3mila esuberi e 200 sportelli da chiudere

Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca pronte al piano «lacrime e sangue»

Le due banche venete attendono il verdetto di Bruxelles sulla ricapitalizzazione precauzionale, ma intanto starebbero per partire le prime lettere di licenziamento

L'amministratore delegato di Bpvi e Veneto Banca, Fabrizio Viola.
L'amministratore delegato di Bpvi e Veneto Banca, Fabrizio Viola. (ANSA/MATTEO BAZZI)

VICENZA – Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono sui carboni ardenti e attendono febbrilmente il verdetto di Bruxelles sulla ricapitalizzazione precauzionale. «Per ora abbiamo superato l'esame scritto, ma manca l'orale», ha dichiarato nelle scorse ore il presidente della Bpvi Gianni Mion riferendosi alla valutazione dei tecnici comunitari. Nel frattempo, in Italia, l'amministratore delegato delle due banche venete, Fabrizio Viola, sta predisponendo il piano lacrime e sangue a base di licenziamenti e le prime lettere ai dipendenti stanno per partire.

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Mion: Abbiamo fatto ciò che potevamo
«Abbiamo fatto tutto ciò che potevamo», così ha esordito Gianni Mion, presidente della Banca Popolare di Vicenza, in un'intervista al quotidiano Il Sole 24 Ore. La Dg Comp sta ora verificando se ci sono le condizioni per accettare la domanda, «se cioè si tratti di un piano di ristrutturazione, se sia credibile, se sia finanziabile, e qual è l'importo di capitale consentito dalla normativa» ha proseguito Mion spiegando i criteri della valutazione di Bruxelles sulla ricapitalizzazione precauzionale avanzata dalle due banche venete e dal governo Gentiloni.

Il tempo stringe per le due banche venete
I due gruppi bancario veneti, attraverso il Governo, hanno chiesto infatti di poter accedere alla ricapitalizzazione precauzionale con l'ingresso dello Stato nel capitale della banca. Il via libera dovrà arrivare a stretto giro da Bruxelles: «per ora abbiamo superato scritto, ora c'è l'orale», ha sottolineato il presidente della Popolare vicentina ammettendo che l'esito della valutazione non è scontato. Tra gli obiettivi della ristrutturazione c'è quello di «rientrare nei parametri costi/ricavi e consentire alla banca di guardare al futuro», ha spiegato Mion. Ma il tempo stringe, i due istituti di credito sono a corto di liquidità ed è necessario che la decisione arrivi in tempi ragionevoli.

Bpvi e Veneto Banca sono due «stargate»
«Il tema della necessità di fare presto è legato alla esigenza di rendere operativa la società. Va avviata la negoziazione sugli esuberi. Ma se non abbiamo un piano definitivo, approvato dall'Europa, con linee chiare di integrazione, non possiamo fare nulla», ha concluso il presidente. Mion si riferisce alla fusione con Veneto Banca, che - come noi del Diariodelweb abbiamo più volte sottolineato - non sarà affatto indolore. Basti pensare che i costi operativi delle due banche venete ad oggi fagocitano il 95% dei ricavi totali a Vicenza e il 120% dei ricavi di Montebelluna: per questo vengono definite in gergo «stargate», pozzi senza fondo.

3mila esuberi e 200 sportelli da chiudere in Veneto
Istituti di credito con questi costi stellari non andranno lontano, se non verrà posto in essere un piano industriale a base di lacrime e sangue (soprattutto per i dipendenti). Il conto del taglio dei costi, tra licenziamenti e chiusura di filiali, potrebbe salire fino a 700 milioni di euro. Le due banche venete, infatti, hanno costi operativi per oltre 1,5 miliardi se sommati insieme a fronte di circa 1,4 miliardi di ricavi. Per riportare i costi al 60% dei ricavi sarà quindi necessario sforbiciare per 700 milioni di euro. Il piano lacrime e sangue potrebbe contare almeno 3 mila esuberi e circa 200 sportelli da chiudere. Le prime lettere di licenziamento potrebbero essere recapitate ai dipendenti della Banca Popolare di Vicenza dopo Pasqua.