7 dicembre 2019
Aggiornato 22:00
Economia

Il reddito d'inclusione farà perdere competitività all'Italia

Il governo ha recentemente approvato il Reddito d'Inclusione, dal mese di gennaio 2018 vi sarà un sostegno rivolto alle persone più deboli con un assegno che oscillerà dai 190 ai 485 euro

ROMA - Il governo ha recentemente approvato il Reddito d'Inclusione, dal mese di gennaio 2018 vi sarà un sostegno rivolto alle persone più deboli con un assegno che oscillerà dai 190 ai 485 euro. Considerano che nella primavera dell'anno prossimo si voterà e che per finanziare la misura son stati messi solo 2 miliardi di euro – solo rispetto al numero di persone indigenti residenti in Italia - che, inevitabilmente, finiranno presto, la sensazione (per usare un eufemismo) è che si tratti un'iniziativa avente esclusivamente scopi elettorali. Ma in questo editoriale non vogliamo addentrarci in queste piccolezze per dare un giudizio sul reddito d'inclusione. Distribuire il denaro dai super ricchi alle classi estromesse dall'attuale, iper competitivo, modello capitalista è una delle sfide più importanti che dobbiamo giocarci noi e le future generazioni. Sotto questo punto di vista ben venga il reddito d'inclusione. Ciò che ci preoccupa è che la libertà di circolazione delle merci tra le varie nazioni del pianeta è maggiore delle differenze dei vari sistemi sociali e delle regole sul lavoro e sulla produzione che si applicano. Questo per dire che finchè rimarranno così le cose il problema principale di una nazione non è la distribuzione della ricchezza ma la creazione della stessa, se uno stato applicasse un vero e serio reddito d'inclusione perderebbe competitività, la ricchezza non l'avrebbero nemmeno le classi più agiate. E il reddito d'inclusione fa perdere competitività perchè incentiva le persone a lavorare meno e contemporaneamente costringerà le classi lavoratrici a pagare più tasse per finanziarlo o, peggio, sarà finanziato in deficit il che altro non vuol dire che lo pagheranno con gli interessi le future generazioni.