5 dicembre 2019
Aggiornato 20:00
Cessione good bank

Good bank, cosa è stato deciso al vertice al Tesoro

Al vertice d'emergenza convocato dal ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, al Mef per sciogliere il nodo della cessione delle good bank c'erano anche il governatore Visco, i vertici di Ubi Banca, Unicredit e Intesa San Paolo

ROMA – Il vertice di emergenza convocato al Ministero dell'Economia e delle Finanze per la vendita delle good bank si è concluso in tarda serata. Il termine previsto per la cessione dei quattro istituti sorti dalle ceneri di Banca Etruria, BancaMarche, CariChieti e CariFerrara è scaduto il 30 settembre, ma l'operazione di acquisizione è ancora in alto mare.

Il vertice d'emergenza
Al vertice di emergenza convocato al Ministero dell'Economia e delle Finanze per sciogliere il nodo delle good bank c'erano il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, il ministro dell'Economia del governo Renzi, Pier Carlo Padoan, i vertici di Intesa San Paolo, Unicredit e Ubi Banca e il capo della Vigilanza Carmelo Barbagallo. La riunione ha toccato tutti i temi più caldi del settore bancario, dallo smaltimento dei crediti deteriorati al "rischio sistemico" in arrivo dalla Germania e, in particolare, da Deutsche Bank.

I nodi sul tavolo da DB alle good bank
Non solo good bank, dunque. Sul tavolo degli economisti riuniti al Mef c'era anche il caso tedesco, che rischia di travolgere con un effetto domino anche il sistema bancario italiano. E poi il nodo Mps. Il nuovo amministratore delegato, Marco Morelli, sta cercando di portare avanti il piano di salvataggio con l'avallo del Tesoro, che è il primo azionista di Rocca Salimbeni. Ma i tempi si sono ulteriormente dilatati. Come nel caso delle good bank, che dovevano essere vendute entro il 30 settembre scorso, ma alla fine non se n'è fatto nulla.

Le condizioni di Ubi Banca
Il presidente del Cds di Ubi Banca, Andrea Moltrasio, era stato chiaro nel ribadire che l'operazione di acquisizione delle tre good bank non fosse affatto scontata. «Porterò in consiglio la questione dell'acquisizione delle banche solo quando è in grado creare valore per la nostra base di azionisti», aveva sottolineato Moltrasio spiegando che «purtroppo nella nostra mission non abbiamo il salvataggio, che quindi deve essere fatto in altro modo».

Le pressioni dei mercati finanziari
I vertici di Ubi si sono mostrati irremovibili: «Su questo siamo estremamente rigorosi - aveva dichiarato Moltrasio - se possiamo dare una mano al sistema dal punto di vista organizzativo e industriale nell'interesse dei nostri azionisti lo facciamo. Ma non siamo nelle condizioni di fare salvataggi.» Nei giorni scorsi, d'altronde, Ubi aveva subito la pressione di Piazza Affari in controtendenza rispetto all'andamento positivo del listino. Sul titolo avevano pesato in modo particolare proprio le indiscrezioni della stampa che davano l'istituto lombardo vicino all'acquisto delle tre good bank (Banca Marche, Banca Etruria e CariChieti).

Lo stop della BCE all'offerta di Ubi
L'istituto si era fatto avanti per rilevare le banche sul filo di lana della scadenza del 30 settembre per dare modo all'Italia di negoziare una proroga con Bruxelles. Come avevamo già avuto modo di sottolineare, il commissario europeo per la concorrenza, Margarethe Vestager, aveva dato il suo benestare, ma poi le cose si sono complicate. Secondo quanto ha riportato Simone Ferradini su La Stampa, infatti, la BCE avrebbe rigettato il piano di acquisizione proposto da Ubi perché metteva sul tavolo solo 400 milioni di euro a fronte dei 600 milioni di euro chiesti dall'istituto di Francoforte. E all'indomani del vertice al Tesoro la strada per la cessione delle good bank resta tutta in salita.