di Alti Studi in geopolitica e scienza ausiliarie).

Il premier russo Dmitrij Medvedev recentemente ha detto che i rapporti tra l’Occidente e la Russia si sono deteriorati. «Siamo scivolati in una nuova fase della Guerra Fredda». Perché la Russia viene sempre vista dall’Occidente, ma anche dall’Europa, come una minaccia?
In realtà credo che ci sia da parte dell’Europa molto spesso un doppio gioco, questo è evidente nel caso della Germania. Come ha denunciato in un’intervista Romano Prodi, la Germania è un Paese che detiene rapporti economici molto forti con la Russia, nonostante sul piano comunitario europeo sostenga le sanzioni antirusse. È vero che siamo in una fase di rapporti estremamente critici destinata a normalizzarsi, per la situazione ucraina. L’Ucraina è in una condizione di estrema crisi, anche i Paesi che l’hanno maggiormente sostenuta, qualunque fossero le motivazioni, ora stanno iniziando a dubitare dell’opportunità di sostenerla.

Passando alla crisi siriana, possiamo dire che dopo l’intervento russo le carte in tavola sono cambiate. La Russia sta combattendo i terroristi, il Daesh, che è il nemico comune di tutti. Con il suo intervento in Siria la Russia ha riaffermato il suo ruolo sull’arena geopolitica e ha dato una scossa agli altri attori?
Assolutamente sì. Contrariamente a quello che si sostiene, la Russia non è isolata da questo punto di vista. L’intervento in Siria ha aumentato nel bene e nel male il prestigio di Mosca. L’opinione pubblica europea di fronte a degli Stati Uniti molto incerti nel quadrante vicino orientale percepisce l’atteggiamento della Russia in modo positivo. Al tempo stesso la questione è molto più complicata. Non si tratta solo di combattere il Daesh, ci sono infatti nella regione degli equilibri molto delicati e la stessa Russia comincia ad avere dei problemi, come vediamo nel caso del petrolio. Mosca è stata costretta a stringere un accordo con l’Arabia Saudita ed è un punto controverso. Come mai è stato stipulato un accordo con i sauditi per congelare la produzione di petrolio, quando proprio nel conflitto siriano l’Arabia saudita e la Russia sono in forte opposizione? Secondo me ci potranno essere delle sorprese. Mosca di sicuro può giocare delle carte importanti e non deve escludere anche l’ipotesi di una destituzione di Assad per poter svolgere il ruolo del principale broker nella regione.

La Russia in Siria, rispetto ad altri Paesi come la Turchia, lotta per interessi che sono vicini all’Europa e all’Occidente?
Dal punto di vista della sicurezza assolutamente. Su questo l’Europa dovrebbe fare fronte comune con la Russia e di questo sono consapevoli i diversi attori europei. La cosa si fa più complicata nella questione degli interessi economici. Anche qui notiamo dei paradossi. L’Iran, Paese sostanzialmente alleato della Russia nei confronti della questione siriana, è un Paese a cui l’Europa ha tolto le sanzioni e quindi paradossalmente potrebbe diventare un concorrente della Russia nel campo energetico. Sugli interessi economici le opinioni divergono. Questo spiega perché non ci sia un’unanimità di vedute all’azione russa da parte dell’Unione europea.

A proposito di sanzioni, quelle antirusse sono ancora in atto. Oltre importanti perdite economiche, si fanno passi indietro anche da un punto di vista politico. Essere alleati della Russia però converrebbe in tutti i sensi all’Italia e all’Europa?
Certo. Il problema è che all’Europa manca una visione strategica generale, perché su dei singoli temi in singoli casi, citavo prima quello della Germania, i Paesi europei sono ben consapevoli del danno dovuto alle sanzioni. Manca una visione geopolitica di fondo. Non basta decidere insieme se le sanzioni vanno prolungate o annullate. Serve domandarsi più in generale su come noi vediamo la Russia, come vediamo la crisi ucraina. Manca la visione sui nostri rapporti con la Russia. Un altro aspetto che emerge negli ultimi tempi è la crisi fra l’Europa intesa come Unione europea e l’Europa orientale. Intendo la crisi sulla questione dei migranti. I Paesi come l’Ungheria, la Polonia, che tradizionalmente hanno rapporti difficili con la Russia, si stanno mostrando meno malleabili di quanto certi poteri ritenevano. Anche questo potrebbe causare se non delle sorprese, ma dei cambiamenti di sicuro nel futuro.

Secondo lei l’Europa toglierà le sanzioni alla Russia o ha problemi più prioritari in questo momento da risolvere come l’emergenza profughi e una divisione interna all’UE?
Se ne riparlerà comunque tra 6 mesi. Adesso ci sono altre emergenze, come quella del terrorismo, del Vicino Oriente. Potrebbe sembrare strano, perché non riguarda direttamente l’Europa, ma un ruolo determinante in tutto questo ce l’avranno le elezioni statunitensi. Quale orientamento avranno gli Stati Uniti dopo le prossime elezioni? Un’eventuale vittoria di Trump potrebbe migliorare i rapporti fra Stati Uniti e Russia. Forse è difficile dirlo allo stato attuale, ma una cosa è sicura: dall’entourage del prossimo presidente americano si giocherà molto anche dei rapporti fra Europa e Russia.