19 settembre 2019
Aggiornato 01:30
E sul tavolo negoziale dissapori Iran-Arabia Saudita

Siria, no a soldati USA contro l'Isis. Niente raid dalla Gran Bretagna

Il presidente Usa Barack Obama ha chiarito che le truppe americane non saranno in prima linea contro lo Stato Islamico. E sul tavolo negoziale si aprono i primi dissapori.

DAMASCO - Gli Stati Uniti non stanno mandando truppe in prima linea in Siria contro i jihadisti dello Stato islamico (Isis). Lo ha precisato il presidente Barack Obama in un'intervista concessa alla Nbc dopo l'annuncio, venerdì scorso, dell'invio in Siria di 50 uomini delle forze speciali.

No a truppe contro l'Isis
Obama ha tenuto a precisare che il dispiegamento di altri 50 soldati «è solo un ampliamento di quanto già stiamo facendo», precisando che «non stiamo mandando truppe americane in prima linea contro l'Isis». Alla domanda se non stia tradendo la promessa di non mandare «soldati sul terreno» in Siria, Obama ha risposto: «Sono stato coerente con il fatto che non stiamo andando a combattere come abbiamo fatto in Iraq con battaglioni e occupazioni, perchè non risolve il problema». Venerdì scorso, la Casa Bianca ha precisato che i 50 militari delle forze speciali avranno il compito di «addestrare, consigliare e assistere».

Niente raid da Cameron
Intanto, il primo ministro inglese David Cameron ha preso atto di non aver i voti necessari in Parlamento per ottenere il via libera ai bombardamenti contro lo Stato Islamico (lo stessi che dallo scorso anno vengono effettuati in Iraq), per cui non presenterà neanche la mozione per vedersela respingere. Secondo il Times, Cameron vuole evitare una seconda umiliazione dopo quella subita nell'estate del 2013, quando i Comuni votarono a sorpresa contro i raid aerei in Siria, all'epoca contro il regime di Bashar al-Assad che aveva usato i gas contro il suo popolo.

De Mistura: serve un cessate-il-fuoco
Intanto, l'emissario dell'Onu in Siria Staffan de Mistura ha invocato la necessità di dichiarare dei cessate-il fuoco in Siria per sostenere gli sforzi diplomatici in corso volti a porre fine alla guerra che martoria il Paese da oltre quattro anni. Parlando al termine di un viaggio a Damasco per informare il governo sulla riunione internazionale di Vienna, De Mistura ha detto che i cessate-il-fuoco sarebbero la prova che le discussioni politiche stanno avendo un impatto positivo. «Quello di cui abbiamo bisogno sono anche alcuni fatti sul campo, dei cessate-il-fuoco, delle riduzioni di violenza», ha dichiarato a Damasco prima di lasciare la Siria. «Questo farebbe una grande differenza, farebbe sentire al popolo siriano che l'atmosfera di Vienna sta producendo degli effetti per loro». De Mistura ieri ha incontrato il ministro degli Esteri siriano Walid Muallem per discutere della riunione che si è tenuta venerdì nella capitale austriaca sul conflitto siriano.

Dissapori Iran-Arabia Saudita
Sul tavolo negoziale, però, ci sono stati anche dei dissapori.  L'Iran abbadonerà infatti il negoziato sulla Siria se i collooqui si trasformeranno in un battibecco politico senza alcuna utilità per il popolo siriano. Lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian, denunciando il «ruolo negativo e non costruttivo» svolto dell'Arabia saudita. Alla domanda se l'Iran parteciperà a nuovi round negoziali, il viceministro ha risposto che «dipende da come andranno i colloqui, se riteniamo che questi incontri siano positivi, noi vi prenderemo parte», stando a quanto riportato dall'agenzia di stampa Isna. L'Iran ha partecipato per la prima volta a un vertice internazionale sulla crisi siriana venerdì scorso, a Vienna, insieme ad altri 17 Paesi, oltre a Onu e Ue. Oggi è stato lo stesso presidente iraniano Hassan Rohani a chiedere direttamente all'Arabia saudita di mettere fine a quelle che ha definito «intrusioni» in Medio oriente: «Se la visione dell'Arabia Saudita sulle grandi questioni regionali si confronta con la realtà e (il Regno) ferma le sue intrusioni, possiamo risolvere molti problemi, in particolare nelle nostre relazioni», ha detto agli ambasciatori iraniani riuniti a Teheran.

(Con fonte Askanews)