16 luglio 2019
Aggiornato 13:00
La crisi ucraina

Un'Ucraina «disastrata» si associa all'Europa

L'Ucraina, la Georgia e la Moldova, tre Paesi dell'ex blocco sovietico (Urss), hanno firmato accordi di associazione con l'Unione europea. Svanisce il sogno del presidente russo Putin, accarezzato in questo ultimo anno con la vittoria diplomatica e d'immagine sugli Stati Uniti nella crisi siriana e l'annessione della Crimea a marzo, di riformare un blocco con i vecchi confini dell'Unione sovietica

KIEV - L'Ucraina ha firmato oggi l'Accordo di associazione (AA) con l'Unione Europea. E' stato lo stesso presidente ucraino Petro Poroshenko a sottoscrivere la parte economica dell'intesa, dopo che quella politica era stata già siglata a marzo dal primo ministro Arseni Yatseniuk. Si conclude formalmente così il travagliato capitolo iniziato alla fine di novembre del 2013, quando l'allora capo di stato Viktor Yanukovich aveva dato lo stop al processo di avvicinamento all'Europa, scegliendo la collaborazione con la Russia e scatenando le proteste che hanno portato alla rivoluzione di febbraio.

Il patto con l'Ue rischia però di condurre a ulteriori problemi con la Federazione russa, che con l'ingresso dell'Ucraina nello spazio economico europeo potrebbe reagire imponendo restrizioni alle esportazioni di Kiev verso Mosca, mettendo in difficoltà presidente e governo impegnati nel tenere a galla il Paese. Già oggi Mosca ha preannunciato tali mosse, per bocca del viceministro degli Esteri Grigory Karasin, il quale ha parlato di "misure".

La firma dell'accordo arriva infatti in un momento particolarmente difficile per l'Ucraina: da un lato c'è la situazione politica interna destabilizzata a causa dell'annessione della Crimea da parte della Russia e dei venti separatisti nelle regioni del sudest e dall'altro un quadro economico disastroso, con le previsioni di un anno di grave recessione che potrà essere superato senza il tracollo solo grazie agli aiuti della comunità internazionale.

Dal punto di vista simbolico la firma dell'Accordo di associazione con l'Ue è una vittoria per il nuovo blocco di potere a Kiev, anche se la strada verso l'integrazione e l'ingresso a titolo pieno nell'Unione rimane un miraggio sia sul medio che sul lungo periodo. Parafato nel marzo 2012, poi congelato per il caso di Yulia Tymoshenko e diventato il pomo della discordia alla base della crisi internazionale tra Russia e Occidente, l'AA comporta la sottoscrizione di una serie di valori e regole europee e, in sostanza, suggella la scelta filo-occidentale delle nuove autorità ucraine.

La sottoscrizione di accordi di associazione (AA) e di cooperazione economica (DCFTA) non spalancano automaticamente le porte di Bruxelles e Kiev ha di fronte come prima una strada in salita con i soliti problemi, politici ed economici, da risolvere con la Russia.

L'intesa che è stata firmata oggi porta tra l'altro con sé la creazione di una zona di libero scambio che all'inizio potrebbe addirittura penalizzare l'economia ucraina.

Il neo ministro degli esteri Pavlo Klimkin ha parlato della volontà di entrare nel club europeo tra dieci anni. Al di là del poco entusiasmo per ulteriori allargamenti che si respira nelle capitali europee, ciò che può succedere da qui al 2024 in Ucraina e sulla scacchiera Ue è altamente imprevedibile. I rapporti con Mosca, con cui Poroshenko sta cercando di ricucire gli strappi per risolvere il rebus indipendentista nel Donbass, sono imprescindibili al di là del fatto che l'Ucraina stia per entrare in uno spazio economico comune con l'Europa. Il Cremlino ha dato il via al progetto di Unione Euroasiatica con Bielorussia e Kazakistan malgrado il rifiuto di Kiev e i nodi scottanti da risolvere tra i due Paesi rimangono gli stessi di sempre, a partire dal dossier del gas che si trascina da anni.

L'AA con Bruxelles offre sicuramente vantaggi, ma crea anche difficoltà nelle relazioni con Mosca e sia Poroshenko che Yatseniuk - nella complicata coabitazione in cui sono obbligati dalla costituzione, con il primo responsabile in sostanza per la politica estera, il secondo per quella economica - dovranno sfoderare eccezionali doti di equilibrismo per non cascare nel baratro.

Non è un caso che Yatseniuk si sia detto oggi disponibile a discutere con Mosca questioni tecniche che potrebbero far sorgere problemi tra i due paesi con l'implementazione da parte ucraina degli obblighi dell'AA. In sostanza Kiev teme per l'export dei propri prodotti nella Federazione russa e nell'area dell'Unione euroasiatica che avrebbe effetti negativi soprattutto per alcuni settori e per alcune regioni. Da parte sua, Mosca dichiara di temere un'invasione di prodotti europei in arrivo da un "corridoio ucraino" improvvisamente ancorato allo spazio commerciale Ue.

I timori di Kiev sono fondati. Le esportazioni verso la Russia incidono su oltre l'8% del pil ucraino, il 22% della produzione di macchinari e il 14% dell'output dell'industria metallurgica prende la via della FR. Le regioni che hanno maggiori rapporti con Mosca sono quelle di Lugansk, Zaporizha, Mikolayv e Sumy, dove tra l'8% e il 10% della produzione viene esportato in Russia.