24 ottobre 2019
Aggiornato 02:00
L'Italia e il suo debito pubblico

Conti pubblici, così sono evaporati 1.700 miliardi di euro di interessi sul debito in 20 anni

In 20 anni la spesa per interessi sul debito pubblico italiano ha superato i 1.700 miliardi di euro, ma neanche la Germania ha fatto meglio dell'Italia perché il saldo del Belpaese è sempre stato positivo

Il presidente della Bce, Mario Draghi.
Il presidente della Bce, Mario Draghi. Shutterstock

ROMA - Una cifra monstre a tutti gli effetti. In 20 anni la spesa per interessi sul debito pubblico italiano ha superato i 1.700 miliardi di euro. In pratica corrisponde al PIL del paese realizzato nel corso di un anno intero. A questo primato negativo, tuttavia, corrisponde un andamento assolutamente virtuoso dei conti pubblici, al netto del costo del debito. Negli ultimi 20 anni l'Italia è l'unico paese tra i big dell'area euro ad aver sempre collezionato un saldo primario positivo, con l'unica eccezione del 2009 sotto il peso del crac finanziario globale e il crollo del pil.

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La 'virtuosa' Germania non ha fatto meglio dell'Italia
Anche la virtuosa Germania non è riuscita a fare meglio dell'Italia. Tra il 1996 e il 2016 il saldo tra entrate e uscite tedesche è stato in rosso in sei occasioni. La Francia solo in cinque anni ha prodotto un avanzo primario e da nove anni non riesce a generare un surplus. Meglio la Spagna che dopo 11 anni consecutivi di avanzo primario, da nove anni accusa saldi negativi con il picco del 9,3% nel 2009. Per l'Italia dalla finanziaria del primo governo con l'eurotassa per entrare nel club dell'euro ad oggi, il saldo primario totale a prezzi correnti sfiora i 700 miliardi di euro, sulla base dei dati di Mef, Istat.

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Il saldo del Belpaese è stato sempre positivo (tranne nel 2009)
In media l'Italia ha generato un avanzo primario intorno al 2% mentre la robusta Germania appena lo 0,3%. Negli ultimi anni il saldo è positivo con valori di poco inferiori al 2%. Gli anni migliori sono tra il 1996 e il 2000, quando l'avanzo primario oscilla tra il 4,4% e il 6,2%. Nel 2005 e nel 2010 il saldo primario è quasi vicino a zero mentre nel 2009 è negativo per 12,4 miliardi di euro. La differenza tra i due paesi è che l'incidenza della spesa per interessi è stata quasi il 6% in media per l'Italia (con picci oltre il 10% nei primi anni '90) mentre per le casse di Berlino meno del 2,5% l'anno, e valori simili per Francia e Spagna.

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La crescita esponenziale degli interessi sul debito
Nello stesso arco di tempo il debito pubblico lievita di oltre 600 miliardi di euro mentre la spesa per interessi non segue lo stesso percorso grazie al progressivo calo dei tassi. Durante gli anni '90 la spesa per interessi sul debito è costantemente sopra i 100 miliardi di euro l'anno con il picco nel 1992-1993 con l'uscita della lira dallo Sme e un saldo interessi superiore all'equivalente di 150 miliardi di euro. Solo nel 2009 la spesa scende sotto la soglia dei 100 miliardi e progressivamente si riduce fino ai 70 miliardi del 2005.

Nel 2016 i tassi d'interesse hanno toccato il minimo storico
Poi torna a salire fino agli 86 miliardi nel 2012, in coincidenza con la crisi del debito sovrano, e poi di nuovo la discesa grazie alla politica della Bce. Come noi del Diariodelweb abbiamo già avuto modo di sottolineare in passato, il vero problema del debito pubblico italiano non è tanto lo stock di debito, ma sono proprio gli alti interessi che lo Stato deve sborsare su di esso ogni anno: risorse ingenti e preziose che potrebbero essere impiegate per coadiuvare la crescita economica nazionale. Fortunatamente, per quanto riguarda il 2016 i tassi di interesse hanno toccato il minimo storico. Il rendimento medio sui titoli di Stato diffuso da Bankitalia indica un valore compreso tra lo 0,661% di agosto e l'1,258% di novembre. Il rendimento sui Bot è negativo da luglio del 2015 con il minimo storico toccato proprio il mese scorso con un -0,370%. Nell'anno da poco alle spalle solo in tre mesi il rendimento medio ha superato l'1% mentre nel 2015 soltanto a marzo ed aprile era stato inferiore.