12 dicembre 2019
Aggiornato 03:30
Cattivi pagatori

Banche e crediti deteriorati, a non pagare i debiti sono le grandi aziende

Secondo un'indagine di Unimpresa il 70% dei crediti deteriorati che giacciono nel ventre delle banche italiane sono riconducibili a grandi prestiti non rimborsati elargiti alle imprese maggiori del paese

ROMA - Sono le grandi imprese nazionali, non le pmi o le famiglie italiane, ad aver messo in ginocchio le banche del Belpaese. L'analisi del centro studi di Unimpresa parla chiaro. Alle famiglie e alle piccole e medie imprese sono legati solo 60 miliardi di prestiti non rimborsati alle banche. Sulle aziende maggiori, quelle che hanno affidamenti superiori a 500mila euro, pesa invece il 70% delle sofferenze, quasi 140 miliardi.

Non è colpa delle pmi o delle famiglie italiane
Il 70,28% dei prestiti non ripagati, sono attribuibili ad appena 60.096 soggetti (il 4,74% del totale), per lo più grandi imprese, sui quali pesano «arretrati» per 139,5 miliardi; il restante 29,27% dei crediti deteriorati è invece legato a 1.207.088 «affidati» (il 95,26% del totale), famiglie e aziende di minore dimensione, sui quali pesano «arretrati» per 59,03 miliardi. Nel dettaglio, le sofferenze connesse ai prestiti più piccoli, a cominciare da quelli tra 250 euro e 30.000 euro, ammontano a 5,7 miliardi (2,91%) e sono legate ai ritardi di 775.717 clienti (il 61,22% del totale).

I dati dell'indagine di Unimpresa
Le rate non pagate dei prestiti tra 30.000 euro e 75.000 euro ammontano a 7,4 miliardi (3,76%) e sono riconducibili a 160.005 soggetti (12,63%), quelle relative a prestiti tra 75.000 euro e 125.000 euro ammontano a 9,2 miliardi (4,66%) e sono legate a 97.909 soggetti (7,73%). Per i prestiti da 125.000 euro a 250.000 euro, le sofferenze valgono 20,5 miliardi (10,33%) e sono legate a 123.889 clienti (9,78%). Le rate non rimborsate per i prestiti da 250.000 euro a 500.000 euro sono legate a 49.568 clienti (3,91%) e valgono 16,02 miliardi (8,07%).

La parte del leone la fanno le aziende maggiori
Per quanto riguarda i grandi prestiti non rimborsati, sugli affidamenti tra 500.000 euro e 1 milione di euro le sofferenze ammontano a 17,1 miliardi (8,65%) e sono legate a 26.616 soggetti (2,10%); sui crediti tra 1 milione e 2,5 milioni, pesano sofferenze per 28,4 miliardi (14,31%) riconducibili a 20.009 clienti bancari (1,58%); sui finanziamenti tra 2,5 milioni e 5 milioni, le rate non pagate valgono 24,4 miliardi (12,3%) e sono legate a 7.642 soggetti (0,60%); le sofferenze legate ai prestiti tra 5 milioni e 25 milioni valgono 45,6 miliardi (22,97%) e sono provocate dai ritardi di 5.257 clienti (0,41%); ad appena 572 «affidati» (0,05%) sono legate le sofferenze relative a prestiti superiori a 25 milioni che valgono 23,9 miliardi. «Non sono né le famiglie né le micro, piccole e medie imprese ad aver messo nei guai le banche italiane. Chi cerca i colpevoli dei mancati pagamenti dei prestiti deve andare a pescare fra le aziende maggiori. La lista nera? Il passo indietro del governo, se confermato, sarà una buona notizia. Si sarebbe aperta una caccia alle streghe inutile», dichiara il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci, in merito al dibattito sulla individuazione dei "cattivi pagatori" degli istituti di credito.