20 settembre 2019
Aggiornato 21:00
Crisi Veneto Banca

Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca verso il bail in, ma lo scenario peggiore è un altro

Per le due banche venete scatterà il bail in entro la fine di giugno se il Governo non raggiungerà un accordo con Bruxelles. Ma questa non è affatto l'ipotesi peggiore

Veneto Banca.
Veneto Banca. ANSA

MILANO – Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono sull'orlo del bail in. Scatterà entro il mese di giugno, qualora la richiesta di Bruxelles non dovesse essere soddisfatta. L'Unione europea ha infatti subordinato il via libera alla ricapitalizzazione precauzionale dei due istituti di credito al pagamento di un obolo da un miliardo di euro da parte di soggetti privati a copertura delle perdite imminenti che le banche venete affronteranno nei prossimi mesi. E nessun privato è pronto a sborsare una tale cifra per salvare la pelle a Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, ormai quasi fallite e perciò decisamente inappetibili. Le speranze dei risparmiatori si fanno ogni giorno più flebili mentre i margini di manovra dei vertici dei due istituti si riducono inesorabilmente. Ma il bail in entro giugno non è affatto – ahinoi - lo scenario peggiore.

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Bpvi e Veneto Banca sono nelle mani del governo
«Stiamo lavorando, ma il boccino rimane nelle mani del Governo». Così fonti della Banca Popolare di Vicenza al termine del Cda che si è svolto in data odierna. I tempi, viene spiegato, «sono strettissimi» e la partita, secondo quanto si apprende, si sta giocando sul sistema bancario nazionale. Ma proprio quest'ultimo ha già dato picche alla richiesta di aiuto di Bpvi e Veneto Banca. Il primo «niet» era arrivato dal ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che a margine dell'assemblea della Banca d'Italia è intervenuto sul nodo delle banche venete senza lasciare adito a dubbi: «Sono fiducioso nello Stato non nell'intervento bancario».

Il niet del Fondo Atlante
E la seconda porta in faccia è arrivata direttamente dal Fondo Atlante, che rappresentava l'ultima speranza per la Popolare di Vicenza e Veneto Banca. «Allo stato non si riscontrano le condizioni per qualsiasi ulteriore investimento nelle vostre banche da parte dei fondi da noi gestiti», si legge nella lettera inviata da Alessandro Penati, presidente di Questio Srg, la testa di Atlante, alle due banche venete. Nella missiva Quaestio spiega che le tante incertezze, riferite alla dimensione della ricapitalizzazione, al prezzo dell'eventuale aumento di capitale, alla possibilità di ulteriori richieste di capitale da parte di Bruxelles e Bce in caso di approvazione della fusione tra le due banche, «impediscono di fatto una decisione per qualunque investitore responsabile».

Dove trovare un miliardo di euro di soldi privati?
Quaestio ricorda inoltre di aver già sottoscritto nelle due banche 938 milioni in conto futuro aumento attraverso il Fondo Atlante 1 a cui è rimasta una disponibilità residua di appena 50 milioni per sottoscrive altri strumenti di capitale emessi da banche e altri 450 milioni con Atlante 2 nelle cartolarizzazioni delle sofferenze dei due istituti veneti e che le risorse rimanenti di Atlante 2 appaiono «già insufficienti a soddisfare le domande che ci provengono da altre istituzioni bancarie». Il salvagente delle banche italiane, infatti, dovrà mettere in sicurezza anche Monte Paschi Siena, quando la trattativa tra l'Italia e Bruxelles per il destino della banca più antica del mondo sarà giunta al termine. Niente da fare, quindi, per quel miliardo di euro propedeutico alla ricapitalizzazione precauzionale delle due banche venete.

Lo scenario peggiore del bail in
E un funzionario dell'Unione Europea, citato da Reuters, avverte che se non si raggiungerà l'accordo entro la fine di giugno scatterà il bail in, nonostante le recenti rassicurazioni del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan in merito. E in tal caso saranno coinvolti, oltre agli azionisti, anche gli obbligazionisti senior della Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Potrebbero perdere tutti i loro risparmi a stretto giro. Ma questo, in verità, non è neppure lo scenario peggiore. Poiché nel frattempo le banche continuano ad accumulare perdite considerevoli, sarebbe meglio che la decisione sul loro destino venisse presa in tempi rapidi. Invece il rischio maggiore sarebbe quello di trascinare fino all'autunno la crisi per ragioni politiche. E' quello che vorrebbero Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan, per i quali un bail in durante la campagna elettorale estiva del Pd sarebbe una vera e propria sciagura da evitare a qualsiasi costo. Facile immaginare che il Governo cercherà in ogni modo di guadagnare tempo prezioso, ma se la condizione delle due banche venete continuerà a peggiorare neppure il bail in potrà più mettere la parola fine alla crisi finanziaria di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. E allora non resterà che lo scenario peggiore in assoluto: la liquidazione coatta amministrativa.