18 febbraio 2019
Aggiornato 05:30
Crisi ucraina

Kiev teme un'invasione russa e una «guerra continentale su ampia scala»

Il segretario del Consiglio nazionale di Sicurezza ucraino, Oleksandr Turchinov, ha messo in guardia il Parlamento sulla possibilità che si arrivi a una «ripresa delle ostilità e un attacco con la partecipazione delle forze armate russe». Richiamati 50mila riservisti. Anche la Germania e la Lituania hanno paura di un'escalation del conflitto

KIEV - Venti di guerra tornano a spazzare l'Ucraina. Dopo la strage di martedì scorso a Volnovakha, sulla strada che collega strategicamente la roccaforte separatista di Donetsk e Mariupol nella quale hanno perso la vita 13 civili, il segretario del Consiglio nazionale di Sicurezza, Oleksandr Turchinov, ha messo in guardia il Parlamento ucraino sulla possibilità che si arrivi a una «guerra continentale su ampia scala».

ANCHE BERLINO NON ESCLUDE LA GUERRA - Turchinov ha parlato di «due scenari»: da una parte si potrebbe arrivare appunto alla «ripresa delle ostilità su vasta scala e un attacco con la partecipazione delle forze armate russe, le cui conseguenze potrebbero portare a una guerra continentale su ampia scala». Il secondo scenario invece «implica tentativi da parte del Cremlino di impedire la stabilizzazione della situazione in Ucraina», cercando di portare Kiev al limite delle forze, sia finanziarie che militari. Concorde con il segretario del Consiglio nazionale di Sicurezza ucraino Frank-Walter Steinmeier, ministro degli Esteri di Berlino. Il politico tedesco ha detto senza mezzi termini che il pericolo di un conflitto, «lontano dal poter essere escluso» pesi «su tutta l'Europa».

RICHIAMATI I RISERVISTI - Nel frattempo l'Ucraina ha richiamato alle armi i riservisti. Il decreto firmato dal presidente Petro Poroshenko è stato motivato dalle necessità di «una reazione adeguata alle minacce causate dalle azioni aggressive della Russia» che minacciano «la sicurezza nazionale, l'indipendenza e l'integrità territoriale» ucraina. Dal 20 gennaio scatterà la prima fase della «mobilitazione parziale», che vedrà tornare a vestire la divisa circa 50mila persone (ne seguiranno altre due ondate ad aprile e giugno).

38MILA I COMBATTENTI SEPARATISTI - Numeri importanti, per contrastare i circa 38mila combattenti fra le fila dei separatisti stimati dal governo ucraino. Stando a Turchinov Mosca avrebbe inviato almeno 8mila 500 soldati, mentre i filo-russi disporrebbero di 42 carri armati, 990 blindati e 649 pezzi di artiglieria. Inoltre per il segretario del Consiglio nazionale di Sicurezza di Kiev, la Russia avrebbe schierato non meno di 52mila militari al confine fra i due Paesi, equipaggiati con oltre 300 carri armati, 1.000 blindati e 750 sistemi di artiglieria, oltre a 360 aerei ed elicotteri da combattimento.

RIBELLI ATTACCANO AEROPORTO DONETSK - «L'Ucraina si prepara alla guerra, noi siamo pronti a rispondere in modo adeguato. Non siamo deboli», è stata la replica del presidente della repubblica separatista di Donetsk, Aleksandr Zacharchenko. Per dimostrare di fare sul serio, i suoi uomini hanno attaccato l'Aeroporto di Donetsk, da mesi al centro di aspri scontri tra le parti in causa. La notizia è stata diffusa dalla tv russa Rossiya 24, e ripresa dall'agenzia di stampa Interfax. «Membri del governo della Repubblica popolare di Donetsk e membri della missione Osce hanno potuto visitare l'aeroporto e valutare la situazione sul terreno. Al momento il territorio dell'aeroporto è praticamente nelle mani dell'esercito della Repubblica popolare di Donetsk», ha detto il giornalista di Rossiya 24. Prima di lui però la portavoce della missione Osce, Iryna Gudyma, aveva spiegato che i suoi ispettori non erano riusciti a entrare nell'area dell'aeroporto. Anche oggi l'Osce ha ribadito di non aver potuto accedere all'aeroporto, ma di aver verificato pesanti danni alle strutture civili nei pressi della zona, dovuti a colpi di artiglieria. Secondo Kiev invece lo scalo sarebbe ancora sotto il suo controllo, ma negli scontri fra esercito regolare e separatisti sarebbero morti quattro civili e altri cinque sarebbero rimasti feriti. Deceduti anche sei soldati e altri 18 sono rimasti feriti. Fonti della autorità separatiste a Donetsk hanno reso noto da parte loro che almeno quattro civili sono morti nell'incendio di un magazzino colpito da un proiettile di artiglieria nella stessa città, mentre altri cinque sono rimasti feriti.

LA LITUANIA TEME INVASIONE RUSSA - Intanto l'ipotesi di una guerra che dilaghi oltre l'Ucraina è stata presa in seria considerazione dalla Lituania, nonostante appartenga all'Unione europea ma sopratutto alla Nato (dove vige la clausola di difesa reciproca fra i membri). Il governo di Vilnius ha diffuso un documento nelle biblioteche e nelle caserme in cui, fra l'altro, ha invitato la popolazione a «mantenete sangue freddo» e a non farsi «prendere dal panico», nel caso di un'invasione russa. Il testo del ministero della Difesa ha poi consigliato ai cittadini di organizzarsi sui principali social network, di attaccare la rete web russa e di resistere all'occupazione con manifestazioni e scioperi. In precedenza, con lo scoppio della crisi ucraina il governo lituano aveva già provveduto a costruire nuovi rifugi anti-aereo.

PUTIN TELEFONA ALLA MERKEL - Sul fronte diplomatico invece, ieri c'è stato un colloquio telefonico fra il presidente russo Vladimir Putin, e la cancelliera tedesca Angela Merkel, che hanno affrontato il dossier ucraino, come ha reso noto il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. «Un certo numero di questioni(sulla situazione in Ucraina, ndr) sono state discusse ieri in una conversazione telefonica tra il presidente Putin e il Cancelliere Merkel», ha detto il capo della diplomazia russa citato dall'agenzia Interfax, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli.

A FINE MESE VERTICE IN KAZAKISTAN - Inoltre anche il governo kazako si è rimesso al lavoro per ospitare un vertice internazionale di pace sulla questione ucraina, dopo che è sfumato quello previsto per il 15 gennaio ad Astana. Secondo il servizio stampa della presidenza del Kazakistan, il meeting è stato solo rinviato a fine mese: «Astana ospiterà i colloqui del quartetto normanno sull'Ucraina». Senza sbilanciarsi troppo, i kazaki hanno fatto sapere che l'incontro (di cui non si conosce la data) sarà «ad alto livello», e non hanno specificato se parteciperanno anche i capi di Stato e di governo di Russia, Ucraina, Germania e Francia come previsto per il vertice precedente. In via ufficiosa poi, una fonte anonima del governo kazako citata dall'agenzia Interfax ha detto che è previsto che i leader dei quattro Paesi si incontrino ad Astana a fine gennaio. La finalità ultima dovrebbe essere quella di raggiungere una vera e propria pace fra governo ucraino e separatisti filo-russi, dopo il cessate il fuoco siglato a Minsk il 5 settembre scorso. Gli accordi di Minsk prevedevano, oltre alla fine delle ostilità armate (di fatto non rispettata da entrambe le parti), anche varie misure di natura politica e amministrativa che non sono mai state applicate.