20 novembre 2019
Aggiornato 18:00
Banche italiane in crisi

Mps e le altre: alla fine i debiti di De Benedetti li paghiamo noi

Sorgenia, la join venture controllata dal gruppo De Benedetti, è tra i maggiori debitori insolventi del Monte Paschi Siena, ma è pronto un emendamento al ddl Concorrenza 2015 che potrebbe aiutare le sue finanze a rimettersi in sesto

ROMA – Tra i principali debitori insolventi del Monte Paschi c'è Sorgenia. La join venture energetica controllata dal gruppo De Benedetti deve alla banca più antica del mondo circa 600 milioni di euro e ha contribuito alla crisi dell'istituto senese creando una vera e propria voragine nei suoi bilanci. Ma chi pagherà il conto di Sorgenia e quindi di Mps? Forse i cittadini italiani, perché una serie di emendamenti al ddl Concorrenza 2015 potrebbero avvantaggiare proprio la utility di De Benedetti.

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Chi è il maggior debitore insolvente di Mps?
Sorgenia è probabilmente il primo debitore insolvente della black list del Monte Paschi Siena. La join venture energetica controllata dal gruppo De Benedetti deve alla banca più antica del mondo circa 600 milioni di euro e ha contribuito in maniera significativa alla crisi di Mps. Vale la pena ricordare che sebbene oggi alla guida del gruppo ci sia il figlio Rodolfo, papà Carlo De Benedetti continua a ricoprire tutt'ora l'incarico di presidente onorario ed è anche presidente del gruppo editoriale l'Espresso, renziano doc e tessera numero uno del Partito democratico. Nel marzo del 2015 l’azienda energetica di famiglia era sull'orlo del fallimento ed è stata acquistata dalle sue banche creditrici, prima fra tutte Mps, che hanno così convertito i loro debiti in azioni.

I guai della Sorgenia Holding e i suoi debiti con le banche italiane
Dalle ceneri della vecchia Sorgenia Holding è nata la Nuova Sorgenia Holding, che però non se la passa affatto bene perché nel corso degli anni la utility di De Benedetti si è indebitata con 21 istituti di credito diversi per la cifra monstre di 1,8 miliardi di euro e ha bisogno urgentemente di risorse fresche per rimettersi in sesto. Un obiettivo che è particolarmente a cuore, naturalmente, anche alle banche azioniste che sono entrate nel suo capitale allo scopo di recuperare almeno una parte dei crediti incagliati. Intorno ai bilanci di Sorgenia, perciò, si gioca una partita che coinvolge diverse banche nazionali creditrici ed è nell'interesse dell'Esecutivo che il gruppo goda di buona salute. Non sorprende più di tanto, dunque, che una serie di emendamenti al ddl Concorrenza 2015, come riporta Gian Maria De Francesco su Il Giornale, possano avvantaggiare proprio questa join venture energetica.

Cosa prevede il ddl Concorrenza 2015
Il ddl Concorrenza 2015 prevede la fine del mercato tutelato di elettricità e gas a partire dal primo luglio del 2018 e questo implica che i clienti del servizio di maggior tutela debbano passare a una delle offerte di mercato libero dei vari operatori. Naturalmente non tutti gli utenti avranno modo o tempo di scegliere liberamente una delle offerte a disposizione e qui veniamo al punto. In base a quanto si legge in uno degli emendamenti all'articolo 27 sarà garantito un servizio di salvaguardia «attraverso procedure concorsuali per aree territoriali e a condizioni che incentivino il passaggio al mercato libero». Ma un altro emendamento limiterebbe la partecipazione alle gare alle utility con quote di mercato inferiori al 50%. In pratica verrebbero escluse ENEL e le altre utility delle grandi città proprio a vantaggio di operatori come Sorgenia. E il volume d'affari potenziale calcolato per questa partita è di almeno 500 milioni di euro, circa il debito che la join venture di De Benedetti deve a Mps. Può darsi, dunque, che i guai di Sorgenia e delle banche italiane alla fine dei conti vengano sanati (ancora una volta) con i soldi dei comuni cittadini.