Crisi economica

In Italia se fai un figlio rischi la povertà assoluta

Secondo i dati dell'ultimo rapporto dell'Istat la povertà assoluta e relativa cresce soprattutto tra le famiglie giovani con figli che risiedono nel Centro Italia

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha da poco presentato il reddito di inclusione ma oltre 500mila italiani hanno già lasciato il Belpaese.
Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha da poco presentato il reddito di inclusione ma oltre 500mila italiani hanno già lasciato il Belpaese. (ANSA/GIORGIO ONORATI)

ROMA – In Italia a fare i figli si rischia la povertà. E' la drammatica fotografia di un paese che conta circa 5 milioni di poveri assoluti. I dati Istat parlano chiaro. I soggetti sociali economicamente più fragili sono proprio le famiglie composte di giovani con figli. Gli under 35, infatti, soprattutto se hanno un lavoro di fascia bassa sono sempre più a rischio povertà relativa, che può trasformarsi in una condizione di povertà assoluta se decidono di concepire e mettere al mondo un bambino. Negli ultimi dieci anni il numero dei poveri in Italia è praticamente raddoppiato. Secondo l'ultimo rapporto dell'Istituto nazionale di statistica, nel Belpaese il 6,3% dei nuclei familiari è a rischio povertà assoluta: cioè ben 4,5 milioni di persone, che corrispondono a 1,6 milioni di famiglie italiane. Tra le famiglie con 3 o più figli minori, l’incidenza della povertà assoluta raddoppia o quasi passando dal 18,3 al 26,8%, ed interessa oltre 137.711 famiglie e 814.402 individui.

Le famiglie giovani sono sempre più povere
Aumenta anche l’incidenza della povertà fra i minori (sale dal 10,9% al 12,5%) per un totale di 1 milione e 292mila ragazzi, 161 mila in più dell'anno passato, uno su otto. A dare l'allarme è lo stesso ministro del Lavoro e del Welfare, Giuliano Poletti. I dati sulla povertà denotano una sostanziale stabilità del fenomeno rispetto al 2015 in termini sia di famiglie sia di individui, «evidenziando però come la povertà assoluta colpisca maggiormente le famiglie giovani con figli minorenni», sottolinea Poletti. I dati confermano una situazione di sofferenza e motivano ulteriormente la necessità di procedere con gli strumenti messi in campo e l'approccio alle politiche di lotta alla povertà avviato dal Governo, che con l'introduzione del Reddito di inclusione si pone l'obiettivo di coprire tutte le famiglie con minorenni in condizioni di povertà, proseguendo l'impostazione già adottata con il Sia, Sostegno per l'inclusione attiva.

Le promesse del Governo e il reddito di Inclusione attiva
«Il sostegno all'inclusione attiva partito a settembre dello scorso anno, e quindi privo di effetti sul 2016 - assicura il ministro - quest'anno avrà un impatto positivo, soprattutto dopo l'abbassamento, deciso ad aprile, della soglia di accesso relativa alla valutazione multidimensionale del bisogno (da 45 a 25 punti)». Con l'imminente riconoscimento del beneficio, da parte dell'Inps, per coloro che hanno già presentato la domanda in precedenza e che, a seguito dei requisiti più inclusivi decisi dal Governo hanno acquisito il diritto alla misura, «passeremo rapidamente da 100mila a 200mila nuclei familiari, stimabili in oltre 800mila persone delle quali oltre 400mila minori, che beneficeranno del Sia, cui a fine anno subentrerà il Rei, reddito di inclusione». Ma come abbiamo già avuto modo di sottolineare noi del Diariodelweb, la misura escluderà circa il 70% dei poveri italiani.