21 maggio 2019
Aggiornato 05:00
Nel tentativo di aiutare la Tunisia

Se l’Europa (grazie alla Mogherini) ci toglie anche l’olio d’oliva

L'Europa ha già tanti problemi a cui pensare, ma ora la «battaglia dell'olio d'oliva» potrebbe allungare la lista. Ecco come, per aiutare la Tunisia, la Mogherini intende tirare la zappa sui piedi al proprio Paese (e ad altri Stati Ue)

BRUXELLES – All’Unione europea, si sa, in questo periodo non mancano le gatte da pelare. La crisi greca, l’immigrazione, il montante euroscetticismo hanno agitato le notti di Bruxelles, e seminato tensione nel continente. Ma se tutto ciò non bastasse, presto avremo un altro fronte di battaglia su cui vedere «sgretolarsi» l’Unione: quello dell’olio d’oliva. Bruxelles sembra infatti voler «sabotare» la preziosa produzione europea (e italiana) di questo alimento per ragioni di cooperazione internazionale. Ma andiamo per gradi.

Sostegno alla Tunisia
La questione aperta sui tavoli dell’Ue riguarda gli aiuti stanziati per assistere la Tunisia nella sua transizione democratica, all’indomani dei drammatici attentati del Bardo e della spiaggia di Souisse. Con questo intento, il Consiglio degli Esteri europeo ha incontrato, a fine luglio, il primo ministro tunisino Habib Essid. Dopo un colloquio durato più di due ore, Federica Mogherini, Alto rappresentante per gli Affari esteri Ue, è uscita soddisfatta: l’incontro, ha detto, ha suggellato «la forte volontà politica dell’Europa a sostenere la Tunisia nei suoi sforzi per una transizione democratica».

Nobili intenzioni...
Fin qui, tutto bene. Il fatto che l’Ue intenda impegnarsi per aiutare un Paese che, dall’altro capo del Mediterraneo, sta faticosamente cercando di traghettarsi verso la democrazia, ma che – lo hanno dimostrato gli eventi dei mesi scorsi – è nel mirino del fondamentalismo islamico non può che farle onore. Così, il supporto alla sicurezza e alla cultura sono certamente i benvenuti, tanto più che gli attacchi terroristici hanno messo in ginocchio il settore chiave del turismo. L'Europa metterà a disposizione del Paese, tra le altre cose, una ventina di miliardi per la sicurezza interna e delle frontiere. In più, il 13 ottobre cominceranno i negoziati per la firma di un trattato di libero scambio e di libera circolazione delle persone fra l’Unione e la Tunisia, in modo da rendere la cooperazione fra le due sponde del Mediterraneo ancora più stretta.

... nefaste conseguenze
A non convincere, invece, è la seconda parte dell’intervento. «Insieme al primo ministro Essid abbiamo deciso di proporre un aumento eccezionale ma sostanziale delle quote annuali di esportazione d’olio d’oliva tunisino in Europa», ha spiegato Mogherini. Un progetto che rientra nel quadro del sostegno all’economia offerto al Paese, ma che non tutti gli Stati membri sembrano aver preso molto bene. In primis, la Francia, che si è dimostrata piuttosto restia a far arrivare sul suo mercato prodotti in diretta concorrenza con quelli locali. Anche il nostro ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha mostrato qualche perplessità: «Noi dobbiamo adottare un criterio di ragionevolezza – ha commentato –, si possono pensare misure temporanee, ma è chiaro che queste non devono danneggiare l’economia agricola».

Spagna, Italia, Grecia le più penalizzate
C’è anche chi è davvero molto preoccupato. «Una misura sciagurata che mette in ginocchio l'olio d'oliva italiano di qualità», ha dichiarato il presidente della Federazione nazionale di prodotto Olivicola di Confagricoltura Donato Rossi. «Ancora una volta ci troviamo a dover subire un provvedimento che penalizza i produttori in nome della politica [...]. Non siamo nuovi a provvedimenti del genere, è già capitato recentemente con l’embargo russo  e con le concessioni ulteriori per le arance al Marocco che stanno creando penalizzazioni insostenibili», ha aggiunto. Insomma: l'arrivo di oltre 35 mila tonnellate d'olio d'oliva tunisino, senza dazio, colpirà duramente la produzione italiana già in gravissime difficoltà per la Xylella. Ma non è solo un problema italiano: perché i tre più grandi produttori di olio d’oliva sono Spagna, Italia e Grecia, economie sud-europee notoriamente già di per sé in difficoltà. Insomma: se già la Mogherini, a detta di molti critici, non si è mai particolarmente distinta per lungimiranza in politica estera, ora rischia di danneggiare anche i nostri più diretti interessi nazionali.