Risparmio

Commissione banche, falsa partenza con il caso delle venete (e intanto il tempo stringe)

Come deciso dal presidente Pier Ferdinando Casini, la Commissione d'inchiesta sulle banche procederà a ritroso dal crac finanziario più vicino a quello più lontano

Il presidente della Commissione d'inchiesta sulle banche, Pier Ferdinando Casini, con Maria Elena Boschi.
Il presidente della Commissione d'inchiesta sulle banche, Pier Ferdinando Casini, con Maria Elena Boschi. (ANSA)

ROMA – Falsa partenza per la Commissione parlamentare d'inchiesta sulle banche. Il primo argomento nell'agenda dei lavori, dettata dal presidente Pier Ferdinando Casini, è la crisi delle due banche venete come egli stesso annuncia: «Appare ragionevole partire dalle audizioni sugli interventi più vicini che i governi pro-tempore hanno posto in essere per poi risalire a ritroso a quelli più lontani». Ragionevolezza o meno, le vittime del decreto salva-banche, e la maggior parte dei risparmiatori italiani, si aspettava invece che i lavori della Commissione avrebbero innanzitutto avuto ad oggetto la crisi di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Cariferrara. Il commissario per Si Giovanni Paglia denuncia perciò che la Commissione ha deciso di cominciare dal «caso più facile per Renzi», quello delle ex popolari venete, che non vede coinvolti i parenti dell'ex ministro Maria Elena Boschi come il crac di Banca Etruria.

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Falsa partenza sulle banche venete
«La commissione banche - sottolinea Paglia – segna una falsa partenza decidendo di non decidere. Ho chiesto, come la quasi totalità dei commissari, che non si perdesse tempo con audizioni di contorno, e si cominciasse direttamente dalle autorità di vigilanza: Bce, commissione europea, Eba, Bankitalia, Consob, Antitrust. Questo sarebbe indispensabile per costruire il quadro in cui muoversi, dati i molti omissis che hanno caratterizzato gli anni che abbiamo alle spalle». Ma l'invito non è stato evidentemente seguito dal presidente Casini. E i lavori procedono, come sottolinea ancora Paglia, «sempre e comunque con la massima lentezza possibile», mentre i tempi che la commissione ha a disposizione sono strettissimi. Entro cinque mesi al massimo, infatti, la Commissione verrà sciolta insieme alla Legislatura odierna.

Il «giglio magico» in Commissione
Vale anche la pena ricordare che la composizione della stesa lascia alquanto perplessi. Tra i membri della Commissione d'inchiesta che dovrebbe indagare sulle responsabilità del crac di Banca Etruria c'è anche Francesco Bonifazi, noto avvocato fiorentino ma soprattutto ex tesoriere del Partito democratico, ex fidanzato di Maria Elena Boschi e fedelissimo di Matteo Renzi. Ma la lista si allunga con altri presunti esponenti del cosiddetto «giglio magico». A cominciare da Matteo Orfini, altro fedelissimo di Matteo Renzi. Il presidente Pd aveva già preso chiaramente posizione sul crac di Banca Etruria difendendo la Boschi dalle accuse di Ferruccio De Bortoli, che da subito aveva denunciato quello «stantio odore di massoneria». Poi della Commissione d'inchiesta faranno parte anche Franco Vazio, Gian Pietro Dal Moro, Giovanni Sanga, Luigi Taranto, l'ex ministro Stefania Giannini, Mauro Del Barba, Franco Mirabelli e Mauro Marino. In totale, compresi gli esponenti della minoranza, fanno quindici componenti dem su quaranta.