Commercio

Perché il neomercantilismo della Merkel non è meglio del protezionismo di Trump

Al vertice di Amburgo è andato in scena lo spettacolo dello scontro frontale tra l'America protezionista di Donald Trump e la Germania paladina del libero commercio di Angela Merkel. Ma le cose non stanno esattamente così

Al G20 si sono incontrati Donal Trump e Angela Merkel.
Al G20 si sono incontrati Donal Trump e Angela Merkel. (ANSA/ANGELO CARCONI)

BERLINO – Al vertice di Amburgo è andato in scena lo spettacolo dello scontro frontale tra l'America protezionista di Donald Trump e la Germania paladina del libero commercio di Angela Merkel. Ma non tutto è come sembra. E se la minaccia di una guerra commerciale – non solo contro la Cina – incombe fin dall'inizio della presidenza Trump e il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti d'America è pronto a imporre dazi all'importazione per tener fede alle promesse fatte durante la sua campagna elettorale, è allo steso tempo doveroso ricordare che la Germania porta avanti da oltre quindici anni una politica neomercantilista fortemente aggressiva nei confronti dei paesi vicini che ha alimentato i profondi squilibri economici oggi esistenti tra le diverse economie dell'Unione europea. E almeno su un punto The Donald ha ragione da vendere: la Germania, col suo surplus commerciale più grande del mondo, non è una paladina credibile del libero commercio.

Il gioco a somma zero del commercio mondiale
Dietro la maschera della retorica, scorgiamo i numeri della bilancia commerciale tedesca e ci accorgiamo, infatti, che il surplus della Germania ha da tempo superato perfino quello del Dragone raggiungendo quota 300 miliardi di dollari all’anno (il surplus accumulato dalla Cina si ferma a 200 miliardi di dollari l'anno). Ma vale la pena ricordare che il commercio mondiale è un gioco a somma zero: se da un lato c'è un paese che esporta molto (troppo) come la Germania, dall'altro ci sono paesi che necessariamente importano altrettanto (gli altri paesi membri dell'Ue in modo particolare). Questo significa che alcune economie (quella tedesca) si espandono grazie al loro export, mentre altre (quelle che subiscono le conseguenze della politica commerciale della Germania) si contraggono e non possono crescere altrettanto.

Il neomercantilismo tedesco
Evidentemente quella portata avanti dalla Germania non è esattamente una politica di buon vicinato. Ed è per questo che Angela Merkel non può essere considerata una paladina credibile del libero commercio. Il modello tedesco, infatti, ha generato gravi squilibri economici nell'Unione europea e ha reso sbilanciato tutto il commercio mondiale a suo favore. Vale giusto la pena di ricordare che da oltre nove anni la Germania viola apertamente le regole comunitarie di Maastricht perché accumula surplus commerciali costantemente superiori all'8% del suo Pil. Berlino oggi è una forza destabilizzatrice dell'economia globale che crea tensioni geopolitiche non indifferenti dentro e fuori l'Europa. Mentre tutti gli altri paesi Ue si indebitano, la Germania accumula risparmi su risparmi. L'eccesso di risparmio, però, nasconde più di una debolezza. La prima è una domanda interna insufficiente.

Le responsabilità della Germania negli squilibri economici globali
La realtà, infatti, è che il boom economico tedesco per anni è stato alimentato dalla compressione dei salari nazionali, che hanno reso le imprese esportatrici più competitive ma hanno altresì ridotto il potere di acquisto dei lavoratori. Oggi per erodere il gigantesco surplus teutonico e favorire il riequilibrio del commercio europeo e mondiale, il governo tedesco dovrebbe utilizzare i grandi risparmi accumulati in questi anni per investire di più nella spesa pubblica e favorire un aumento delle retribuzioni. In questo modo la popolazione tedesca potrebbe importare di più dall'estero e coadiuvare anche la crescita economica degli altri paesi europei. E' difficile però immaginare che il paese che ha guadagnato 1,34 miliardi di euro dalla crisi greca dimostri improvvisamente di essere capace di un sentimento solidale nei confronti degli stati vicini. Vale la pena ricordare ai tedeschi, tuttavia, che a causa dell'alto livello di interdipendenza delle economie continentali il surplus commerciale della Germania potrebbe presto trasformarsi in un boomerang. In quel di Berlino sarebbe il caso di mostrare maggiore lungimiranza. E non solo contro Donald Trump.