16 ottobre 2019
Aggiornato 07:00
Elezioni in Israele: parla Silvia Colombo, esperta di Medio Oriente

Netanyhau dovrà «ammorbidirsi» e interloquire con USA e UE

Silvia Colombo, ricercatrice dell'Istituto Affari Internazionali, spiega ai lettori del DiariodelWeb come interpretare la quarta elezione di Netanyhau. Una vittoria della retorica basata sui temi della sicurezza e della lotta al terrorismo. Ma il premier, per non rischiare l'isolamento rispetto a Usa e Ue, dovrà forse tentare un'apertura sulla questione palestinese e i rapporti con l'Iran.

ROMA - La vittoria è stata schiacciante. Già alle sei del mattino, le dimensioni del trionfo sono apparse nette. Il Likud ha conquistato 30 dei 120 seggi della Knesset; i Sionisti uniti, cioè laburisti più i centristi di Tzipi Livni, 24. Il premier israeliano uscente Benjamin Netanyahu ha quindi dichiarato di voler formare un nuovo governo entro due, tre settimane dopo la netta vittoria alle legislative anticipate. Già nella notte, Netanyahu ha lanciato la prospettiva di un nuovo esecutivo di destra, in alleanza con «i partiti del campo nazionale». Il premier uscente si è detto «orgoglioso per la grandezza di Israele» e per la «decisione giusta presa». Nella notte, inoltre, Netanyhau ha annunciato di avere già parlato con tutti i leader della destra, per chiedere «un governo, senza indugiare». Come interpretare, dunque, il quarto mandato del premier uscente, terzo consecutivo, soprattutto alla luce della sua promessa elettorale «con me mai uno Stato palestinese»? Quali, inoltre, le conseguenze dei risultati delle urne? Risponde a tali quesiti la dottoressa Silvia Colombo,responsabile di Ricerca presso l'Istituto Affari Internazionali di Roma e esperta di tematiche mediorientali. «I risultati delle elezioni israeliane emergono come una sorpresa rispetto ad alcuni degli exit poll e dei sondaggi dell'ultima ora, che vedevano la coalizione di centrosinistra, se non in vantaggio, comunque in grado di tenere testa a Netanyhau», spiega.

COLOMBO: VITTORIA DI NETANYHAU UNA PARZIALE SORPRESA«Una sorpresa anche perché si pensava che i temi economici e sociali - quelli più 'interni' alla comunità israeliana - avrebbero dominato la campagna elettorale, indirizzando di conseguenza il risultato delle elezioni. Così non è stato», osserva la dottoressa.«Certamente, i risultati evidenziano una netta continuità con il passato, e non solo perché è stato riconfermato per la quarta volta Netanyhau premier: anche perché, di fatto, si affermano nuovamente i temi caldi della politica israeliana, che sono di carattere internazionale e regionale, ma che hanno un forte influsso sull'andamento della politica interna, riuscendo quindi a catalizzare molti voti».

HA PREVALSO LA RETORICA DELLA SICUREZZA E I TEMI MEDIORIENTALI - La dottoressa Colombo si riferisce, in modo particolare, alla «retorica e all'appello accorato fatto dal presidente Netanyhau rispetto alla sicurezza, alla minaccia del terrorismo, appello condotto addirittura con toni sprezzanti e, come sono stati definiti, razzisti, rispetto agli arabi che per la prima volta si sono organizzati in una coalizione, e sono riusciti nell'intento di acquisire un peso maggiore in parlamento». E tale retorica, incentrata sui temi della sicurezza e sull'idea di una leadership forte e quindi in grado di garantire benessere ai cittadini, «ha favorito Netanyhau, ripagandolo di una situazione che sembrava fino all'ultimo un po' in bilico, e rafforzando l'alleanza tra i partiti di centrodestra, rappresentativi di una società che è sì frammentata ed è portatrice di diverse istanze, ma che è ancora sensibile ai temi della sicurezza e della priorità dello Stato di Israele e dei suoi cittadini».

IL PROGRESSIVO ISOLAMENTO DI ISRAELE SU QUESTIONE PALESTINESE E NUCLEARE IRANIANO - D'altra parte, la ricercatrice dello IAI sottolinea che «è vero che Netanyhau ha fatto ricorso a una retorica molto forte sulla sicurezza, riuscendo a conquistare molti voti, ma, d'altro canto, la questione del negoziato con i Palestinesi e la realtà internazionale che vede Stati Uniti e Europa determinati a raggiungere un accordo sul nucleare iraniano pone Israele in una posizione di minoranza». Per questo, secondo la Colombo, «ci possiamo aspettare che, da un lato, questi temi saranno in primo piano nell'agenda internazionale e avranno grande influenza sui primi mesi del nuovo parlamento e del nuovo governo; dall'altro, possiamo però attenderci un forte confronto tra Israele e la comunità internazionale, e una sorta di frustrazione di alcuni Paesi Europei nei confronti di Israele».

NETANYHAU CERCHERÀ UN COMPROMESSO CON L'OCCIDENTE? - Che cosa farà dunque il rieletto Netanyhau di fronte a tale complesso panorama? «Probabilmente cercherà di giocarsi la partita anche 'aprendo', per così dire, su alcune posizioni, per cercare di scongiurare una rottura forte con Stati Uniti e Unione Europea, ma mantenendosi in una posizione centrista». Questo non significa che il premier diventerà un interlocutore facile per quanto riguarda i negoziati con i Palestinesi, specifica la dottoressa: «Saremo ancora lontani dall'obiettivo di riconoscere uno Stato Palestinese, ma sicuramente dovrà in qualche modo ampliare la propria retorica». D'altronde, la Colombo ricorda che, già a poche ore dal termine degli spogli, quando ormai il risultato lo incoronava per la quarta volta a leader israeliano, «Netanyhau ha dichiarato che sarà il primo ministro di tutti i cittadini, ebrei e non. E questo ha denotato la sua capacità di passare da un discorso a un altro, a seconda del momento e dell'opportunità», conclude la ricercatrice dello IAI.

PER IL RICONOSCIMENTO DELLA PALESTINA ISRAELE NON È ANCORA PRONTO - Insomma: non c'è dubbio che, ad aver vinto ancora una volta, sia stato il leader forte dello Stato di Israele, il leader che, qualche ora prima di essere rieletto, ha giurato che mai, sotto il suo governo, si sarebbe visto riconosciuto uno Stato di Palestina. Eppure, le pressioni internazionali e gli interessi occidentali sul nucleare iraniano potrebbero costringere Netanyhau a rivedere certe sue posizioni, o, perlomeno, ad ammorbidire la propria retorica. Ultima osservazione: il risultato delle urne sembra sconfessare quanto aveva osservato Ilan Baruch, ex ambasciatore di Israele in Sudafrica dimessosi a causa del suo disaccordo con le politiche del governo patrio. Durante il suo ultimo viaggio in Italia, infatti, Baruch aveva affermato che la maggioranza della popolazione israeliana sarebbe ormai, se non decisamente favorevole, perlomeno disposta a concepire il riconoscimento della Palestina. L'ostacolo che Baruch riconosceva, piuttosto, era la scarsa fiducia nella realizzabilità concreta di un rapporto di vicinanza e pace tra i due popoli. A quanto pare, invece, a prevalere, nel popolo israeliano, è stata ancora una volta l'irreprensibilità verso la Palestina. O, perlomeno, la convinzione che, per il riconoscimento e la buona vicinanza, sia ancora troppo presto.