10 dicembre 2019
Aggiornato 06:30
Da Hitler a Berlusconi

La moneta fiscale potrebbe salvare l'economia italiana (e ha illustri precedenti)

La proposta del M5S riprende il manifesto edito da Micromega, ma i precedenti della moneta fiscale risalgono addirittura alla Germania di Adolf Hitler. Ecco cosa ne pensano Varoufakis, Corbyn, Salvini e tanti altri

Il vicepresindente della Camera, il pentastellato Luigi Di Maio.
Il vicepresindente della Camera, il pentastellato Luigi Di Maio. ANSA

ROMA - La moneta fiscale complementare e non alternativa all'euro rilanciata dal M5S non rappresenta una novità nel panorama del pensiero economico. Anzi c'è un precedente storico di particolare rilievo. Chi non si limitò a ipotizzare ma realizzò la moneta fiscale fu Hitler in persona. Nel 1934, in Germania, il ministro delle finanze tedesco Schacht creò i Mefo Bills. Si trattava di obbligazioni emesse da una società statale fantasma (la Metallurgische Forschungsgesellschaft, da qui il nome Mefo bill) per finanziare la ripresa economica del paese aggirando le severe condizioni economiche del trattato di Versailles.

La moneta fiscale in Italia
In Italia negli ultimi anni diversi economisti e intellettuali hanno iniziato a esercitarsi con la moneta fiscale, con l'esplodere della crisi del debito sovrano che ha incrinato la luna di miele tra gli italiani e l'euro. Può apparire paradossale ma le prime proposte di una moneta parallela all'euro sono maturate in alcuni think tank della sinistra italiana che hanno visto la simpatia anche della Cgil, mentre il Pd è stato sempre schierato per una difesa senza se e senza ma della moneta comune.

Da Berlusconi a Mediobanca passando per il M5S
Oggi c'è un fronte crescente e variegato che guarda con grande favore all'introduzione di strumenti finalizzati a ridare, almeno in parte, autonomia monetaria al paese. L'euro è vissuto sempre più come una camicia di forza che impedisce il dispiegarsi di energie e risorse per stimolare la crescita economica. La doppia moneta proposta dal leader di Forza Italia Silvio Berlusconi (già nel 2014 ma prevedendo una vera e propria nuova valuta) e la moneta fiscale complementare del M5S ricalcano una serie di proposte lanciate negli ultimi anni da alcuni economisti e intellettuali, ma anche da istituzioni come Mediobanca.

Perché potrebbe favorire la crescita
L'istituto di Piazzetta Cuccia nell'autunno del 2015 diffuse uno studio nel quale proponeva il ricorso ai certificati di credito fiscale, ispirandosi proprio ai Mefo bill tedeschi. Il vantaggio di questo strumento finanziario è che non rappresenta nuovo debito (non dovendo essere rimborsati in euro) e non è nuova moneta (non ha corso legale). Secondo lo studio di Mediobanca i tax credit certificates non sarebbero sottoposti ai trattati europei. Sul piano economico lo studio ipotizzava che il differimento degli oneri fiscali per un periodo di due anni avrebbe generato un effetto multiplo sull'economia pari a 1,2 volte.

Cosa è successo in California
La crescita complessiva del Pil nel biennio 2016-2017 sarebbe del 3%, 77 miliardi di euro con vantaggi anche sulle entrate fiscali (16 miliardi in più). Questi certificati, secondo lo studio, potrebbero anche sostenere il sostegno a opere pubbliche attraverso la Cdp. In tempi recenti qualcosa di simile alla moneta fiscale è stato sperimentato dalla California ma con risultati disastrosi. Sull'orlo della bancarotta la California nel 2009 iniziò a pagare fornitori e impiegati pubblici con gli IOUs, un titolo pubblico con cui si potevano pagare le tasse oltre che una cambiale che veniva rimborsata dal governo con un tasso di interesse del 3,75%. L'operazione tuttavia fu un competo fallimento.

Un toccasana per l'occupazione e la crescita
Tra i fautori della moneta fiscale l'ex geologo Stefano Sylos Labini che due anni fa scriveva che i Ccf «non sono titoli di debito venduti sul mercato e quindi non devono essere rimborsati alla scadenza, ma danno diritto ad ottenere sconti fiscali». Un certificato di credito fiscale emesso a 100 euro, alla scadenza avrà sempre quel valore perché «lo Stato si è impegnato ad accettarlo al valore nominale dell'emissione». In sostanza i Ccf verrebbero distribuiti a famiglie e imprese gratuitamente facendo aumentare la capacità di spesa e di investimento rilanciando la domanda interna, la produzione e l'occupazione.

Cosa ne pensano Varoufakis, Corbyn e Salvini
L'accelerazione del Pil compenserebbe il mancato gettito associato all'uso dei Ccf, con effetti benefici anche sui conti pubblici. La moneta fiscale per salvare l'euro e l'Europa è stata proposta anche dall'ex ministro delle finanze del governo greco, Yanis Varoufakis, e recentemente il leader laburista Jeremy Corbyn ha proposto qualcosa di simile ipotizzando l'emissione di moneta a favore del popolo e non delle banche. Per un'uscita morbida dall'euro invece rimane la posizione di Sinistra Italiana che riflette le idee del premio Nobel Joseph Stiglitz secondo il quale l'euro non ha futuro. Sul no all'euro tout-court resta la Lega di Matteo Salvini che non è pronto a sostenere la doppia moneta di Forza Italia.

Le altre monete complementari in circolazione
«Le due monete nello stesso portafoglio non mi sembra che abbiano molto senso economico - ha detto anche recentemente - ci sono sette premi Nobel per l'economia che dicono che l'euro è un esperimento finito male, quindi noi ci stiamo preparando al dopo euro".  Accanto alla moneta fiscale, in Italia esistono già monete complementari all'euro. La più diffusa e famosa è il circuito Sardex, nato nel 2010 ma che si è aperto anche ad altre regioni come il tibex.net nel Lazio e il linx in Lombardia. In totale 10 regioni tra cui anche Piemonte, Emilia Romagna e veneto. Ha compiuto i 10 anni di attività il buono locale di solidarietà che è stato unificato sotto l'ombrello Arcipelago Scec. In sostanza si tratta di una percentuale del prezzo di beni e servizi scelta liberamente da chi vende. In Lombardia, e più precisamente a Brescia, esiste dal 2001 il Corporate Barter, lanciato dalla società BexB.