6 dicembre 2019
Aggiornato 05:30
Previdenza

No caro Poletti: il «regalino» del Governo alle mamme non basta

Il governo Gentiloni sta pensando di offrire uno sconto sui contributi per l'Ape social alle mamme, pari a sei mesi per ogni figlio messo al mondo fino a un massimo di due anni

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha presentato la proposta del Governo per l'Ape social riservata alle mamme.
Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha presentato la proposta del Governo per l'Ape social riservata alle mamme. ANSA

ROMA - Il microregalo del governo Gentiloni alle mamme italiane over 60 è arrivato. Ma deluderà molte lavoratrici. L'offerta dell'Esecutivo sulle pensioni rosa infatti è molto meno allettante di quanto promesso un anno fa dal consulente di Matteo Renzi, Tommaso Nannicini, che puntava su requisiti più generosi riservati alle donne per accedere all'Ape volontaria. Il Governo, invece, oggi punta solo sull'Ape social e offre uno sconto sui contributivi riservato alle sole mamme, che corrisponde a sei mesi di sconto sugli anni di contributi per ogni figlio messo al mondo fino a un massimo di due anni. La posizione dell'Esecutivo  è stata espressa al tavolo con Cgil, Cisl e Uil che si è svolto nelle scorse ore al ministero del Lavoro. Il ministro del Welfare, Giuliano Poletti, al termine della riunione, ha spiegato che la proposta mira a riequilibrare le domande presentate dagli uomini, che sono nettamente prevalenti, rispetto a quelle delle donne che sono in numero «significativamente più basso in ragione della carriera e dei versamenti previdenziali e contributivi».

Il (non) regalo del Governo alle mamme
Le lavoratrici, infatti, sono molto penalizzate dal mercato del lavoro, dalle carriere discontinue a causa della maternità e dalla riforma Fornero. Degli oltre 66mila lavoratori che hanno presentato la domanda per l'Ape social solo un terzo è donna. Critici Cgil, Cisl e Uil secondo cui la proposta è quanto meno «minimalista» e non risponde alle questioni legate al lavoro di cura né alla maternità in generale. Non solo, si fa notare che le risorse non sono state quantificate dall'esecutivo che ha solo detto che verrebbero aumentate. Il governo stima che con questo intervento aumenterà l'incidenza delle domande presentate dalle donne che oggi ammontano a circa 11mila e che rappresentano circa il 29% del totale. Con lo sconto ipotizzato si passerebbe a circa il 40% di domande femminili con un incremento di 4mila unità. Numeri ancora troppo bassi per poter parlare davvero di una misura paritaria.

I sindacati: proposta minimalista
Per la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, sarebbe necessario avere invece una «misura universale» in grado di valorizzare il lavoro di cura che svolgono prevalentemente le donne che prima di colpo, di cinque anni, e nei prossimi 12 mesi si vedranno aumentare ulteriormente di un anno l'età pensionabile. «Il Governo - ha sottolineato - ha fatto una proposta che definire minimalista è poco». Secondo la leader della Cisl, Annamaria Furlan, la proposta avanzata al tavolo è «importante» ma «non risolve il tema» e allora «sarebbe meglio rimettere mano alla legge Dini e a quella norma che prevede 4 mesi di sconto con un limite di un anno per le donne che usufruiscono di una pensione interamente contributiva» aumentandone il tempo e ampliando la platea a tutte le donne madri che lavorano. «La proposta che abbiamo avanzato e che affineremo e porteremo al governo è se questo tipo di risposta, magari alzandolo un po', la possiamo estendere a tutte le donne lavoratrici madri».