27 novembre 2020
Aggiornato 15:30
La Grecia cercherà l'allungamento del debito

Il «bazooka» di Tsipras sfida quello di Draghi

Cosa succederà ora in Grecia dopo la vittoria dell'estrema sinistra di Tsipras? Si annuncia un governo con la destra indipendentista...che cosa potrà accadere alle sorti dell'Europa e dell'Euro? Praticamente niente. Leggete perché.

ROMA - Cosa succederà ora in Grecia dopo la vittoria dell'estrema sinistra di Tsipras? Si annuncia un governo con la destra indipendentista...che cosa potrà accadere alle sorti dell'Europa e dell'Euro? Praticamente niente. Smaltita la sbornia e l'euforia elettorale, una volta formato il Governo e divenuto Presidente del Consiglio Tsipras si troverà di fronte ai seguenti dati: il 75% dei Greci vuole rimanere nell'euro, la Grecia ha un debito pari al 180% del PIL e oneri finanziari al 4,3%.

Se decidesse di uscire dall'Euro (ammesso che si possa fare, considerato che i Trattati parlano di scelta irreversibile dei Paesi) la moneta locale greca avrebbe una forza modesta rispetto all'euro, l'inflazione schizzerebbe  insieme ai tassi d'interesse, le imprese avrebbero difficoltà a finanziarsi provocando il ridimensionamento degli investimenti e dell'occupazione, si aprirebbe un circolo vizioso con l'aumento dei costi produttivi per i beni importati, determinato anche dall'isolamento rispetto al resto delle economie produttive, il gettito fiscale diminuirebbe andando a erodere il bilancio dello Stato e la stessa capacità di pagare stipendi e pensioni. Quindi il baratro. Non crediamo sia questo lo scenario a cui stia pensando Tsipras che anzi dopo avere minacciato durante la campagna elettorale l'uscita della Grecia dall'euro, in queste ore,  poco dopo la certificazione della vittoria elettorale, parla più realisticamente di nuovo Governo anti austerità che è cosa ben diversa. Per cui, prima di tutto niente uscita dall'Euro che avrebbe contraccolpi solo sulla Grecia e non anche
sull'Europa la cui forza non potrà essere scalfita di certo da  un Paese che, pur vantando una rilevante patrimonio culturale e religioso, rappresenta sotto il profilo economico il 2% dell'unione monetaria e il 3% del debito pubblico dell'area euro.

In conclusione possiamo leggere queste elezione come il tentativo del popolo greco di affidare il mandato ad una personalità ritenuta più vivace e forte del trattare con la troika europea (ricordiamo che l'80% del debito greco è detenuto da Fondo Monetario e BCE) ma nulla di più. Tsipras negozierà il debito cercando si spuntare scadenze più lunghe della quota capitale. Difficilmente riuscirà ad attenere il taglio degli oneri finanziari che sarebbe un precedente pericoloso utilzzabile anche dagli altri paesi europei (in primis l'Italia che ha gli oneri finanziari più alti, 4,7% del PIL). Questo a nostro modesto parere è quello che potrà riuscire ad ottenere a meno che non scelga lo scenario peggiore che però non è quello che vuole il suo popolo il quale nonostante il Pil si sia ridotto del 25%, la disoccupazione al 26% (giovanile al 51%) intende rimanere in quel club esclusivo dell'euro che consente ai paesi appartenenti di avvalersi di una moneta forte e di tassi d'interesse bassi ma al contempo impone riforme e disciplina rigorosa di bilancio. Pertanto attendiamo gli eventi ma le opzioni appaiono scontate anche perchè in mancanza di politiche di risanamento e di blocco degli impegni concordati la Grecia non potrà beneficiare neanche del «bazooka» della BCE.

Davide Rossetti.