17 ottobre 2019
Aggiornato 12:00
La Russia e l'energia

Crisi ucraina e dossier iraniano: il ruolo di Mosca è sempre centrale

Giornata densa di incontri per i responsabili dell'agenda energetica russa. Da una parte il ministro dell'Energia Novak, ha incontrato il suo omologo ucraino Demchyshyn, a Bruxelles, dopo che l'Unione europea ha proposto il meeting per tentare di risolvere l'ennesima disputa sulle forniture di metano. Dall'altra Lavrov ha discusso con Kerry di politica estera

BRUXELLES – Giornata densa di incontri per i responsabili dell'agenda energetica russa. Da una parte il ministro dell'Energia russo, Alexander Novak, ha incontrato il suo omologo ucraino, Volodymyr Demchyshyn, a Bruxelles, dopo che l'Unione europea ha proposto il meeting per tentare di risolvere l'ennesima disputa sulle forniture di metano a Kiev che minaccia buona parte dell'approvvigionamento dell'Europa. Dall'altra il ministro degli Esteri di Mosca, Sergej Lavrov, è volato in Svizzera dove ha avuto un colloquio con il segretario di Stato Usa, John Kerry, con il quale fra le altre cose avrebbero discusso (ufficialmente non sono state rilasciate dichiarazioni) anche dello stallo sul dossier nucleare iraniano (di cui Kerry ha ampiamente parlato in giornata), che da parte russa si vorrebbe superare.

UE, LE PARTI RISPETTINO GLI ACCORDI - Per quanto riguarda la crisi energetica ucraina, la Commissione europea ha auspicato che il faccia a faccia fra Novak e Demchyshyn possa avere un «esito positivo». La scorsa settimana infatti il colosso energetico Gazprom ha fatto sapere alle autorità di Kiev che avrebbe interrotto il flusso di gas al Paese, fino a quando l'Ucraina non avesse deciso di pagare le proprie forniture anticipatamente, come previsto dagli accordi siglati nel dicembre scorso. L'esecutivo di Bruxelles è giustamente preoccupato che da Mosca venga chiuso il rubinetto del metano verso Kiev, in quanto dal territorio dell'ex satellite sovietico transita gran parte del gas importato dalla Russia. La Commissione Ue ha sottolineato di sperare che Kiev e Mosca continuino a rispettare il «pacchetto invernale», l'intesa raggiunta con la mediazione Ue per garantire le forniture di gas all'Ucraina fino a fine marzo. L'intesa prevedeva che Kiev ricevesse gas russo a prezzi scontati fino al primo di aprile, ma solo nel caso pagasse anticipatamente ogni fornitura. L'Ucraina infatti ha ancora circa 2,3 miliardi di debiti nei confronti dell'azienda russa.

IL NUCLEARE IRANIANO - Sull'altro fronte il capo della diplomazia a stelle e strisce Kerry è arrivato ieri sera in Svizzera, dove si riunirà il gruppo dei 5+1 (Usa, Russia, Cina Francia, Regno unito e Germania), e ha avuto uno scambio di vedute sulle principali tematiche di politica internazionale con il suo collega russo Lavrov. Come abbiamo anticipato non è trapelato nulla su quanto si siano detti i due, ma il segretario di Stato americano è molto attivo in questi giorni sul dossier nucleare iraniano. Kerry infatti si dovrà incontrare a Montreux con il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, proprio per fare il punto sulla questione. A remare contro il raggiungimento di un accordo che permetta a Teheran di sviluppare una propria politica energetica nucleare, è in primo luogo Israele.

ISRAELE PROMETTE BATTAGLIA - Ieri il premier israeliano Benjamin Netanyahu si è recato a Washington per una missione da lui definita «storica», volta a denunciare domani davanti al Congresso americano, il «cattivo accordo» internazionale che potrebbe essere raggiunto sul nucleare iraniano. «Sappiamo molte cose dell'accordo che sta per essere definito», ha dichiarato un membro della delegazione del governo israeliano, all'arrivo negli Stati uniti. «A nostro parere si tratta di un cattivo accordo». L'entourage del premier non ha precisato quale fosse la fonte delle «eccellenti informazioni» ottenute da Israele in merito all'accordo in preparazione tra il Gruppo 5+1 e l'Iran. Kerry ha replicato indirettamente a queste dichiarazioni, dicendosi preoccupato che ci possano essere fughe di notizie da qui a mercoledì (giorno in cui si chiuderà l'ennesimo round negoziale dei 5+1) e che queste indiscrezioni possano compromettere il raggiungimento di un accordo.