16 giugno 2019
Aggiornato 06:30
Accordo sul nucleare iraniano

«Per l'Iran un futuro da forte potenza regionale»

Lo storico accordo sul programma nucleare di Teheran raggiunto oggi a Vienna, proietta la Repubblica Islamica iraniana verso un futuro, molto prossimo, da "forte potenze economica" prima ancora che politica o militare. A pensarla così è Raffaele Marchetti, docente in Relazioni Internazionali dell'Università Luiss.

ROMA (askanews) - Lo storico accordo sul programma nucleare di Teheran raggiunto oggi a Vienna, proietta la Repubblica Islamica iraniana verso un futuro, molto prossimo, da «forte potenze economica» prima ancora che politica o militare. A pensarla così è Raffaele Marchetti, docente in Relazioni Internazionali dell'Università Luiss.
Intervistato da Askanews, Marchetti ha sottolineato anche degli effetti positivi «immediati» che l'intesa avrà sull'economia italiana per «lo speciale» rapporto che l'Italia ha con il Paese asiatico. Il docente universitario ha allargato la visione anche su altre conseguenze che l'accordo potrebbe produrre: dalla reazione «irritata» dei tradizionali alleati degli Stati Uniti come Israele e Arabia Saudita, al «ridimensionamento» del ruolo della Turchia fino ad arrivare a non escludere una ripresa delle trattative di pace tra israeliani e palestinesi.
Tuttavia, l'aspetto più interessante dell'intesa di oggi «è il fatto che all'Iran viene riconosciuto un ruolo importante nella lotta al terrorismo», come quello dei jihadisti dello Stato Islamico (Isis), in particolare in Iraq e Siria, entrambi Paesi governati da sciiti molto legati all'Iran. Ecco, punto per punto, i più significativi riflessi di un accordo destinato a incidere sui futuri equilibri geopolitici della regione mediorientale.

IRAN SARÀ POTENZA ECONOMICA - Per Marchetti, «l'accordo, prima ancora che politica e strategica, ha una dimensione economica rilevantissima». E questo perchè se si pensa alla «enormità» dei fondi iraniani bloccati (si parla di 280 miliardi di dollari) ed alle immense risorse petrolifere e di gas del Paese, l'Iran «avrà una rapida crescita da renderlo una forte potenza economica regionale prima ancora che politica».

PROSPETTIVE BUONE PER L'ITALIA - Grazie allo «speciale rapporto» avuto in passato con l'Iran, «l'Italia - ne è il docente - in termini immediati avrà vantaggi che difficilmente potrà mantenere a medio e lungo termine»; e questo perchè l'apertura del mercato iraniano «aumenterà la concorrenza e renderà la vita difficile per le aziende italiane».

OBAMA E LA POLITICA DEI DUE FORNI - L'intesa con «il nemico di ieri», inciderà sicuramente sugli equilibri politici in Medio Oriente ed avrà come prima conseguenza «il risentimento di alleati tradizionali» come Israele e l'Arabia Saudita. «Parte importante di questa partita dipenderà da quanto il presidente Barack Obama riuscirà a rassicurarli», afferma il docente della Luiss. Insomma per Marchetti, paradossalmente, la ripresa del dialogo con gli ayatollah permette all'amministrazione Obama di adottare «la politica dei due forni», tra vecchi partner e nuovi interlocutori, decisamente più vantaggiosa per la Casa Bianca.

PARTITA PIÙ AMPIA QUELLA CONTRO ISIS - Per l'esperto in politica internazionale, Marchetti, l'accordo globale riconosce all'Iran «un ruolo regionale» importante nella lotta al terrorismo. Insomma all'ombra di una minaccia sempre più crescente dei jihadisti dello Stato islamico (Isis), l'intesa con un nemico giurato del Califfato sunnita «avrà ricadute positive in termine di gestione del conflitto in corso sia in Siria che in Iraq».

RIDIMENSIONAMENTO TURCHIA - Sul ridimensionamento della Turchia Marchetti ha le idee chiare: «La Turchia ha problemi politici interni, Erdogan ha avuto difficoltà nelle ultime elezioni, mentre i rapporti con gli Stati Uniti non sono al massimo». E questo accordo «indebolisce un alleato storico degli Stati Uniti e toglie un po' il terreno sotto i piedi del governo islamico di Ankara, che negli ultimi anni ha investito molto per una leadership musulmana nel mondo arabo». L'affermazione di «un concorrente» regionale come l'Iran, principale alleato di un «nemico» come il presidente Bashar al Assad, «ridimensiona oggettivamente le ambizioni» di Recep Tayyip Erdogan.