20 ottobre 2019
Aggiornato 07:30
La crisi greca

Atene va alle urne e alla borsa non piace

Il fallimento del voto per il nuovo capo di Stato, che implica il ritorno alle urne, rilancia timori in tutta l'Ue e scatena pesanti turbolenze sui mercati: Borsa di Atene -10% a votazione ancora in corso (poi il crollo è in parte rientrato)

ATENE - Antonis Samaras ha perso oggi la sfida per l'elezione del presidente, ma spera di vincere quella delle prossime legislative, che si terranno con ogni probabilità il 25 gennaio 2015. Ma intanto il fallimento del voto per il nuovo capo di Stato, che implica il ritorno alle urne, rilancia timori in tutta l'Ue e scatena pesanti turbolenze sui mercati: Borsa di Atene -10% a votazione ancora in corso (poi il crollo è in parte rientrato), mentre Milano verso le ore 15 perdeva il 2,5% e Madrid seguiva con un -2,2%. Un quadro che potrebbe riproporsi nelle prossime settimane e che il premier greco - che vuole una campagna elettorale più breve possibile proprio per contenere gli scossoni - userà per convincere gli elettori a votare di nuovo per il suo partito, come accaduto già nel 2012 con uno scenario simile. Nuova Democrazia vincerà di nuovo, si è detto certo, oggi, Samaras, «per portare il Paese fuori dalla crisi finanziaria».

I deputati greci erano chiamati stamattina a eleggere, o meno, alla presidenza l'ex commissario europeo Stavros Dimas. Ma il candidato del governo ha raccolto 168 voti su 300, esattamente come al precedente tentativo, il 23 dicembre. Oggi, terzo e ultimo round, sarebbero bastati 180 voti, ma era chiaro ancora prima di avviare la conta che il quorum non sarebbe stato raggiunto e che la parola dal parlamento sarebbe passata alle urne. Il governo controlla infatti 155 seggi e non è bastato il sostegno di una decina di indipendenti ottenuto nelle scorse settimane (al primo voto Dimas ha avuto 160 deputati a favore).

Più che la bocciatura dell'ex commissario per la successione del presidente Carolos Papoulias, nell'aula ateniese si è concretizzato il no della sinistra alla politica di austerità portata avanti da quattro anni, sotto l'egida del governo del conservatore di Samaras.

Il popolo greco ha mostrato «di volere porre fine alle politiche di rigore», è stato il primo commento di Alexis Tsipras, leader della sinistra radicale di Syriza. Parole che lanciano de facto la campagna elettorale del partito che tutti i sondaggi danno in testa di due, tre, fino a sei punti percentuali sul centrodestra. Tsipras ha moderato la sua linea anti-Ue, in particolare non chiede più l'uscita dall'euro della Grecia, ma sostiene che si debba arrivare a un congelamento o a un taglio degli oltre 300 miliardi di debito greco, per l'80% in mano a Ue, Fmi e Bce. Ovvero alla Troika che ha messo a disposizione il maxiprestito da 240 miliardi in cambio di un programma di austerità e sacrifici portato avanti a colpi di tagli alle pensioni e al welfare. La Grecia sperava di chiudere quest'anno il programma concordato con la troika (Ue, Fmi, Bce) nel 2010, ma ha dovuto accettare una proroga fino al mese di febbraio.

Samaras aveva così lanciato il guanto di sfida con l'anticipazione del voto per il presidente, sperando di far convergere i partiti sulla necessità di allungare i tempi del governo proprio per chiudere con la Troika senza ulteriori incidenti. Non c'è riuscito. E ora spera nel nuovo colpo di scena. Negli ultimi giorni peraltro il vento sembra essere cambiato, almeno secondo un nuovo sondaggio di Kapa Research pubblicato nel fine settimana, secondo cui il 44,1% dei greci pensa che Samaras sia l'uomo più indicato per governare, contro il 34,4% che sceglie Tsipras.