Lavoro

Istat: aumenta l'occupazione, ma 8 contratti su 10 sono precari

L'Istat ha pubblicato i dati del secondo trimestre del 2017 sul mercato del lavoro e sembrano molto positivi. Ma dietro la crescita dell'occupazione si nasconde l'aumento del precariato

In Italia aumenta l'occupazione, ma in 8 casi su 10 sono contratti a tempo determinato.
In Italia aumenta l'occupazione, ma in 8 casi su 10 sono contratti a tempo determinato. (ANSA/GIORGIO ONORATI)

ROMA - L'Istat ha pubblicato i dati del secondo trimestre del 2017 e sono molto positivi. Crescono gli occupati in linea con la dinamica espansiva del Pil. Nelle imprese dell'industria e dei servizi le posizioni lavorative dipendenti sono aumentate dell'1,1% su base congiunturale e del 3,1% su base annua. Nel totale il monte ore lavorate è cresciuto dello 0,9% rispetto al trimestre precedente e del 3,1% rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente. Le ore lavorate pro capite sono rispettivamente cresciute dello 0,2% e diminuite dello 0,7%. Il tasso di posti vacanti destagionalizzato – i posti vacanti sono i posti di lavoro creati e per i quali il datore di lavoro svolge una ricerca attiva di personale – aumenta, rispetto al trimestre precedente, di 0,1 punti percentuali nel complesso delle attività e nei settori dell'industria e dei servizi. Contemporaneamente le ore di cassa integrazione (Cig) sono scese da 12,6 a 6,9 per mille ore lavorate. I dati nel complesso sono incoraggianti. Ma è la loro analisi qualitativa che fa emergere le ombre nascoste dentro l'istantanea dell'Istat. Otto dipendenti su dieci sono a tempo determinato.

I dati Istat sul mercato del lavoro
L'Italia è in recupero nel secondo trimestre 2017, con il mercato del lavoro che appare caratterizzato da una prosecuzione della crescita dell'occupazione e della diminuzione della disoccupazione. Lo rileva l'Istat che segnala come nel periodo in questione l'economia italiana ha registrato una crescita del Pil pari allo 0,4% in termini congiunturali e all'1,5% su base annua mentre nel complesso, l'economia dei paesi dell'area Euro è cresciuta dello 0,6% rispetto al trimestre precedente e del 2,2% nel confronto con lo stesso trimestre del 2016. I segnali di consolidamento dell'espansione dei livelli di attività economica, particolarmente significativi nell'industria in senso stretto e nei servizi, sono associati a un assorbimento di lavoro da parte del sistema produttivo che continua a espandersi in linea con la dinamica del Pil: le ore complessivamente lavorate crescono dello 0,5% sul trimestre precedente e dell'1,4% su base annua, confermando l'elevata intensità occupazionale della ripresa in corso.

Aumentano gli occupati al Sud e al Centro
Ecco le cifre in dettaglio sull'espansione del mercato del lavoro. L'input di lavoro utilizzato complessivamente dal sistema economico (misurato con le ore lavorate derivanti dalla Contabilità Nazionale) registra - rileva l'Istat in un comunicato - aumenti dello 0,5% su base congiunturale e dell'1,4% in termini tendenziali. L'occupazione stimata dall'indagine sulle forze di lavoro, al netto degli effetti stagionali, è pari a 22 milioni 985 mila persone, in aumento di 78 mila unità (+0,3%) rispetto al trimestre precedente. Il tasso di occupazione sale al 57,8% (+0,2 punti percentuali); l'incremento è più accentuato per i 50-64enni (+0,4 punti) in confronto ai 35-49enni e ai 15-34enni (+0,2 e +0,1 punti, rispettivamente). L'aumento congiunturale del numero di occupati è il risultato di un ulteriore e più intenso incremento dei dipendenti (+149 mila, 0,9%)). La crescita dell'occupazione interessa entrambi i generi e caratterizza soprattutto il Mezzogiorno (+0,7%) e il Nord (+0,3%) a fronte della stabilità nel Centro.

Più occupati, ma più precari di prima
Tuttavia, è necessario sottolineare che l'occupazione in questione è soprattutto a tempo determinato. Il maggior contributo è stato dato infatti dalle assunzioni a tempo determinato, che rappresentano l'80% del totale, mentre sono diminuite ulteriormente quelle a tempo indeterminato. Lo rileva l'osservatorio sul precariato dell'Inps, che solo qualche giorno fa definiva «particolarmente significativa» la «crescita vigorosa» dei contratti di lavoro a chiamata a tempo determinato, che, nell'arco temporale gennaio-maggio, sono passati da 76mila del 2016 a 165mila, con un incremento del 116,8%. Secondo l'Inps questo significativo aumento dei contratti a chiamata a tempo determinato, e in parte anche l'incremento dei contratti di somministrazione, può essere messo in relazione alla necessità delle imprese di individuare strumenti contrattuali sostitutivi dei voucher cancellati dal legislatore a partire dalla metà dello scorso mese di marzo.